
L’imperatore ricompensa i suoi valorosi soldati: questa frase è scritta su una cartolina postale che mio zio V., che all’epoca aveva 26 anni, inviò a mia madre il 10 dicembre del 1942 (XXI anno dell’era fascista) da un luogo non precisato dell’Unione sovietica, comunque associato alla Posta Militare n° 69.
Il sottotenente del 53° Reggimento Fanteria, 7° compagnia, della divisione Sforzesca, ben sapendo che tutta la corrispondenza era controllata ed eventualmente censurata, scriveva: “Nessuna nuova. Sto benissimo. Arrivederci fra quarantacinque giorni. Baci a tutti”.
Sì, perché gli avevano garantito la licenza: aveva già previsto cinque giorni di viaggio e poi una sosta per la disinfestazione. Sarebbe arrivato in Italia più o meno a fine gennaio 1943.
Non è mai tornato. Siccome per 45 giorni dopo il 25 gennaio 1943 non diede “più notizia di sé”, fu redatto il verbale di irreperibilità. Poi, passati tre mesi, fu considerato morto, perché la guerra è guerra, ma lo Stato deve pensare a tenere in ordine i fatti e i soldi.
Premesso che non è mai stato realizzato uno studio esaustivo sui ragazzi meridionali morti nella campagna di Russia, quella che l’Italia fascista si affrettò a fomentare per obbedire alla Germania nazista, devo dire che conservo altre cartoline e lettere. Le lettere a un certo punto finiscono, perché mancò la carta. Da allora solo le cartoline fornite (che buon cuore!) dalle Forze armate.
Le cartoline contenevano propaganda. La prima, partita il 25 settembre e arrivata il 3 ottobre, dice così: “Armi e cuori devono essere tesi verso la meta: conquistare la vittoria. Mussolini”. Mio zio era ancora in viaggio sulla tradotta.
Sulla cartolina del 3 nov. si desta Vittorio Emanuele: “Unito a voi come non mai sono sicuro che il vostro valore ed il patriottismo del popolo italiano sapranno ancora una volta assicurare la vittoria alle nostre armi gloriose”.
Nella successiva il pallino torna in mano a Benito: “In questa immane battaglia fra l’oro e il sangue, l’Iddio giusto che vive nell’anima dei giovani popoli, ha scelto. Vinceremo!” (e meno male che scelse…).
Lo slogan della cartolina dell’11 nov. è impareggiabile: “Quando il nemico si sarà convinto che con noi non vi è nulla da fare, sarà quello per l’Italia il giorno della vittoria. Mussolini”. Che dire? Il nemico non si convinse.
L’ultimo è insuperabile: “L’imperatore ricompensa i suoi valorosi soldati. Roma. Colonna Traiana”. Significava più o meno che il bottino di guerra era pronto: e che bottino!
Mentre stringo fra le mani queste carte che sono l’unica traccia che ho di un giovane zio che non ho mai conosciuto, controllo le date e vedo che il calvario durò cinque mesi; so che altri patirono più a lungo.
Può sembrare paradossale, ma la data della licenza coincise con la data della morte. L’appuntamento con l’Italia mancò, non quello con la liberazione assoluta.
Rileggendo quelle lettere oggi, vedo che non c’è una sufficiente consapevolezza dei rischi che stiamo correndo, presi nella morsa dell’imperialismo israeliano e statunitense e con un governo italiano superficiale e fanatico, prono a Trump come il fascismo fu prono a Hitler: il tutto condito da una macchina propagandistica rispetto alla quale la macchina nazi-fascista del consenso era un giocattolo.
Dobbiamo affidare le scelte relative alla pace ai ciarlatani e saltimbanchi che stanno rappresentando l’Italia oggi in questo panorama mondiale tremendo?
























Se può interessarle ho un verbale relativo a mio padre cornetta Giuseppe che fu redatto quando fece ritorno a casa dopo essere stato prigioniero in Russia. È giusto non dimenticare. Cornetta angela
Molto interessante. Mi piacerebbe leggere il verbale. Se è d’accordo, può inviarmelo via mail a filannino56@hotmail.com oppure può inviarmi le foto via whatsapp
Niente di nuovo sotto il sole. E’ ovvio che la difficile situazione politica, economica e sociale che stiamo vivendo a livello nazionale e mondiale ci faccia tremare e ci disgusti ma, se consideriamo la cosa da un punto di vista antropologico e della storia, ci accorgiamo che c’è un nucleo di azioni umane e situazioni conseguenti che si ripete ciclicamente. Intendo dire che anche in altre epoche si sono avute situazioni come la nostra, perché chi comanda – o semplicemente governa – per farlo ha bisogno degli strumenti umani quali gli eserciti e il popolo. E l’esercito e il popolo non si muove se non lo incoraggi, se non lo gratifichi, se non gli dici che il nemico non deve farci paura, che il bottino sarà ingente. In psicologia si chiama “rinforzo positivo”; lo utilizza la mamma quando il bambino impara a camminare, l’allenatore nei confronti della sua squadra, il docente verso i suoi alunni, il medico verso il suo paziente. L’ha fatto Annibale quando ha convinto i suoi soldati ad attraversare le Alpi. E in quale periodo della storia o forma di governo non si è fatta propaganda? La “pax augustea” (ironia) è sempre con noi.