
Art. 21 della Costituzione Italiana
«Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione»
Art. 33 della Costituzione Italiana
«L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento»
L’8 maggio 1930 veniva diramata una circolare ministeriale, in materia di scelta e uso dei libri di testo negli istituti medi d’istruzione, in cui si leggeva: “L’aderenza del libro di testo allo spirito e all’azione del Regime fascista non deve risultare semplicemente da poche frasi di celebrazione, ma da una interpretazione di tutta la materia rispondente alla nostra nuova cultura intimamente e appassionatamente italiana”.
Balbino Giuliano, – famoso per aver imposto ai professori universitari il giuramento di fedeltà al regime, – era l’allora ministro dell’Educazione nazionale e la circolare in oggetto rispondeva ai criteri operativi di un governo, quello retto dal duce del fascismo, cavalier Benito Mussolini, che aveva in mente la così detta costruzione dell’homo fascisticus e che vedeva nella scuola la fabbrica che avrebbe plasmato una nuova generazione di italiani integralmente pregni di quei valori che avrebbero scardinato per sempre la “mollezza” della cultura liberale.
Vista alla luce dei principi di libertà di espressione e di insegnamento, quella circolare appare a noi contemporanei un reperto di interesse storico, da additare come il simbolo di un regime totalitario quale fu, o tentò di essere, il fascismo.
E tuttavia, per la serie “a volte ritornano” ecco che qualcosa si muove e quella circolare non è più poi così lontana dall’attualità e dalla cronaca.
È accaduto che la deputata di Fratelli d’Italia, Augusta Montaruli, condannata con sentenza passata in giudicato per peculato, abbia chiesto il ritiro dal commercio del volume tre del libro di storia, usato nel triennio conclusivo delle superiori, edito da Laterza, dal titolo Trame del tempo.
La ragione è presto detta: gli autori hanno “osato” affermare che il partito che appoggia il governo in carica e dalle cui file proviene “il” presidente del consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, “continua ad avere una stretta relazione con la sua ‘base’ dichiaratamente fascista … si distingue nell’attuazione di misure dichiaratamente liberticide, come il così detto ddl sicurezza” (poi approvato come Decreto Legge, convertito in Legge da un Parlamento prono ai voleri del governo, come noto)… “e prosegue, inoltre, la guerra ai migranti con rinnovato fervore, con piani di deportazione e una loro costante criminalizzazione sui mezzi di comunicazione”.
Non bastasse la sempre efficace Montaruli, ci si è messo anche il ministro dell’istruzione e del merito (mah!), quel (Gianfranco) Rotondi che non ce l’ha fatta, che risponde al nome di Giuseppe Valditara, il quale ha chiesto all’associazione italiana degli editori di verificare le affermazioni “incriminate” perché “non possono essere adottati volumi che contengono frasi offensive, ovvero affermazioni tendenziose, che alterino la verità dei fatti tradendo la serietà della ricostruzione storica che è alla base di una scuola democratica”.
Ora, a parte il fatto che le affermazioni del libro in oggetto non sono offensive, né tendenziose, poiché la base del partito erede del MSI, (vedi alla voce fiamma tricolore) si dice orgogliosamente fascista, le misure del decreto sicurezza sono evidentemente “liberticide” (come anche la Corte di cassazione ha rilevato), i migranti vengono criminalizzati e contro di loro esistono piani di “deportazione” (in Albania), ma poi gli autori del libro saranno o no liberi di esprimere una propria opinione, dopo aver indicato fatti che sono incontrovertibili?
Perché il punto è: hanno gli autori di un libro il diritto di manifestare le proprie idee, fermi restando i fatti?
Hanno i professori il diritto di adottare il libro che meglio preferiscono che risponda ad una loro visione della storia, per poi parlarne e discuterne con gli studenti, cui si deve dare la possibilità di attingere a più fonti per formarsi un pensiero proprio che il docente è tenuto a rispettare?
Perché se qualcuno mette in discussione la libera manifestazione del pensiero e la libertà d’insegnamento, allora siamo fritti e l’”odor di regime” sale dal fondo a volute intense …
Scusate se faccio autobiografia.
Ho insegnato per 38 anni scolastici e ho sempre espresso ai miei studenti il mio pensiero, dopo aver prospettato diversi punti di vista.
E ho sempre rispettato tutte le opinioni che da loro provenivano, molto più preziose ed intelligenti di quanto non si pensi, ne ho fatto tesoro e mi hanno insegnato molto.
Se i docenti abdicano a questa funzione di scambio coi propri studenti, azzerando il confronto perché “così vuolsi colà dove si puote”, allora la scuola ha finito di svolgere la sua funzione che è quella di formare cittadini liberi, indipendenti, che coltivano il pensiero divergente e che fanno della conoscenza e della consapevolezza la cifra più pregiata del loro essere Persone.
E invece pare che sia il gregge l’obiettivo. Il gregge che il pastore guida dove gli pare.
No grazie. Abbiamo già dato.
























All’autrice forse sfugge la differenza tra storia e attualità. La prima racconta e prova legittimamente ad interpretare fatti che, per il tempo intercorso, si sono, appunto, storicizzati, dei quali sappiamo com’è andata a finire. Il ventennio fascista, per dire, è storia, sappiamo com’è iniziato e com’è finito e ne possiamo discutere tra storici o raccontarlo ai nostri studenti provando a dare loro gli strumenti per farsi un’opinione e, se è il caso, esponendo la nostra. Ciò che accade in Italia nel 2025 non è storia, è attualità e se ne può certo parlare, in classe e fuori. Scriverlo in un manuale di storia, però, offre agli studenti una prospettiva distorta, racconta cose che non si sono storicizzate, che sono in divenire, con l’autorevolezza che la lettura di un libro conferisce: dev’essere vero per forza, l’ho letto sul libro di storia… È scorretto, così com’è scorretto mettere in relazione una condanna per peculato con la possibilità di esprimere un’opinione politica. Puzza un po’ di vecchio giacobinismo e di comitato di salute pubblica, di piazze che urlano “onestà” e pensano di poter abolire la povertà. Intridere il dibattito culturale con l’ideologia non porta mai bene, lo stesso bene che, cordialmente le auguro.
Gentile Massimiliano,
la cronaca è l’ingrediente indispensabile della storia. Affermare il contrario è un po’ pilatesco.
Peraltro, non esiste nulla che, come dice lei, si sia “storicizzato” ( che vorrà dire mai?) e che non possa essere “revisionato” alla luce di nuovi documenti e di nuove ricerche. La storia è continua revisione, mai “storicizzata” cristallizzazione.
E il bello della storia non è essere “magister vitae”, ma rappresentare eventi passati e consentirci di analizzare il presente per vedere se l’aria che si respira è la stessa che i nostri predecessori hanno respirato.
Ad esempio (Barbero dixit), l’atmosfera di bellicismo che c’è oggi in Europa somiglia tanto a quella che aleggiava nel 1914.
Personalmente, sono dell’idea che lo storico, qualunque storico, abbia diritto ad esprimere liberamente le sue opinioni, fermi restando i fatti, senza temere censure. Anche la Montaruli, – la cui condanna è un fatto, lei direbbe “ormai storicizzato”,- che non è una storica, ha questo diritto, ci mancherebbe. Ma il suo intervento, e quello del meritevole ministro, puzzano di censura lontano un miglio.
È questo che contesto e non posso accettare.
Se uno storico di destra scrivesse in un suo manuale cose favorevoli al fascismo, al nazismo, o uno di sinistra al comunismo, nessuno dovrebbe invocare interventi censori, ma lasciare tutto alla libera discussione tra docenti che hanno adottato il testo e studenti. Questo significa sviluppare il senso critico. Ed è questa il principale obiettivo dell’insegnamento. Almeno, io la penso così. Libero lei di essere più tradizionalista, più alla Ciu en Lai, a cui quando chiesero cosa pensasse della Rivoluzione francese, rispose che era presto per dirlo.
Giacomina Dingeo