A tu per tu con il Clowndottore: il dott. Dino Leonetti

Oncologo, da sempre “cittadino attivo”, volontario, clowndottore: una personalità ricca e poliedrica, quella del dott. Dino Leonetti, al quale abbiamo chiesto di aiutarci a capire il perché le neoplasie nella BAT, e ad Andria in particolare, sembrano avere un drammatico e preoccupante incremento.

Dott. Leonetti, purtroppo non c’è solo la Terra dei fuochi campana: nel nostro territorio, visto il preoccupante aumento di malati di cancro degli ultimi anni, sarebbe fuori luogo utilizzare l’espressione “terra dei fuochi”? Quali, le possibili cause di questa silenziosa strage in atto nella città dell’olio?

Purtroppo tanti, troppi dal mio punto di vista, sono ancora i malati che muoiono soprattutto tra i giovani. Non so se possiamo parlare di “terra dei fuochi” e di “strage”, ma posso dire che il cancro si può evitare, se solo si volesse indagare sulle cause ed eliminare o ridurre il contatto tra esse e la popolazione residente.

Io ho proposto da tempo un Progetto di Ricerca che, anziché dall’ambiente, parta dall’analisi dei singoli ammalati, procedendo ad un’anamnesi dei fattori di rischio a cui sono stati eventualmente esposti e ad una successiva indagine chimico-tossicologica sui possibili fattori individuati. Il concetto è: il malato può essere stato una cavia involontaria di fattori di rischio, studiamo il malato e arriviamo alle cause!

Andria e le neoplasie. Quali oggi le percentuali di andriesi che lottano con questo male oscuro e subdolo? Quali le fasce d’età maggiormente colpite?

Nella nostra città in questo momento ci sono circa 400 cittadini di età giovanile (0-40 anni di età) ammalati di cancro. Le percentuali degli ammalati sono significativamente alte e riguardano nella fattispecie il sesso femminile in prevalenza. Attendiamo il riscontro del registro dei Tumori della ASL, che non possiede ancora i dati aggiornati. Grazie ai progressi della scienza e all’affinamento dei protocolli terapeutici, la maggior parte di essi riesce a vivere “libero da malattia” poiché nell’ambito delle neoplasie maligne noi medici ed oncologi non usiamo mai la parola “guarigione”.

Neoplasie e case farmaceutiche. Quanto oggi, nell’ambito della lotta al cancro, l’interesse primario, e costituzionalmente garantito, del diritto alla salute prevale sull’onnipresente interesse economico?

Le case farmaceutiche investono tantissimo nella ricerca per scoprire rimedi che possano portare ricchezza ancor prima che beneficio. Ne sono convinto. Come sono certo che non esistano “complotti” di accordi tra i medici e gli industriali. Se ci fosse un farmaco potentissimo, sono persuaso che sarebbe interesse della casa farmaceutica dare la precedenza agli affari derivanti prima di qualsiasi altra valutazione.

Il medico dal naso rosso: vorrebbe raccontarci il fantastico mondo dei clowdottori o portatori sani di colori? Quale il regalo più bello che ha ricevuto dai suoi pazienti?

Il mio sogno da sempre è stato cercare di far ammalare, nel minor numero possibile, le persone per malattie evitabili, in particolar modo i bambini e i giovani di cancro. Per questo dopo la laurea in Medicina ho scelto la specializzazione in Oncologia e ho fatto esperienza di ricerca presso l’Università di Bari. Poi insieme ad amici fortemente motivati ho creato un’associazione che per decenni ha lottato e ha fatto rimuovere numerosi agenti cancerogeni da ambienti che mettevano i bambini a rischio di ammalarsi. Ma il sogno non sarebbe stato completo se non fossi riuscito a portarmi presso il letto dei piccoli ammalati indossando sempre un camice bianco, come quando ero in clinica in oncologia pediatrica per le infusioni di chemioterapici, ma questa volta un camice bianco tutto pieno di colori e anche un naso rosso per somministrare gioia e buonumore. I bambini hanno diritto a non ammalarsi per cause indebite e, qualora si siano ammalati, a sorridere e gioire della vita come ciascuno di noi. Ho studiato e mi sono formato come clowndottore e ho creato un’associazione che da diversi anni “imbratta le pareti di sorrisi”, come ebbe a dichiarare il già direttore generale della ASL dottor Giovanni Gorgoni, il quale ha sempre avuto fiducia in me e nei miei ragazzi. Per far questo siamo tuttora seguiti da un professionista serio e molto preparato, clowndottore egli stesso, che si chiama Massimiliano La Paglia.

Siamo circa trenta clowndottori operativi e sono grato a questi meravigliosi amici, che per due volte alla settimana si recano, insieme a me, negli ospedali della provincia BT.

Il dono più bello che ho ricevuto dal contatto con i bambini che incontro in ospedale è la scintilla di luce, la quale mi abbaglia ogni volta che sul loro dolcissimo visino si spalanca un sorriso. È una sensazione di felicità difficile da descrivere e che per comprenderla andrebbe solo vissuta. Eternamente grato a chi accudisce e ama questi cuccioli feriti dalla vita.

Le regalo una scatola con all’interno tanti colori. Quale colore sceglierebbe per rappresentare contemporaneamente Dino il bambino, il padre ed il clowdottore?

Il rosso. Perché il Dino bambino porta una ferita che ha sanguinato, quando fu investito da un pirata della strada e lasciato esamine vicino ad un marciapiedi. Senza quella ferita forse non sarebbe la stessa persona che è diventato. Rosso. Come un fuoco che divampa. Perché sono un padre che ama, che si dona con tutta l’energia che possiede, il calore di cui è capace e con la luce che può emanare. Rosso. Perché sono un clowndottore e porto un naso di quel colore. Il naso rosso io lo indosso anche sul mio cuore, che è un muscolo e guarda caso è rosso, come il sangue, come la fiamma, come l’amore.

 


Articolo precedenteGhirigori di vita
Articolo successivoSi chiama azzurro
Giuseppe Leonetti
Una famiglia dalle sane radici, una laurea in Giurisprudenza all’Università di Bologna, con una tesi su “Il fenomeno mafioso in Puglia”, l’esperienza di tutti i giorni che ti porta a misurarti con piccole e grandi criticità ... e allora ti vien quasi spontaneo prendere una penna (anzi: una tastiera) e buttare giù i tuoi pensieri. In realtà, non è solo questo: è bisogno di cultura. Perché la cultura abbatte gli stereotipi, stimola la curiosità, permettere di interagire con persone diverse: dal clochard al professionista, dallo studente all’anziano saggio. Vivendo nel capoluogo emiliano ho inevitabilmente mutato il mio modo di osservare il contesto sociale nel quale vivo; si potrebbe dire che ho “aperto gli occhi”. L’occhio è fondamentale: osserva, dà la stura alla riflessione e questa laddove all’azione. “Occhio!!!” è semplicemente il titolo della rubrica che mi appresto a curare, affidandomi al benevolo, spero, giudizio dei lettori. Cercherò di raccontare le sensazioni che provo ogni qualvolta incontro, nella mia città, occhi felici o delusi, occhi pieni di speranza o meno, occhi che donano o ricevono aiuto; occhi di chi applica quotidianamente le regole e di chi si limita semplicemente a parlare delle stesse; occhi di chi si sporca le mani e di chi invece osserva da una comoda poltrona. Un Occhio libero che osserva senza filtri e pregiudizi…