
Permacultura: un modello di organizzazione per creare culture permanenti, andando oltre la sostenibilità ambientale come intesa fin quì. Un libro per spiegarne la filosofia.
Quando ho accettato l’invito a partecipare ad una cena brasiliana, non potevo immaginare che, oltre alla classica “feijoada”, mi sarei nutrito di curiosa ammirazione per un conviviale sensibile all’annosa questione dell’ambiente. La sua travolgente energia mi ha riportato ai sapori indigeni e trascinato nelle campagne pugliesi, elencandomi pro e contro della nostra terra, indicandomi la giusta direzione per ottimizzare le risorse agricole e mostrandomi un libro che portava gelosamente con sè, un vademecum da cui non si sarebbe mai staccato, il Santo Graal del suo folle ma, al tempo stesso, genuino disegno lavorativo.
Ciao Ignazio, come si chiama e di che parla il libro che stai traducendo?
Stiamo traducendo il Manuale di Progettazione in Permacultura di Bill Mollison. Dico “stiamo” perchè siamo un gruppo di dieci ragazzi, con provenienze da tutte le parti d’italia, e ci siamo uniti in questo progetto spinti dal voler tradurre in italiano quello che è il libro fondamentale per comprendere e diffondere questo movimento. Spesso si parla di permacultura come un tipo di agricoltura biologica, ma non si tratta di questo, nonostante l’agricoltura naturale e lavorare con la terra in modo etico siano pratiche fondamentali. La permacultura può essere descritta al meglio come un sistema di progettazione ed un modello di organizzazione per creare culture permanenti, ovvero sostenibili. Una definizione data dal co-fondatore del movimento, David Holmgreen, è “paesaggi progettati consapevolmente che imitano i modelli e le connessioni della natura, permettendo di produrre un abbondanza di cibo, fibre, ed energia per soddisfare i bisogni locali”.
È formata attorno ad una serie di valori, principi e pratiche “incentrate sulla vita”, derivate dalla disciplina dell’ecologia, la saggezza popolare, il pensiero sistemico, la biologia e molte altre forme di conoscenza. Non si occupa solo di sistemi agricoli o di orticoltura. L’economia, l’architettura, la gestione del paesaggio, l’educazione sono alcuni dei componenti integrati nella Permacultura per la progetazione di culture sostenibili. L’accento è dato ad un’etica di responsabilità personale, e di azione pratica.
Perchè questo libro è così importante per il nostro sviluppo ambientale?
Questo manuale ci fa comprendere come le nostre azioni possano sostenere il pianeta in cui viviamo. Da troppo tempo ci siamo abituati all’idea che vivere su questa terra significhi conquistare la natura e sfruttare le sue risorse, ed ora stiamo incominciando a vederne le conseguenze. I governi locali e gli organi internazionali possono fare qualcosa a questo proposito, ma prima di tutto siamo noi singolarmente a poter iniziare una trasformazione importante.
Possiamo assumerci la responsabilità per le nostre esistenze e per quelle dei nostri figli, ed agire a sostegno dell’ambiente. Progettare significa quindi capire le conseguenze delle nostre azioni, ed organizzarci, anche nel piccolo, in modo da vivere in modo più ecologico e diminuire gradualmente l’inquinamento che produciamo. Questo libro fornisce uno strumento completo, una sorta di “coltellino svizzero” della permacultura, e per questo è fatto con cura e passione: comprende alcuni principi etici fondamentali, spiegati ed ordinati per importanza; concetti chiave per interpretare la realtà che ci circonda, ed interagire con le risorse con cui abbiamo bisogno di lavorare; infine mostra l’applicazione della permacultura in molti climi e contesti differenti. Inoltre rappresenta il testo di base per l’insegnamento della permacultura.
L’auspicata progettualità dell’iniziativa apre nuovi scenari climatici. In che modo conservare, anzichè disperdere, energia può aiutarci a migliorare le nostre vite?
Il clima non è altro che il risultato della continua ricerca di equilibrio degli elementi naturali attorno a noi: l’aria, l’acqua, la terra, il calore del sole, le piante. In questo equilibrio le foreste, i boschi, le campagne, il “verde” se vogliamo chiamarlo così, gioca un ruolo fondamentale come massimo intermediario e traduttore delle energie in entrata: basti pensare che il terreno che abbiamo sotto i piedi non è altro che il risultato di milioni di anni di lavoro incessante delle forme di vita che popolano questo pianeta. Se entriamo in una foresta comprendiamo come la conservazione dell’energia sia la base stessa della vita: non ci sarà raggio di sole che riuscirà a toccare il suolo senza aver prima svolto una funzione o essere trasformato in nutrimento attraverso la fotosintesi. Ogni volta che produciamo un qualsiasi rifiuto, sappiamo che l’ambiente dovrà trovare un modo per trasformarlo e reintegrarlo nel suo funzionamento, e per farlo dovrà alterare i suoi equilibri. Con questo possiamo comprendere non solo le conseguenze dell’inquinamento industriale sui meccanismi climatici globali, ma anche l’effetto delle nostri azioni quotidiane, o del modo in cui le nostre abitazioni ed attività sono organizzate.
Ad esempio, il rischio più grande per il nostro ecosistema non è dato dall’inquinamento, ma dall’erosione dei suoli causata dall’agricoltura meccanizzata su larga scala, che sottrae sempre più spazio alla natura, impedendole di avere quella funzione equilibratrice di cui abbiamo parlato. Già con una parziale autoproduzione del nostro cibo, e dando più valore alle economie locali basate su principi etici, possiamo aiutare la natura ad autorigenerarsi, e vivere così in un ambiente più sano. Ogni sistema su vasta scala produce anche enormi perdite ed inefficienze. Organizzare una serie di sistemi piccoli ed armoniosi ha un profondo effetto di riequilibrio di cui possiamo fare esperienza anche nella nostra vita quotidiana.
Quali obiettivi si augura di raggiungere la vostra raccolta fondi?
Quello che stiamo portando avanti é un grande progetto editoriale, probabilmente senza precedenti nel nostro Paese. È sicuramente un grande onore, ma comporta anche una serie di oneri altrettanto grandi. Per potervi fare fronte, abbiamo fatto partire una campagna di raccolta fondi con l´obiettivo di raggiungere la somma che ci permetterebbe di procedere in modo sereno ad un´accurata revisione linguistico-scientifica dei contenuti del libro per poi mandarlo finalmente in stampa. Per avere ulteriori informazioni sul progetto e sul dettaglio dei costi basta visitare la pagina https://buonacausa.org/cause/manuale
Propositi futuri?
C´é tanto che bolle in pentola, però per i prossimi due mesi concentreremo ancora tutte le nostre forze ed energie nella promozione della campagna di crowd-funding. In questo momento riuscire a pubblicare la versione italiana del Manuale di Bill Mollison rappresenta per noi una missione troppo importante che deve assolutamente essere portata a termine. Non si può pretendere che la società cambi se non le si forniscono gli strumenti e le conoscenze giuste per poterlo fare. La formazione é un aspetto fondamentale ed é quello a cui vogliamo continuare a dedicarci, organizzando corsi, laboratori ed eventi volti a coinvolgere quanta più gente possibile. Ora é un po´ presto per parlarne, dovremo darci appuntamento tra qualche mese. Che ne dici?























