Accominzamo, con nova promissa, sta gran sulenni pigliata pi fissa!”

Il risveglio mattutino del Commissario Montalbano è sempre lo stesso, dal 1994, da quando, cioè, Andrea Camilleri ha dato vita, per la prima volta, ad uno dei personaggi più iconici della letteratura e della televisione italiana. Lo fa ne “La forma dell’acqua” che consacra Camilleri come autore di successo e sui generis proprio grazie all’utilizzo di uno slang dialettale mischiato alla lingua italiana. Quella di Camilleri, però, non è una semplice trascrizione di comunicazione colloquiale, ma un modo di approfondire le trame prendendo spunto dall’esperienza teatrale che lo aveva portato a lavorare con Carlo Goldoni e il Ruzante, debuttando come regista nel1942, e venendo, fin da subito, ammesso all’Accademia nazionale di arte drammatica, facendo da insegnante, fra gli altri, proprio a Luca Zingaretti, interprete del Montalbano protagonista della fiction Rai.

Televisione, da sempre, croce e delizia. Espulso da mamma Rai perché iscritto al Partito Comunista, viene assunto tre anni più tardi, proprio mentre sposa, nel 1957, Rosetta Dello Siesto, da cui nasceranno tre figlie e quattro nipoti, la sua eterna e amorevole dipendenza, oltre alla nicotina. A partire dagli Anni Sessanta, poi, si dedica alla sceneggiatura di fiction come “Il tenente Sheridan”, con Ubaldo Lay, “Le avventure di Laura Storm”, con Lauretta Masiero, e “Le inchieste del Commissario Maigret”, con Gino Cervi.

La sua commistione terminologica non gli impedisce di vendere copie in tutto il mondo, nei vari mercati letterari (fra cui quello inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese, irlandese, russo, polacco, greco, norvegese, ungherese, giapponese, ebraico e croato). A cavallo degli Anni Cinquanta pubblica poesie, alcune delle quali vengono raccolte in un’antologia curata da Giuseppe Ungaretti. Persino nella stesura dei versi il suo stile appare ante litteram e, presentando, per la prima volta, al grande pubblico, la figura di Samuel Beckett, getta le basi per una forma teatrale nuova, in cui l’assurdo trova la sua logica nei dialoghi impregnati di scottante realismo.

Una penna da quasi 31 milioni di copie, insomma, una penna nata a Porto Empedocle, nell’agrigentino, novantatré anni fa, una penna che, lo scorso 17 luglio, ha firmato in calce il testamento culturale della tradizione italiana, raccontata nell’immaginaria Vigata, specchio di un popolo umile e lavoratore, pertinace nell’ostinata sopravvivenza nazionale, e omertoso davanti alle ingiustizie che, nei decenni, hanno ridotto lo Stivale ad un sandalo da indossare durante le sagre di Paese, sotto nuvole di fumo, ciminiere abbarbicate negli anfratti polmonari di un’anima libera di cambiare posacenere ad ogni pacco di sigarette accartocciato, insieme alle bozze delle sue opere, nel cestino sotto la scrivania.

Quelle cicche come atto di fede, misurando la propria virilità, durante la Seconda Guerra Mondiale, in un collegio vescovile dal quale fu espulso per aver lanciato un uovo contro il crocifisso. Gesti irriverenti e gesta eroiche, come ottenere la maturità senza sostenere esami a causa dell’imminente sbarco in Sicilia delle forze alleate.

L’esordio narrativo di Camilleri risale al 1978 con una fatica intitolata “Il corso delle cose”. Seguiranno “Un filo di fumo”, “La stagione della caccia”, “La bolla di componenda”, “Il birraio di Preston”, “La concessione del telefono” e “La mossa del cavallo”, best sellers che conquisteranno le vette editoriali di tutta Italia, dopo dodici anni di pausa dovuti anche ad incomprensioni con alcune Case Editrici, fra cui Garzanti.

Il Commissario Montalbano tornerà, invece, in titoli quali “Il cane di terracotta”, “Il ladro di merendine”, “La voce del violino”, “Un mese con Montalbano”, “Gli arancini di Montalbano”, “La gita a Tindari” e “L’odore della notte”.

E alla fine mi hai spiazzato ancora una volta e ci hai lasciato”, ha scritto di lui in un post su Instagram l’attore Luca Zingaretti, “nonostante le notizie sempre più tragiche, ho sperato fino all’ultimo che aprissi gli occhi e ci apostrofassi con una delle tue frasi, tutte da ascoltare, tutte da conservare”. Già, da conservare. Come quella voce teneramente rauca, simpaticamente imitata da Fiorello, di cui Camilleri era grande amico, nella sua esilarante versione di “Montalbano soggggnno!”

Ma Camilleri non era solo Montalbano, è stato il fondatore, nel 2009, de “Il Partito dei senza Partito”, con Antonio Di Pietro e Paolo Flores d’Arcais, lanciando, nel 2013, una raccolta firme per non far entrare in Senato Silvio Berlusconi, travolto dallo scandalo del conflitto d’interessi.

Gli innumerevoli riconoscimenti e le nove lauree honoris causa non hanno mai fomentato la sua hybris.La cecità che lo aveva colpito nell’ultimo periodo gli aveva permesso, a suo dire, di valorizzare tutti gli altri sensi, fra cui la memoria, e, forse, di non guardare negli occhi quella morte da sempre stigmatizzata, argomentata e descritta con dovizia di particolari.

Vita e Morte, in fondo, per Camilleri, viaggiavano di pari passo attraverso la comica tragicità di un enigma da risolvere, il caso ancora aperto di un delitto, l’esistenza, da definirsi, oggi più che mai “una gran sulenni pigliata pi fissa!”


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