Delitti da dimenticare

“La memoria dell’assassino” è un film diretto ed interpretato da Michael Keaton, alla sua seconda regia dopo “The Merry Gentleman” del 2008. Il plot è incentrato su John Knox, un killer professionista affetto dal morbo di Creutzfeldt-Jakob, una malattia che gli sta facendo perdere velocemente la memoria e che lo costringerà a risolvere quanto prima i suoi affari.

Ambientata in atmosfere noir degli Anni Novanta, la pellicola si dipana lungo il concetto di kairos, il tempo qualitativamente residuo che al protagonista rimane da vivere, il ticchettio di un orologio che segna l’impotenza e la sofferenza di Knox, impegnato a salvare suo figlio Miles anche grazie all’aiuto del boss Xavier Crane (Al Pacino). I lunghi dialoghi e la meticolosità dei dettagli nel ripulire la scena del delitto rimandano al cinema di Quentin Tarantino, forse meno splatter ed incalzante, ma sicuramente con lo stesso sfondo psicologico.

Suddiviso dalle settimane che scorrono, “La memoria dell’assassino” si regge sul filo della giustizia morale, giocando sulla confusione fra realtà e delirio, allucinazioni visive che tolgono spazio all’azione per ricreare al meglio la dinamica degli omicidi. Sulla falsariga di opere riguardanti il tema dell’Alzheimer, quali “The Father” e “Still Alice”, con i Premi Oscar Anthony Hopkins e Julianne Moore, “La memoria dell’assassino” invita lo spettatore a riflettere sulla propria caduca condicio di carnefice e vittima.


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Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.

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