Durante i conflitti, sono i bambini che non periscono, a diventar adulti in “breve” tempo…

Glissando quelli che noi chiamiamo problemi, dalla nostra vita: ci rimarrebbero noia e indifferenza. Queste ci farebbero uscire da un mondo attivo, vivo, per addentrarci, “auto-spintonarci” in una situazione vegetativa e priva di interessi vitali: vuoto mentale.

A una certa età non sarebbe inutile un bel, robusto bastone per aiutarci a camminare; un buon libro da leggere per tener sveglia la memoria; eliminare certe usanze sbagliate mentre sediamo a tavola…e via dicendo.

Sarebbe veramente d’ausilio munirsi di un sostegno quando le ossa delle ginocchia, mancanti di vitamina “D”, cominciano a dare segni di osteoporosi e a “lamentarsi” sotto il peso del corpo. Non è bello trascinarsi, solo per fare a meno del supporto, che poi nemmeno toglie dignità a chi ne fa uso e non crea certamente disdoro.

Quando si afferma che si è divenuti decrepiti la cosa e riferita agli anni acquisiti, vissuti, peggio ancora se privi di regole. Spesso vedendo alcuni conoscenti, con alcuni dei quali, da ragazzi, si entrava spesso in “competizione” nei giochi, oggi che vanno in giro con le sedie a rotelle per deambulati, mi vien da pensare…

Alcuni di questi mezzi sono muniti di un motorino altre, invece, spinte a mano dall’occupante. Arrivassi alle stesse condizioni chissà a quali competizioni mi confronterei…seduto su uno di essi, ma è meglio lasciar cadere certi pensieri e restare nella propria “pelle”, ringraziando la sorte per quello che si ha e che se ne conosce il “valore”.

Pensandoci bene, sembra che ad una certa età l’incipienza si rinnovi e ci riporti ai primi, insicuri passi: quelli che sono, poi, migliorati e divenuti stabili. Pure gli ultimi che ci verranno dati sembrano somiglianti ai primi, instabili ma che tali resteranno… o peggioreranno, fino all’immobilità…?

E che dire dei passi inconsueti messi da taluni accentratori? A parer loro sembra sentirsi pedagoghi nell’indirizzare interi eserciti per risolvere problemi “personali”. È un fatto paradossale farli partire su mezzi corazzati, per poi farli ritornare a casa su sedie a rotelle, se non stecchiti in una bara o finiti in “fosse comuni”?

I conflitti, di ogni genere, lacerano il tessuto sociale e disabilitano ogni forma democratica di vivere civile. Sono essi che innescano rancori a catena e non solo. Essi creano disparità tra i popoli, fame, economie impazzite, lutti a non finire, disabili e povertà. Sono solo in pochi i beneficiari ma che hanno la cinica sfacciataggine di decorare i pochi coglioni rimasti, come per dire: -Questa è la medaglia, tieniti pronto per la prossima volta.

Di questo passo, per accontentare e tenere impegnati tutti i nuovi disabili si dovrebbe poi organizzare delle paralimpiadi ogni mese?

Ma di che cosa stiamo parlando, lo vogliamo dire? Dopo le mascherine, e gli orecchi tappati per non ascoltare la voce dei saggi, pure i paraocchi, per non guardare gli scempi che fanno le guerre? Ché nessuno veda! Al pari dei somari che girano i mulini?

A proposito di mulini: ma ci sarà qualcosa da macinare, visto la piega che sta prendendo la scarsità di cereali?

I ceceni, poi. Questi ne hanno combinate di tutti i colori: “putti(a)nate” a non finire… hanno inveito sulle povere, indifese donne, lasciate dai loro uomini impegnati al fronte alla mercè degli aggressori. Nei Talk show non si fa che parlare a vanvera: lo fanno un po’ tutti, col meno garbo possibile, per dare quel macabro tocco di sadismo il quale, per molti, diventa beffardo intingolo… come se la guerra sia stata una manna piovuta dal cielo e non dall’inferno.

Si sta rendendo evidente che sono in molti a bagordare cinicamente su di una tragica situazione, dove la resa dei conti si dimostra ancora lungi dall’esser liquidata. Forse perché le pazzie messe in atto non han trovato ancora il riconoscimento dell’Io malato, o forse è dovuto all’euforia dei pazzi appunto, che non si sono posti un limite, dopo averlo superato…?

“Perché quasi niente quanto la guerra, e niente quanto una guerra ingiusta, frantuma la dignità dell’uomo.”  (Oriana Fallaci)

“Nello sport si vince senza uccidere, in guerra si uccide senza vincere.” (Shimon Peres)


FonteFoto di Amber Clay da Pixabay
Articolo precedentePer un reale dialogo tra biologia e teologia
Articolo successivoUn fattapposta che non stava a lista
Salvatore Memeo è nato a San Ferdinando di Puglia nel 1938. Si è diplomato in ragioneria, ma non ha mai praticato la professione. Ha scritto articoli di attualità su diversi giornali, sia in Italia che in Germania. Come poeta ha scritto e pubblicato tre libri con Levante Editori: La Bolgia, Il vento e la spiga, L’epilogo. A due mani, con un sacerdote di Bisceglie, don Francesco Dell’Orco, ha scritto due volumi: 366 Giorni con il Venerabile don Pasquale Uva (ed. Rotas) e Per conoscere Gesù e crescere nel discepolato (ed. La Nuova Mezzina). Su questi due ultimi libri ha curato solo la parte della poesia. Come scrittore ha pronto per la stampa diversi scritti tra i quali, due libri di novelle: Con gli occhi del senno e Non sperando il meglio… È stato Chef e Ristoratore in diversi Stati europei. Attualmente è in pensione e vive a San Ferdinando di Puglia.

LASCIA UNA RISPOSTA

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.