«Quando c’è equilibrio tra lintrecciare e il non stringere, si sta bene. È legame»

(Fabrizio Caramagna)

Sono giorni che faccio solo una cosa: dimenticare.

Tutto, mi dimentico tutto.

Piena di promemoria, sveglie, trilli, cazzotti in testa, niente: non c’è verso che nulla mi aiuti a ricordare le cose che ho da fare. Tentano di sfuggirmi, si confondono, si allontanano, fanno le capriole e poi, sempre, sempre, dico sempre, per qualche volere Altro, non riescono a scappare.

Ricevo un messaggio, ne invio uno, sento un suono, mi sveglio di soprassalto, mi cade l’occhio su una pietra e, in calcio d’angolo, mi ritrovo a fare quel che dovevo. Manca sistematicamente pochissimo tempo dal momento dello scossone a quello dell’evento e io, però, riesco in qualche modo a portare a termine tutto ciò di cui avevo perso ogni traccia e il fatto di essere trafelata resta a me. Un segreto. Il mondo non lo sa, salvo l’una tantum di emisfero a cui scelgo di farlo sapere.

Praticamente ogni volta che sta per suonare il gong giunge un “fattapposta” a salvarmi la vita.

Ora, pensavo, praticamente arriva qualcosa che “non stava a lista” e salva la vita.

“Un fattapposta che non stava a lista”, il che tradotto dal barese altro non è che “una cosa perfetta nemmeno immaginata”.

Arriva non si sa da dove. Resta là non si sa come. Agisce non si sa perché. Insieme a me risolve. Fatto.

Me ne sono appena resa conto, non finirò mai di stupirmi davanti alla follia delle circostanze: quelle funzionano se le tieni insieme.

La divisione profonda, invece, nel nostro modo di osservare e ricordare, il modo assurdo in cui separiamo tutte le cose che già conosciamo e il sistema balordo  per cui non le colleghiamo.

È un totale controsenso. Respiriamo dentro ad un ecosistema in cui è palesemente tutto connesso in maniera perfetta, noi ne facciamo totalmente parte ed è l’intelligenza quella capacità di creare collegamenti.

È vergognoso non collegare. Indegno non creare legame.

E forse è perché io non mi voglio vergognare, né sentirmi indegna, che ho collegato, anche stasera, “un fattapposta che non stava a lista” e, a cinque minuti netti prima dell’evento ics, sto chiudendo questo pezzo, che uscirà domattina e che, evidentemente, avevo dimenticato di scrivere.

Legami e légami. Certe volte è un fatto di accenti.


FonteFoto di Luisella Planeta Leoni LOVE PEACE 💛💙 da Pixabay
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Sono una frase, un verso, più raramente una cifra, che letta al contrario mantiene inalterato il suo significato. Un palindromo. Un’acca, quella che fondamentalmente è muta, si fa i fatti suoi, ma ha questa strana caratteristica di cambiare il suono alle parole; il fatto che ci sia o meno, a volte fa la differenza e quindi bisogna imparare ad usarla. Mi presento: Myriam Acca Massarelli, laureata in scienze religiose, insegnante di religione cattolica, pugliese trapiantata da pochissimo nel più profondo nord, quello da cui anche Aosta è distante, ma verso sud. In cammino, alla ricerca, non sempre serenamente, più spesso ardentemente. Assetata, ogni tanto in sosta, osservatrice deformata, incapace di dare nulla per scontato, intollerante alle regole, da sempre esausta delle formule. Non possiedo verità, non dico bugie ed ho un’idea di fondo: nonostante tutto, sempre, può valerne la pena. Ed in quel percorso, in cui il viaggio vale un milione di volte più della meta ed in cui il traguardo non è mai un luogo, talvolta, ho imparato, conviene fidarsi ed affidarsi.

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