Foto LaPresse/ Alfredo Falcone 17-08-2016 Rio de Janeiro Maracanãzinho Quarti di Finale Pallavolo Italia - Iran Giochi Olimpici Rio 2016 - nella foto: esultanza ItaliaPhoto LaPresse/ Alfredo Falcone 17-08-2016 Rio de Janeiro Maracanãzinho Rio 2016 Olympic Games - Quarterfinal Volleyball Italy - Iran In the picture: Italy celebrates

Finisce con un po’ di amaro in bocca l’esperienza degli azzurri al mondiale. Sarà stata l’aria casalinga, o forse l’entusiasmo intramontabile della nostra nazionale che ha contagiato un po’ tutti, da Roma e Torino: il sogno del podio sembrava davvero vicino.

Ma lo sport è anche questo, la pallavolo è anche questo: una palestra dove si impara anche a perdere e ad accettare le sconfitte, come gruppo. Ed è questo che ha reso così bella l’esperienza italiana al mondiale: il gruppo, la squadra. Una famiglia in cui ognuno ha un ruolo preciso, indispensabile. Una famiglia in cui ci si copre le spalle. Una famiglia in cui si costruisce insieme, si gioisce insieme, si subisce insieme, si vince e si perde insieme.

Tutto questo è la pallavolo, tutto questo è stata la nostra nazionale. Sostegno reciproco, tanta complicità tra i sette titolari e gli altri “cani da liberare” (le riserve, pronte ad entrare in campo e “azzannare”), tanta tecnica, tanta passione. Tanto spettacolo: quasi scontato ricordare i 130km/h delle battute dello “zar” Ivan Zaytsev, i muri insormontabili di Simone Anzani, le coperture impossibile di Max Colaci, le alzate poetiche di Giannelli, le pipe imprendibili di Juantorena (giusto per citare qualche esempio).

Un bel gruppo, dentro e fuori dal campo, di cui ci ricorderemo per un po’, che ha dimostrato che si può vincere anche quando si perde. Un bel gruppo che ci ha ricordato che (per fortuna) esiste uno sport tanto bello e appassionante quanto il calcio, che si può stare con il fiato sospeso a guardare un’azione avvincente e applaudire alla fine a prescindere dal punto fatto o subito, che si può elogiare un avversario per un tocco di classe, che si può rimanere a bocca aperta per un salvataggio impossibile, che si può piangere, urlare, sudare anche dal divano di casa o dagli spalti di un palazzetto. Un gruppo, in sostanza, che ci ha ricordato che la pallavolo esiste ed è, nel nostro paese, una bellissima parentesi di cui andare fieri.

All’amarezza per la fine di un mondiale tutt’altro che deludente, subentra la voglia di continuare a costruire un gruppo sempre più affiatato per le prossime esperienze internazionali. Intanto il testimone passa alla nazionale femminile, impegnata in Giappone per il “suo” mondiale.

È ancora tempo di sognare.
È sempre tempo di sognare.

Grazie azzurri!


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Le nuvole sono il posto preferito della mia testa, ma i miei piedi sono ben ancorati alla terra. Sono una sognatrice razionale, osservo il mondo e provo a raccontarlo. Mi lascio ispirare dalla vita, attraversare dalla bellezza, emozionare dalla musica, sostenere dalla fede. Mi impegno a prendere da tutto il meglio, per donarlo a mia volta. Credo nell'amore, nelle emozioni, negli sguardi e nei sorrisi. Sono una, nessuna e centomila. Ma sono sempre Carmen. Carmen e basta.