“Per la sua intransigente e profonda analisi degli effetti del colonialismo e del destino del rifugiato nel golfo tra culture e continenti”.

Basterebbe già questo assunto a giustificare il Nobel per la Letteratura 2021 a Abdulrazak Gurnah, primo cittadino della Tanzania a ricevere l’onoreficenza. L’Accademia svedese ha celebrato lo scrittore che, ormai da anni, vive e lavora in Gran Bretagna, autore, fra i titoli più rinomati, di capolavori quali Paradise (1994), By the Sea (2001) e Desertion (2004).

«Ho pensato che fosse uno scherzo – ha dichiarato Gurnah commentando il Nobel -. È stata tale la sorpresa che ho aspettato fino a quando l’ho sentito annunciare prima di poterci credere. Inviterei l’Europa a considerare i rifugiati dall’Africa come “una ricchezza”. Molte di queste persone che vengono, fuggono per necessità, e anche francamente perché hanno qualcosa da dare».

L’impegno per i rifugiati stravolgendo le prospettive coloniali in favore delle popolazioni indigene, ecco la mission di Gurnah che nei suoi dieci romanzi e serie di racconti, lascia trasparire il dolore per l’oppressione patita sotto il regime del presidente Karume, la fuga dalla sua terra e il ritorno a Zanzibar al capezzale del padre morente.

Gurnah, figlio di papà, ma non nel senso comunemente usato. Figlio orfano di padre e patria, ma genitore di una nuova coscienza sociale.


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