Il pretesto è la presentazione dell’album fotografico “Shemà” al Liceo Colasanto, l’occasione è quella per riflettere su Auschwitz, la memoria e quello che siamo diventati

Auschwitz, ieri e oggi…

Ogni persona ha un cuore differente. Quelli di Gemma De Chirico, docente di materie letterarie, e Roberto Tarantino, dirigente dell’Istituto “Colasanto” di Andria, grandi e pulsanti, evocano cavalli dalle froge ansanti che galoppano qui e là, incuranti di morso e speroni.

Roberto, come Assessore alla cultura ed ai servizi sociali, lavorò con tanta alacrità, competenza e passione, da lasciare un’indelebile impronta di umanità, trasparenza ed onestà nell’amministrazione della cosa pubblica. Come tangibile segno di gratitudine la forza politica di appartenenza, formalmente vicino ai diseredati, lo radiò, per la tutela della propria greppia di potere. Né è un caso, se Roberto si tiene lontano dall’ambiente radical chic e salottiero che infesta la città di Barletta. Perché, per lui, l’utopia, che intende realizzare, parte innanzitutto dal proprio io, dall’assunzione di un sobrio e consapevole stile di vita.

Gemma, laureata in lettere classiche ed in archeologia, con potente rilevanza si staglia su Facebook nel vuoto e soporifero cicaleccio digitale, per i delicati contributi di poesia e cultura. Ogni anno scolastico, briga, come tantissimi docenti della scuola italiana, per avere il sabato “libero”. Non per sé. Deve raggiungere Pescara dove, con camice bianco, impegna il weekend per soccorre ammalati di leucemia. Insomma, una perla d’acqua dolce, non perfetta e reclamizzata come quelle di mare, ma vera, sincera, a portata di mano, pronta a risplendere. Copiosamente.

Ambedue sono figure spontaneamente autorevoli. Non hanno bisogno della bacchetta e delle minacce per farsi ascoltare, per imporre la loro presenza. Riconoscono ed accolgono gli altri con autentica semplicità, ricorrendo alla maieutica reciproca, alle carezze della testimonianza.

Ti trovi in presidenza mentre squilla il telefono. Alle spalle del Preside, il quadro di Pelizza da Volpedo. Uomini e donne con bambini dignitosamente marcianti verso un futuro fatto di salute, serenità, lavoro, conoscenza ed accoglienza di tutti gli esseri viventi. Dall’altro capo della linea, una signorina, con diploma del Liceo classico, gli chiede le modalità per acquisire anche il titolo di studio in scienze sociali. Alla richiedente, una cittadina italiana, viene riservata affabilità, disponibilità, congruo tempo e consigli disinteressati. Un servitore dello Stato che, in fondo, fa semplicemente il suo dovere. Con il valore aggiunto della propria squisita sensibilità.

Oggi, “Giorno della Memoria”. Alunni e genitori occupano compostamente i numerosi posti a sedere. Con insolita e diffusa mestizia. Tre ragazzi, sotto l’occhio vigile del loro insegnante di fotografia, con voluminose fotocamere riprendono il pubblico ed i numerosi foglietti sciorinanti all’aria proponimenti, pensieri e sentimenti che veleggiano dalla tragedia di Aushwitz. Gemma sotto i riflettori e l’obiettivo della telecamera racconta con dolce sofferenza l’iniziativa in cui lei, due alunne dell’Istituto ed il preside si sono imbarcati lo scorso anno scolastico, coinvolgendo tutta la scuola.

Non è l’uomo forte, per ambedue, che può risolvere i problemi di una società in disgregazione e decomposizione, ma una comunità, animata dalla voglia di aiutare le nuove generazioni, dal momento in cui sono ancora nel grembo materno, a diventare cittadini attivi e partecipi, uomini a tutto tondo, prima che soggetti acculturati. A cercare il senso della vita, a ricucire vite spezzate, a vivere in armonia con l’intero creato. E’ tutta la scuola che si mette in moto, con la convinzione che le persone, tutte, non solo sacchi da riempire, ma fuochi da accendere, sprigionando fiamme, che divampando in tutte le direzioni, lambiscano ogni essere vivente ed abiotico.

Oggi viene presentato l’album fotografico “Schemà” (“ascolto”, in ebraico), appunti da un viaggio, dal luogo dell’olocausto. A consentirne materialmente ed idealmente la realizzazione è stato il Sindacato dei pensionati di Barletta, rappresentato da Pasquale Gammarrota. L’anno scorso, infatti, venne offerta la possibilità a due alunne di recarsi ad Auschwitz assieme a degli anziani. Stefania e Maria Luisa, le due fanciulle prescelte, raggiunsero i luoghi dell’orrore e della sofferenza, dove 6 milioni di esseri umani, uomini donne e bambini, torturati, affamati, privati di dignità, si volatilizzarono attraverso i camini dei forni crematori. Le immagini, nuove, inedite, riportate dalle sgomenti studentesse, vengono commentate da Gemma.

Sono al tavolo dei relatori le due giovani, emozionate, mentre la sequenza delle immagini della orrenda tragedia e delle inaudite sofferenze scorrono alle loro spalle. Con la drammatica esperienza vissuta, le alunne diventano protagoniste attive nella produzione della cultura e nella manifestazione di pensieri, sentimenti ed emozioni. Loro, ancora in formazione, si assunsero l’impegno della toccante esperienza con serietà di intenti e la vissero con trepidante partecipazione, mentre adulti si pavoneggiavano con selfie sorridenti nel luogo in cui veniva strappato ogni lembo di dignità.

A finire sotto le mani lordate di sangue dei carnefici, esseri umani (?), non furono solo ebrei con la gialla stella di Davide ma anche oppositori politici, omosessuali e zingari, il popolo più pacifico del mondo. La retorica conformistica continua spudoratamente a voler dimenticare ed a mistificare la realtà, comunicando il messaggio che le vittime non sono tutte portatrici della stessa sacralità.

Alcuni, pochissimi, scavati nel corpo e macilenti, ritornarono in patria, accolti con occhio guardingo e circospetto, persino dai parenti più prossimi. “Chissà che cosa avranno fatto per salvarsi, a quale servilismo si saranno sottomessi!” era il pensiero che serpeggiava. In tanti tentarono persino di negare l’evidenza dell’olocausto, per convenienza, per mettere sotto il tappeto le ceneri dei sommersi che li strattonava. Invano!

I sopravvissuti per anni si chiusero nel silenzio, volevano dimenticare, ma gli incubi delle atroci esperienze non davano tregua. Col tempo si sono fatti coraggio, riprendendo a soffrire, ed hanno testimoniato la loro inenarrabile storia personale e sociale. Non pochi, come Primo Levi, nonostante il passar degli anni, non riuscendo ad elaborare, a dare un senso alla disumana esperienza, posero fine alla loro vita con le loro mani. “Perché noi ci siamo salvati e gli altri no?” si chiedevano, come se fossero in qualche modo colpevoli per essere sopravvissuti.

Prima e dopo l’immane sterminio, altre comunità, altre singole persone, ognuna importante, ognuna unica, sono state scagliate nel precipizio della violenza inaudita e gratuita. Di altre contrade, per svariate ideologie, laiche o religiose, tutte inneggianti alla morte ed alla sopraffazione, alla smania di potere.

Dietro l’angolo possono essere in agguato altre immani tragedie in cui l’uomo diventa feroce, come solo lui sa esserlo. “Il giorno della memoria”, che dentro l’animo di ciascuno andrebbe celebrato ogni attimo della vita, è l’occasione per riflettere sull’incombente rischio, che può essere contrastato solo con la quotidiana educazione al rispetto degli altri con piccoli gesti quotidiani, perché nessun gesto è troppo piccolo” dichiara con compunzione il Preside. Se alla spirale della violenza non vengono tarpate le ali al momento del primo incerto volo, si sviluppa in modo turbinoso e diventa difficile poi bloccarla.

In tante occasioni, infatti, noi, con il silenzio, l’inerzia e la complicità siamo Auschwitz! Non ci comportiamo dissimilmente dagli ideologi e dagli aguzzini, …quando attacchiamo il disperato popolo della Palestina, …quando sbeffeggiamo i più deboli, …quando voltiamo le spalle ai disabili, agli ammalati, agli anziani, ai senzatetto, ai disoccupati. …quando paghiamo in nero i lavoratori, …quando sfruttiamo gli extracomunitari con due euro l’ora, …quando evadiamo le tasse, …quando inneggiamo, allineati e coperti dietro il demagogo di turno, al respingimento o all’affondamento dei barconi stracolmi di profughi che fuggono dalla guerra e dalla fame …quando rapiniamo con pochi spiccioli le terre dell’Africa, dell’Indonesia e dell’Amazzonia, …quando massacriamo di botte e calci l’indifeso Stefano Cucchi, …quando pestiamo a sangue ed uccidiamo il dottorando Giulio Regeni, …quando massacriamo in tecnologici macelli miliardi di capi di bestiame, seviziati ed ingozzati di ormoni, antibiotici e mangimi, …quando trasformiamo le mucche in macchine da latte, …quando devastiamo il suolo, l’acqua e l’aria con pesticidi e diserbanti, …quando stupriamo i territori della Campania, del Veneto e della Puglia con rifiuti pericolosi, …quando depauperiamo la biodiversità, …quando…

Se non si imbocca con decisione la strada maestra della democrazia reale, della civile convivenza, della condivisione dei beni, altre Auschwitz sono in dirittura d’arrivo. E saranno fissate altre giornate della memoria!


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Percorso scolastico. Scuola media. Liceo classico. Laurea in storia e filosofia. I primi anni furono difficili perché la mia lingua madre era il dialetto. Poi, pian piano imparai ad avere dimestichezza con l’italiano. Che ho insegnato per quarant’anni. Con passione. Facendo comprendere ai mieli alunni l’importanza del conoscere bene la propria lingua. “Per capire e difendersi”, come diceva don Milani. Attività sociali. Frequenza sociale attiva nella parrocchia. Servizio civile in una bibliotechina di quartiere, in un ospedale psichiatrico, in Germania ed in Africa, nel Burundi, per costruire una scuola. Professione. Ora in pensione, per anni docente di lettere in una scuola media. Tra le mille iniziative mi vengono in mente: Le attività teatrali. L’insegnamento della dizione. La realizzazione di giardini nell’ambito della scuola. Murales tendine dipinte e piante ornamentali in classe. L’applicazione di targhette esplicative a tutti gli alberi dei giardini pubblici della stazione di Barletta. Escursioni nel territorio, un giorno alla settimana. Produzione di compostaggio, con rifiuti organici portati dagli alunni. Uso massivo delle mappe concettuali. Valutazione dei docenti della classe da parte di alunni e genitori. Denuncia alla procura della repubblica per due presidi, inclini ad una gestione privatistica della scuola. Passioni: fotografia, pesca subacquea, nuotate chilometriche, trekking, zappettare, cogliere fichi e distribuirli agli amici, tinteggiare, armeggiare con la cazzuola, giocherellare con i cavi elettrici, coltivare le amicizie, dilettarmi con la penna, partecipare alle iniziative del Movimento 5 stelle. Coniugato. Mia moglie, Angela, mi attribuisce mille difetti. Forse ha ragione. Aspiro ad una vita sinceramente più etica.