«Ho smesso di fumare, vivrò una settimana in più e in quella settimana pioverà moltissimo»

(Woody Allen)

«Il potere non è il fine della politica, ma ne è lo strumento; e fare politica con l’ossessione di conquistare il potere per poi conservarlo più a lungo possibile, è un’aberrazione»

(Raniero Lavalle)

Finite le feste pasquali, si ritorna alla realtà, per tutti. Anche per i politici italiani.

Dopo la tranvata patita da tutti gli italiani calciofili con l’eliminazione della nazionale dai mondiali USA/Canada e dal governo del presidente del consiglio dei ministri Giorgia Meloni col referendum costituzionale;  dopo il suo repulisti col quale si è liberata di una zavorra che avrebbe ben volentieri tenuta con sé se il SÌ  avesse vinto; dopo le polemiche con la fu ministra Santanchè (Garnero) che, a ben vedere, con ragione, opponeva il “no” a dimissioni “spintanee” (sic!) poiché non s’era proprio esposta durante la campagna elettorale, adesso alla Meloni tocca affrontare un altro paio di problemi da togliere il sonno.

Il riferimento è al caso Piantedosi, con l’amante Claudia Conte che, probabilmente perché da lui mollata, (ricordiamo che il ministro dell’Intero è “felicemente” sposato) ha voluto scoperchiare il vaso di Pandora personale per togliersi qualche sassolino dalle scarpe, facendo venire a galla la relazione extraconiugale del ministro di un governo tutto casa e chiesa.

Ma il più grave dei problemi del governo Meloni è sicuramente lo sprofondo energetico da cui siamo stati risucchiati non appena è scoppiata la guerra tra USA/Israele e Iran, Paese inopinatamente e illegalmente attaccato.

Il gasolio viaggia quasi verso i 2,50 euro/litro, la benzina a oltre 2 euro/litro. E il cherosene, che alimenta i velivoli, comincia a diventare così caro che le compagnie aree hanno iniziato a minacciare di cancellare prenotazioni e voli.

Quindi il Governo è alle strette. Servono combustibili, che sarebbe opportuno acquistare al minor prezzo (ad esempio dalla Russia). E la Giorgia nazionale è volata nella penisola arabica, a suo dire, a cercare offerenti a prezzi vantaggiosi (giusto per tener viva la memoria, si tratta di regimi liberticidi e misogini come pochi, anche peggio dell’Iran o della Russia).

Insomma, a ben vedere la situazione nell’insieme, abbiamo un Paese in sofferenza, almeno nella sua parte più numerosa costituita dai ceti popolari e medi (per i  ricchi problemi non ne esistono). E un governo che non sa che pesci prendere (ma in verità le sue reti sono vuote dall’inizio della pesca!) e che quindi vivacchia, facendosi logorare da problemi endogeni ed esogeni, tanto che si vocifera, nei corridoi che contano e che sono sempre ben informati, che quasi quasi la leader di Fratelli d’Italia stia pensando seriamente ad elezioni anticipate, anche se, come è noto, non sono in suo potere decidere ed indire.

E allora, proviamo a ipotizzare lo scenario del “tana libera tutti e andiamo alle urne”.

Cosa dovrebbero fare le diverse fazioni per cercare di vincere le prossime elezioni e andare a governare, fermo restando che, in un colpo di mano, il governo e la maggioranza parlamentare che lo sostiene non cambino la legge elettorale, così come presentata alle Camere come progetto di legge che neanche la legge Acerbo di mussoliniana memoria?

Al centrodestra, ora al governo (FI+Lega+FdI), darebbero una straordinaria boccata d’ossigeno o la fine della guerra all’Iran, o la dichiarazione a chiamarsi fuori dal sostenere i belligeranti/aggressori (alla Sanchez, per intenderci), o l’accedere al mercato energetico a più basso prezzo (la Russia). O magari tutte e tre le cose. Più qualche regalia sparsa qua e là alle imprese, ai giornali militanti (che già godono di finanziamenti immotivati e immeritati) e poco altro, perché chi sta al governo parte già avvantaggiato nella competizione elettorale, mercè una propaganda già rodata a suo favore che sorvola sui flop  e magnifica le cose fatte (che, nel caso di specie ci vorrebbe un lanternino per scovare).

Alla coalizione progressista (PD+AVS+M5S) servirebbe, oltre che un leader credibile e affidabile, un programma fatto di pochi punti (una paginetta scritta con chiarezza e fluidità) in cui, lungi dall’inseguire un progetto moderato, di quelli copiati da fantomatiche agende Draghi, venisse scritto che obiettivi sono il potenziamento della  sanità, della scuola e l’università, la riduzione dell’età pensionabile e l’innalzamento degli assegni correlati, la sicurezza nelle strade, la riduzione delle tasse, nuovi investimenti per famiglie e imprese e controllo vero dell’immigrazione clandestina, investimenti in fonti energetiche e accesso al mercato più economico per l’approvvigionamento di energia.

Qui però ci sarebbe un problema, tutto interno al PD.

In pratica dovrebbero essere gentilmente accompagnati alla porta d’uscita le Pine Picierno e i Graziani Delrio, dall’alto della marea di consensi che mietono a destra e a manca (nei loro sogni, ovviamente) perché gente così spacca la coalizione che, invece, deve presentarsi unita come il centrodestra che, nonostante volino gli stracci, mantiene una coesione davvero invidiabile.

Poi ci sarebbero i “centrini”, ovvero Calenda che insulta un giorno sì e l’altro pure chiunque, che si racconta come liberale di sinistra, ma si coalizza con la destra un po’ ovunque (vedi Venezia alle prossime comunali) e che sui social ringrazia sé stesso per quanto è “figo” in politica.

E Renzi che dai discorsi parlamentari pare il più efficace nemico politico della Meloni, salvo poi votare tutti, o quasi, i provvedimenti del governo.

Questi, di solito, vorrebbero coalizzarsi con il fronte progressista.

Tuttavia, gente così viene votata solo dai familiari stretti e da qualche amico di vecchia data e allontana dal voto gli indecisi perché sono degli sfollagente naturali, presi dal loro narcisismo, dal loro desiderio di potere che li rende disponibili a stare con chiunque soddisfi le loro richieste “politiche”.

Va da sé, che abbiamo ragionato per ipotesi e dato suggerimenti modesti.

Anche perché, nel frattempo potrebbe venir fuori qualcun altro di veramente “nuovo”. E temo che non sia Vannacci che alla fine chiederà uno strapuntino alla coalizione di centrodestra.

In tutto questo, bisognerà, comunque, vedere che decideranno di fare gli italiani che si astengono, ovvero se lasciarsi lusingare dalle sirene del voto. O continuare a rimanere a casa.