
L’addio alle scene mai…
Lo spettacolo “Dedicato”, inserito nel pieno del festival della disperazione, lascia l’amaro in bocca. E voglio essere generosa. Monologo o quasi della protagonista Ermelinda che, in un duetto metaforico col suo alter ego Olga, parla del suo tumore al seno a ruota libera: giovane e vecchia, salute e malattia, parrucca e trucco. A noi del pubblico non piace il solo pensiero del male, non ci tocca se non tocca, non in una sera calda di inizio estate, non con le stelle belle a corredo del cielo. Rompiscatole poi le persone malate, sempre a ricordare il loro, a fare scena peggio che sul palco. L’attrice recita nel testo e nella vita, la sua magrezza non è dunque figa, i suoi capelli corti non sono taglio alla moda.
Mi sono immersa nel mare in tempesta. La sera precedente avevo visto la mia amica che vive fuori dopo quasi un anno di sua latitanza. La mia amica ha un seno più alto dell’altro: sarà rioperata per sistemare la convergenza. L’ha detto ridendo e io ho sorriso di rimando. La mia amica da sempre la chiamo Ariel.
Che poi la vita si divide in salute e malattia, in sensibilità e non.
A poco vale provare a mettersi nei panni di
Il malato lo sente. Sente l’urgenza, il paradosso del quotidiano, la pelle senza pelle.
Finito lo spettacolo, si è conclusa pure la testimonianza di una giovane mamma in cura e l’intervento della senologa che purtroppo da le diagnosi, con l’occhio ai dati di guarigione.
Concluso il dramma e la farsa, eccoci a cena in allegria
In un viaggio non lontano anche uscendo da Auschwitz è finita così, in quasi ostentato piacere: la commedia.
Questo a confermare che l’essere umano è umano.
Però, se a qualcosa vale il teatro, uno specchio è stato fornito. Con le luci per vedere meglio.
Quando non si ha che dire sul palco arriva lo schianto: nudi davanti al pubblico.
Cosa cambia? Il mondo gira a prescindere, guardare però chi combatte rende il moto più lieve, più dolce, più degno.
C’era una spada affilata sul palco, la senologa ha risposto con frecce nell’arco di cura: armi in nostra dotazione.
Grazie a chi si spende, a chi cura, a chi testimonia, a chi recita per divulgare.
Grazie alle donne dello spettacolo della vita, grazie alla mia collega, alle amiche e grazie ad Ariel che si chiama così per il sorriso da favola nel mare di un affetto antico.
L’addio alle scene non è un’opzione. Mai.























