Fondato da giovani professionisti e studenti universitari, CheckPoint è un progetto giornalistico indipendente che traccia l’attività del governo italiano e monitora le promesse dei suoi componenti.

Un osservatorio, unico nel suo genere in Italia.

Il Governo Conte è in carica dal 1 giugno 2018. È il governo del “cambiamento”. È il governo degli elettori o – come prepotentemente corre in uso dire- “dei cittadini”. Funziona così: ci si scontra nella tana delle promesse. Chi fa quelle migliori, vince.

Tutto qui? No. Non può. Che democrazia sarebbe, se tutto si arrestasse alla malsana logica del baratto del voto? Democrazia non è solo scegliere per chi votare. È, anche, seguire lo sviluppo causale del proprio voto. Controllarlo. Da promessa deve farsi fatto. Altrimenti, a che sarà servito?

C’è chi se l’è chiesto. CheckPoint Promesse ( www.checkpointpromesse.it ): la promessa, più che mantenuta, che si sono fatti alcuni studenti universitari della città di Trento; l’idea di un osservatorio indipendente, nato nel settembre del 2018, che “traccia l’attività del governo italiano e monitora le promesse dei suoi componenti”. Quante promesse ci sono state fatte negli anni? Quante sono state mantenute? Chi controlla i controllori? CheckPoint, attraverso uno studio approfondito e responsabile delle fonti, regala uno strumento di controllo agli elettori. La bellezza della politica attiva. L’ambiziosa sfida di volerci stare dentro. Per capire. Per non farsi ciondolare nell’ipnotico tentativo di una democrazia apparente che potrebbe volerci estranei dalla Cosa Pubblica, accomodanti, schiavi delle promesse (non sempre mantenute).

Come funziona? Le promesse non sono tutte uguali. Checkpoint stila una classificazione:Il fact-checking è a 360 gradi. La campagna elettorale non finisce alla campagna elettorale. E allora CheckPoint è lì che, nella morsa di un controllo oggettivo e mai schierato, afferra la promessa prima che cada nella trappola dell’oblio. Quali promesse? Tutte. Dall’economia alla giustizia, dalla scuola all’immigrazione, senza dimenticare le dichiarazioni fatte in occasione dei fatti di cronaca. Nella massima trasparenza, riportano il virgolettato di ciascuna promessa, la loro fonte e l’eventuale presenza nel Contratto di governo giallo-verde.

Un po’ di numeri. Il governo in carica ha fatto più di 100 promesse: il 17% sono state mantenute, il 42% sono in corso d’opera, il 29% in attesa di sviluppo e il 12% non sono state mantenute. I settori di intervento su cui l’operato di governo si è contraddistinto con successo: nel lavoro le promesse mantenute corrispondono all’80%; nella tassazione si tocca il 43%; nella giustizia il 30%. Più fragili, invece, sono i campi di attività della cultura, dell’informazione, della pubblica amministrazione e degli esteri: soltanto un terzo delle promesse ivi fatte, sono state poi mantenute. Il 66% delle promesse fatte circa le riforme istituzionali sull’ambiente ed esteri, invece, è ancora fermo in una situazione di stallo.

A CheckPoint si sono anche chiesti quali siano i temi che avranno maggior impatto sull’imminente scenario politico che si appresta ad essere disegnato. Due su tutti: il Ddl Spazzacorrotti e la Legge di Bilancio.

Con a riguardo del primo, si segnalano quattro promesse mantenute: “il Daspo per i corrotti, l’estensione della possibilità di utilizzare l’agente sotto copertura anche per i reati contro la PA, l’aumento delle pene contro la corruzione e l’introduzione di nuovi obblighi per garantire la trasparenza delle donazioni ai partiti”.

In riferimento al secondo, invece, la sola promessa mantenuta è stato l’allargamento della massa dei risparmiatori truffati dalle banche. Presumibilmente si ritiene che saranno mantenute anche le promesse sul Reddito (e sulla pensione) di cittadinanza e su quota 100, per i quali il Governo ha già stanziato i fondi necessari.

Cionondimeno, citando direttamente CheckPoint, si apprende che diverse sono le promesse non mantenute: “la flat tax, promessa per tutte le imprese e realizzata solo per le partite IVA sotto i 65 mila euro, il taglio delle partecipate, l’abolizione di 400 leggi inutili nei primi mesi di esecutivo, lo stop al TAP, la modifica radicale del bonus per i 18enni invece riconfermato, il blocco dei tagli ai settori strategici a seguito del taglio di oltre 4 miliardi all’istruzione”.

Quali sono, invece, le promesse ancora in corso d’opera? “Le promesse per bloccare il finanziamento pubblico ai mass media, lo sblocco delle liste d’attesa, lo stop ai vitalizi ed il taglio alle pensioni d’oro, l’innalzamento della pensione di invalidità, le misure di implementazione della mobilità elettrica, le assunzioni straordinarie per le Forze dell’ordine”.

Si potrà disquisire sul contenuto delle promesse, ma questo resta nel dominio dell’opinabilità. Resta il fatto che chi promette, magari facendo abbondante uso di una retorica fine a se stessa, deve essere poi chiamato a dar conto del suo operato agli elettori. Checkpoint lo fa, e a meraviglia. A noi di Odysseo non resta che augurare loro di perseverare nel sogno di una politica partecipata, di una politica di tutti. Sappiamo che lo faranno. D’altronde, “ogni promessa è debito”!