«Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza»

(Dante Alighieri da La Divina Commedia, lnferno, canto XXVI)

«Se nella storia compare una pistola, questa prima o poi sparerà»

(Anthon Cechov)

Di queste ore è il “pasticciaccio brutto” che s’è incistato attorno al caso Roggero.

Per quei pochi che non ne avessero contezza, perché in vacanza su Marte, si tratta della condanna, con sentenza definitiva da parte della Corte di Cassazione, del gioielliere che, nel 2021, dopo essere stato rapinato e aver assistito impotente all’immobilizzazione, tramite legatura, di moglie e figlia, da parte di tre criminali armati (poi si scoprirà di una scacciacani) alla pena di anni quattordici e mesi nove di reclusione per aver ammazzato due  dei tre aggressori e averne ferito il terzo (per non farsi mancare nulla, aveva anche preso a calci i corpi delle vittime).

Sono successe due cose, ad avvenuta conoscenza del dispositivo della sentenza, ma non ancora della sua motivazione: la prima è stato il putiferio scatenato dal generale Vannacci e compagnia cantante (ormai è il leader di Futuro Nazionale a dettare la linea a destra) che ha dato addosso a quei cattivoni dei magistrati di sinistra perché non hanno assolto il reo per legittima difesa.

La seconda è stata quella di invocare la grazia (come fosse una sorta di quarto grado di giudizio) per Roggero (l’ha fatto lui stesso dichiarando che se per l’igienista dentale di Berlusconi Mattarella s’è scomodato, perché non per lui?).

Per tacer di Nordio, a tutt’oggi ministro della Giustizia, che ha avviato l’iter per la concessione dell’atto di clemenza presidenziale, salvo essere convocato al Quirinale, dal suo inquilino, allo scopo di ricordare allo smemorato che la Grazia è atto di iniziativa del Presidente della Repubblica.

Ma entriamo nei dettagli.

Roggero, checché ne dicano quelli che (s)ragionano di legittima difesa, non ha agito in costanza di questa esimente poiché, ai sensi dell’art. 52 del codice penale, come modificato, per volontà della Lega di Salvini, nel 2019, ha sparato ai criminali, non certo “all’interno di … luogo ove venga esercitata un’attività commerciale”, bensì per strada, dopo un affannoso inseguimento.  Né il pericolo per lui e i suoi familiari era ancora attuale, poiché i tre balordi erano scappati dal luogo della rapina, ovvero la gioielleria.

Dunque, mancando questi due elementi (tutti gli elementi previsti dalle fattispecie penali devono essere presenti e verificati), non può invocarsi la legittima difesa. Se invece, avesse agito all’interno dei locali della sua azienda, dove era autorizzato ad usare l’arma detenuta, ma non fuori, il Roggero avrebbe potuto giustamente invocare la scriminante in discorso.

E, a proposito dell’arma, gli era stato inibito di usarla fuori del perimetro aziendale per un precedente del 2005, con patteggiamento a due mesi di prigione, poiché, nottetempo, si era recato armato a casa dell’allor fidanzato della figlia puntandogli la pistola alla tempia, come anche ai genitori del ragazzo, poiché il giovane aveva, qualche ora prima, schiaffeggiato e subito dopo tentato di investire la ragazza che l’aveva tradito.

Il ragazzo, certamente una persona da evitare, ma il Roggero non da meno!

Deve essere un tipo fumantino, con reazioni decisamente forti e prive di una qualche forma di autocontrollo. Uno che non le manda a dire e che preferisce farsi giustizia da sé piuttosto che rivolgersi alle forze dell’ordine.

E magari un fan del Far West e del Giustiziere della notte, plasticamente interpretato dall’indimenticabile Charles Bronson.

E allora perché Vannacci e camerati hanno alzato tutto ‘sto polverone che non ha nessun fondamento giuridico?

Per buttarla in caciara, ovviamente. E per distrarre gli italiani dai veri problemi del Paese che non solo non vengono risolti, ma incancreniscono.

E, d’altro canto, il gioco viene facile, poiché noi italiani siamo emotivi, irrazionali, istintivi. E una certa politica sa bene, perché i suoi maggiorenti non sono affatto stupidi, quali leve azionare per attivare il consenso.

Che poi noi italiani si sia facili prede di chi vellica i nostri istinti peggiori, personalmente, lo attribuirei allo scarso senso di responsabilità che caratterizza i nostri costumi (è sempre colpa degli altri e mai la nostra) che deriva da scarsa istruzione ed incultura e da punto senso di appartenenza  al consesso sociale.

Siamo stati a lungo un popolo di analfabeti (e oggi regna un tragico analfabetismo di ritorno), poco desideroso di conoscenza diretta, soggiacendo alla mediazione dell’ipse dixit, tipo il prete con le sacre scritture, laddove i Paesi di cultura protestante leggevano a tavola la Bibbia, ergo era loro dovere imparare a leggere.

Quanto poi alla questione della Grazia, secondo l’interpretazione autentica della Corte Costituzionale in una fondamentale sentenza del 2006, di cui abbiamo già parlato in passato, questa è di spettanza esclusiva del capo dello Stato, a pena già parzialmente scontata dal reo che si intende beneficiare, di un reo pentito del gesto commesso, e di una pena troppo gravosa per la condizione personale del recluso.

Quindi tra qualche anno, motu proprio, il Presidente che sarà in carica potrebbe legittimamente concederla.

Ora, avrebbe tutti i crismi di una sconfessione dell’operato, peraltro corretto,  dei magistrati, e quindi di un vero e proprio conflitto tra poteri dello Stato.

E, peraltro, finirebbe per essere letto come una sorta di “tana libera tutti”, ovvero fatevi tutti giustizia da soli che non vi succede niente. Un vero e proprio sdoganamento del Far west e la sepoltura definitiva dello Stato di diritto (in cui, invece, vale, per la giustificazione dell’esistenza delle leggi, il brocardo “ne cives ad arma adveniant”).

Però qui non si può tacere che la responsabilità di questa richiesta fuori luogo della Grazia per Roggero è tutta del Presidente Mattarella.

Quando decise di accogliere la domanda di clemenza della signora Minetti, che non la meritava, non valutò abbastanza le conseguenze. Né alcuno del suo entourage glielo fece notare.

A forza di rivestire di sacertà la figura del Capo dello Stato, (e non si capirà mai il perché),   se n’è fatto un uomo solo.

È un peccato capitale che in democrazia non deve mai accadere.


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