Le campane tibetane, strumenti sonori per attraversare il nostro essere profondo: a tu per tu con Angela Germoglio, Operatore Olistico

Ciao Angela, “Massaggio Sonoro”: suona strano…

Posso comprenderlo. Eppure, la parola ‘massaggio’ evidenzia come le vibrazioni prodotte da uno strumento musicale, attraverso le onde sonore, ‘tocchino’ il corpo fisico attraversandolo.

Il massaggio sonoro è un metodo olistico per la sua capacità di trattare e toccare l’essere umano in ogni sua parte: fisica, energetica, mentale, emozionale, spirituale.

Cosa sono le campane tibetane?

Le campane tibetane sono degli “strumenti” sonori. Ciò che si conosce è che venivano usate nella religione pre-buddista e sciamanico-animista del Bön.

Inoltre erano presenti all’interno dei monasteri buddisti anche se non ci sono testi in cui si fa riferimento al loro uso: tutto veniva tramandato da maestro ad allievo a voce.

E solo dopo l’occupazione cinese in Tibet le campane tibetane sono giunte in Occidente.

Sono chiamate anche ciotole sonore per la loro forma a ciotola appunto, hanno dimensione e spessore differenti.

Sono fatte di metallo, di ben 7 metalli differenti e venivano costruite a mano.

Come si usano?

Le campane tibetane per produrre il suono vengono percosse da un batacchio. A differenza, però, di quelle occidentali che hanno il batacchio all’interno e producono un suono che è possibile ascoltare da lontano perché sia gradevole, le campane tibetane vengono percosse dall’esterno e producono un suono morbido e un timbro più caldo e diffuso.

Si possono appoggiare direttamente sul corpo della persona distesa oppure è possibile farle risuonare accanto alla persona che può essere distesa o seduta.

Le vibrazioni che il suono produce sono molto benefiche sulla persona che le riceve.

Parlaci allora dei benefici e di chi può ricevere questo tipo di trattamento

Il massaggio sonoro stimola e risveglia un ascolto fisico più profondo che non si limita al puro fenomeno acustico che coinvolge il senso dell’udito, ma coinvolge tutto il corpo. La capacità di ‘ascoltare’ è presente in tutto il corpo: muscoli, ossa, sangue, pelle, liquidi e tutta la materia di cui siamo fatti.  Ogni parte del corpo vibra ad una frequenza detta “frequenza naturale”.

Le cause di ‘alterazione’ di queste frequenze possono essere varie, ad esempio: traumi fisici o emotivi, assunzione di sostanze tossiche, stress, insonnia, esposizione a lungo termine di inquinamento acustico o elettromagnetico…

Attraverso il principio di ‘risonanza’, l’operatore olistico può riarmonizzare l’organismo riportandolo alle sue frequenze naturali.

La storia occidentale ha portato alla visione dell’uomo in scomparti, al dualismo antropologico su cui si basa la medicina allopatica. Con le pratiche olistiche, come il massaggio sonoro, si agisce attraverso le vibrazioni sonore intese come il ‘mediatore analogico’ che permette di “guarire” queste separazioni.

Al di là delle specificità a cui ho accennato sopra, al massaggio sonoro si può sottoporre chiunque desidera entrare in contatto con un ascolto più profondo di Sé. L’ascolto profondo richiede un Silenzio interiore. Il silenzio profondo è la calma che mette a tacere il chiacchiericcio mentale che logora e ruba energia, producendo stanchezza fisica e mentale. Le vibrazioni e il suono delle campane tibetane sono uno meraviglioso strumento di depurazione mentale, fisica ed energetica.

Chi può praticare il massaggio sonoro?

Si chiama Operatore Olistico colui che pratica le Discipline Olistiche e il massaggio sonoro rientra tra queste. Occorre dunque un percorso di conoscenza e formazione che avviene attraverso corsi specifici.

Chi volesse saperne di più?

Può contattarmi direttamente via mail ([email protected]) o sulla pagina facebook “Associazione Il Suono”.


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Paolo Farina
La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba.Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...

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