Lo diceva Bukowski, lo insegna la vita…

Quanto sono brave le istituzioni e molte singole persone! Coniano persino parole nuove per indicare i ciechi, i sordi, gli zoppi e tutti quelli che vengono colpiti dal cancro, dalla sclerosi multipla, dall’alzheimer, dal parkinson. Ecco alcuni salvifici lemmi: “non vedente”, “non udente”. Che fanno venire la nausea agli interessati! Delicate e creative, le perifrasi: “malattia del secolo”, “patologie della senilità”. La sensibilità dei creativi linguisti, cioè la nostra, (da non credersi!), è veramente toccante!!!  Non amano la crudezza delle parole, ma la levità. Da rimanere imbambolati!

Che cosa, invece, di concreto viene fatto per le persone fragili? È tutta un’altra storia. Deprimente ad ampio spettro. Istituzioni pubbliche, partiti, sindacati e fondazioni, spesso ci speculano e lucrano, per fini corruttivi, e di compagni di cordata ne trovano parecchi, a partire da medici voraci ed ingorde case farmaceutiche. Gli zoppi, quindi, continuano a rimanere tali, così i ciechi, i sordomuti e gli affetti da tutte patologie devastanti ed autoimmuni! Che, per fortuna degli uni e scoramento degli altri, nei prossimi anni dovrebbero aumentare a dismisura, a causa dei perversi modelli proposti da una propaganda diabolicamente scientifica e l’efferato stile di vita in cui si precipita. Quasi inesorabilmente.

Da parte dello Stato, una visita collegiale, una generosa pensioncina, e… l’Italia così può far parte, a pieno titolo, del novero dei paesi civili. Per il diritto, quello formale. Molto limitati, invece, sono gli investimenti della sanità pubblica per permettere alla gente, la cui vita è compromessa da problemi di abilità o di salute di ritornare ad acquisire la funzione smarrita o la salute in forse.

Le finanze della collettività, (Non lo capisci? Sei proprio “intufato”!) servono per acquistare, a tutto spiano, armi e munizioni, di altissima tecnologia, che uccidono indiscriminatamente e creano morti e patologie sul campo di guerra. Nello Yemen stanno morendo decine di migliaia di cittadini con le armi che l’Italia fornisce all’Arabia Saudita, ed il parlamento italiano recentemente si è opposto all’embargo.

Per far crescere il PIL, all’infinito. Offrendo servizi inutili e facendo produrre merci tossiche. Facilitando, così le mille forme di inquinamento, da cui discendono secchiate di invalidità e sofferenze nostrane. Tutto razionale e civile! De-mo-cra-ti-co!

“Duole il cuore, ma, purtroppo, così va la vita, è sempre stato cos’” si dischiara con sfacciataggine ipocrisia e cinismo. A scapito di civili, donne, bambini ed anziani che hanno un’altra forma di occhi o colore della pelle. Non si riesce proprio ad immaginare ed a mettere in campo un alternativo progetto di società.

Che fa la gran parte delle singole persone per aiutare tutti quelli che si trovano in difficoltà? Molto poco, in verità, pur essendo, spesso, critica nei confronti delle istituzioni, esibendo un becero moralismo. Quindi, le famiglie colpite sono lasciate sole, perché Il senso di solidarietà si è dileguato nell’aria. Tutt’al più viene elargita, dall’alto in basso, una parola di commiserazione, e si torna ai propri affari. La società patriarcale possedeva mille difetti, ma fondamentalmente era più umana.

Un giorno seguivi una conferenza su Corso Garibaldi. A Barletta. C’era Peppino G. un sant’uomo che da una vita si dedica agli altri con una semplicità ed un coinvolgimento da capogiro. Guai se ti permettessi di scrivere un articolo su di lui, perderesti la sua amicizia! Si era preso cura di un cieco. Te lo presentò. Il civile e generoso gesto fu un salutare pugno nello stomaco. Per te. Per comprendere il rapporto da stabilire con quelli che non appartengono alla tua famiglia nucleare.

In un’altra occasione, incontrasti un bancario, Ruggiero E., divenuto amico, dopo avergli tamponato la vettura. Utilizza il sabato o la domenica per aiutare i vecchietti nello sbrigare faccende burocratiche o accompagnarli in chiesa per la messa. Altro pugno! Ma tu, in pratica, non ti svegliavi dal torpore! E che dire dell’ex macchinista Peppino D. che da vent’anni provvede spesso a fare la doccia a disabili, ripara carrozzelle, fa l’autista o prepara pane e pizze? E di Gemma D. che ogni sabato raggiunge Pescara per dare una mano agli ammalati di leucemia? “Brava, brava!”, commenti!  Persone, invisibili, di cui la società, quella veramente civile e democratica, può andare orgogliosa! Ma tutto finisce lì.

Ieri, è arrivato il giorno del tuo risveglio dal torpore ancestrale. In precedenza, Luciano, amico di vecchia data, ti aveva telefonato, voleva parlarti. Vi siete incontrati e senza preamboli, da uomo di poche parole che viene dalla montagna, ti ha detto: “Mimmo, ho l’alzheimer! Mi puoi aiutare?” Ti sono cadute le braccia, alla terribile notizia, ma secco hai risposto: “Certo!”

Lo hai raggiunto a casa sua, il giorno seguente. Avevi portato con te un libro di novelle di Pirandello, insieme ne avete letto due pagine. Vi siete divertiti. I suoi occhi brillavano, il sorriso si trasformava in una compiaciuta risata saltellante. Poi, con la tua vettura avete raggiunto la spiaggia di levante ed a piedi vi siete incamminati lungo il molo, percorrendolo interamente fino a raggiungere il faro rosso. “Sul mare luccicava l’astro d’argento, placida era l’onda, prospero il vento…”

Durante la passeggiata, Luciano ha notato uno smatphone smarrito. Lo hai raccattato. Avete chiesto alle poche persone incontrate se per caso avessero perso un cellulare. Mano alla tasca per la verifica e… scuotimento del capo. Finalmente vi siete imbattuti nel proprietario, un pescatore, occasionale, Vincenzo, il papà di Valentina, nome che appariva sul display tutte le volte che lo smartphone squillava, e voi non sapevate farlo funzionare!

Al ritorno, il cielo si era parzialmente coperto di nuvole. Ma non erano minacciose. Per te! Per Luciano, invece, da un momento all’altro doveva piovere. Aveva paura! Lui che di notte con i cani braccava la selvaggina sugli aspri dirupi e nelle nereggianti forre dell’Abruzzo. Non aveva paura allora neanche dei temporali più sconvolgenti. Faticavi, perciò, a tenere dietro al suo passo, ridivenuto atletico, come una volta. Avete raggiunto i pressi del Castello, da dove partiva una manifestazione contro l’inquinamento. Non potevi fermarti più di tanto. Con Luciano. Se lo avessi smarrito, da solo non sarebbe stato in grado di ritornare al suo covile umano.

Poi, a casa dell’amico. Maria, la sua compagna, era uscita. Al suo ritorno, è rimasta stupita e compiaciuta nel vederlo sorridente. Ti hanno invitato a cena. Hai accettato, il minestrone andava bene per te, vegano per grande consapevolezza culturale ed esperienziale Avete assieme cercato di definire un percorso salutistico che affianchi quello terapeutico della medicina ufficiale.

A fine serata, hai ringraziato Maria che con molta abnegazione si sta prendendo cura della persona che ama, il tuo amico. Poi, “Grazie, Luciano, per la bella serata che mi hai regalato” gli hai detto salutandolo. Scendendo le scale hai pensato ad alta voce: “Che splendida serata!  È stata più soddisfacente di una pizza con gli amici. Di una partita di calcio di ragazzi. Di un film entusiasmante. Di un libro coinvolgente.”  “Non è forse questa”, ti sei detto, “la vera politica, o solidarietà, che dir si voglia, rispetto a quella verbosa, salottiera ed autoreferenziale, che da sempre pratichi?” E poi hai aggiunto, con Bukowski: “Si deve morire un po’ di volte, per cominciare a vivere davvero.”


Fontehttps://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/7/70/Charles_Bukowski_art.jpg/1280px-Charles_Bukowski_art.jpg
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Domenico Dalba
Percorso scolastico. Scuola media. Liceo classico. Laurea in storia e filosofia. I primi anni furono difficili perché la mia lingua madre era il dialetto. Poi, pian piano imparai ad avere dimestichezza con l’italiano. Che ho insegnato per quarant’anni. Con passione. Facendo comprendere ai mieli alunni l’importanza del conoscere bene la propria lingua. “Per capire e difendersi”, come diceva don Milani.Attività sociali. Frequenza sociale attiva nella parrocchia. Servizio civile in una bibliotechina di quartiere, in un ospedale psichiatrico, in Germania ed in Africa, nel Burundi, per costruire una scuola.Professione. Ora in pensione, per anni docente di lettere in una scuola media. Tra le mille iniziative mi vengono in mente: Le attività teatrali. L’insegnamento della dizione. La realizzazione di giardini nell’ambito della scuola. Murales tendine dipinte e piante ornamentali in classe. L’applicazione di targhette esplicative a tutti gli alberi dei giardini pubblici della stazione di Barletta. Escursioni nel territorio, un giorno alla settimana. Produzione di compostaggio, con rifiuti organici portati dagli alunni. Uso massivo delle mappe concettuali. Valutazione dei docenti della classe da parte di alunni e genitori. Denuncia alla procura della repubblica per due presidi, inclini ad una gestione privatistica della scuola.Passioni: fotografia, pesca subacquea, nuotate chilometriche, trekking, zappettare, cogliere fichi e distribuirli agli amici, tinteggiare, armeggiare con la cazzuola, giocherellare con i cavi elettrici, coltivare le amicizie, dilettarmi con la penna, partecipare alle iniziative del Movimento 5 stelle.Coniugato. Mia moglie, Angela, mi attribuisce mille difetti. Forse ha ragione. Aspiro ad una vita sinceramente più etica.