
“Tutto da capire” è il nuovo album di Misga (al secolo, Michele Sgaramella), disponibile da venerdì 12 dicembre in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming digitale per Mosho Dischi, distribuito da Artist First. “Tutto da capire” è un viaggio interiore che si trasforma in ritratto generazionale, con affetti che si sgretolano, speranze che restano aggrappate al futuro e una domanda che ritorna come un mantra: ne vale davvero la pena? Ogni brano rappresenta una tappa di crescita: il vento del cambiamento, il confronto con la madre, il ritorno a casa, il desiderio di riscatto, fino ad arrivare all’accettazione che nasce quando smetti di pretendere risposte e inizi semplicemente ad ascoltare. A raccontarsi, in questa intervista, è lo stesso Michele:
Ciao, Michele. Da quale esigenza e/o urgenza nasce il tuo nuovo album “Tutto da capire”?
Dobbiamo emergere, il tempo vola, a volte anche piacevolmente, ma abbiamo bisogno di far sentire la nostra voce. Questa confusione va spazzata via da certezze. La mia esigenza è quella di lasciare il segno, ad ogni costo.
In che modo il viaggio interiore del disco si trasforma in ritratto generazionale?
Sono figlio del mio tempo e ogni tempo ha il suo punto di vista.
Faber diceva che c’era poco merito nella virtù e poca colpa nell’errore, che la distinzione tra virtù e colpa è solo un punto di vista e che non riusciamo a comprendere i valori delle nuove generazioni solo perché siamo troppo affezionati ai nostri. Noi siamo l’inizio del futuro. Lo stato potenziale, dipende tutto dalle nostre azioni. Tutto da vivere, da capire.
Cosa ti ha spinto a far conciliare alternative pop e sfumature elettroniche, costruendo un equilibrio fra synth e arpeggiatori con chitarre e scrittura cantautorale, in un mix tra radici e modernità?
Nel nuovo percorso creativo che mi ha portato alla realizzazione di questo disco, ho dovuto cambiare completamente il team di lavoro e, grazie al lavoro corale della mia nuova etichetta, Mosho dischi, ho avuto la possibilità di collaborare in studio con artisti che prima non conoscevo o conoscevo solo di fama, e quindi di approcciarmi a nuove vibes. Abbiamo ragionato tanto sulla scrittura della musica, sugli arrangiamenti e sulle parole. È un lavoro meticoloso, frutto di lunghe sessioni in studio, lunghe pause per far decantare le idee e tanto spirito di collaborazione.
Giusto per citare qualche nome, per la musica, oltre al supporto operativo e musicale e morale di mio fratello Nicola, ho avuto il privilegio di farmi supportare da due arrangiatori: Francesco Stefanelli di Mosho che ha diretto tutto il lavoro di composizione e arrangiamento. Gaetano Camporeale (storico tastierista di Caparezza) che ha seguito fin dall’origine queste nuove canzoni, mettendo a disposizione la sua lunga esperienza. Vienna, al secolo Cristiana D’auria, giovane cantautrice di Mottola che, oltre a scrivere le sue canzoni, ha collaborato nella scrittura dei testi di alcune mie canzoni dell’album.
Non posso non citare i musicisti: Giuseppe Sorressa alla batteria, Danilo Cataletto alla chitarra, Filippo Tosto al basso, Diego Passaro il fonico, Margherita e Lorita che hanno suonato gli archi su alcune canzoni, l’intercessione del caro amico Don Lisi in Fammi venire alla tua festa e tante altre partecipazioni di artisti pugliesi.
L’unico e ultimo step che non è stato fatto in Puglia per questo disco è il processo di mix e mastering, eseguito a Milano ma comunque da un pugliese Doc, Carlo Madaghiele, che vanta collaborazioni con Calibro 35, Anna Castiglia e altri.
Cosa risponderesti se un giovane musicista ti chiedesse “ne vale davvero la pena”?
Secondo me vale sempre la pena finché siamo in vita, fino a quando dentro brucia quella voglia.
Auguro ai ragazzi di avere sempre fame, di non aver paura di sporcarsi le mani e di non aver paura di fare qualcosa che non faccia parte delle proprie ambizioni. È tutta esperienza che prima o poi porta comunque i suoi frutti.
Sporcarsi le mani, in qualunque ambito, non è mai cosa sbagliata.
I sogni vanno custoditi, preservati e sudati. Con la mia esperienza posso dire che solo con questo mood sono riuscito a realizzare qualche sogno, perciò mi auguro di vedere sempre giovani musicisti e artisti affamati e operativi.
Ne vale la pena, sì!
























