L’anacronistica missione di 007

Bond. James Bond. L’abbiamo ascoltato decine di volte, 25 per l’esattezza, ce l’hanno ripetuto sul grande schermo attori immensi, bellissime donne, efferati antagonisti dal cuore duro ma caricato di plateale verve tragicomica. Bond. James Bond. Ognuno ha il suo preferito: dallo charme di Sean Connery e Roger Moore alla sensualità di Pierce Brosnan e Timothy Dalton fino alla recentissima ostentazione fisica di Daniel Craig.

No time to die, questo il titolo dell’ultimo capitolo che starà facendo rivoltare nella tomba, o nel calamaio, la penna di Ian Fleming. We have all the time in the world canta Louis Armstrong nella pellicola diretta da Cary Fukunaga e, in effetti, a ben vedere, l’elemento temporale nella saga diventa fondamentale per delimitare un pre e un post 007.

Tralasciando la meravigliosa e suggestiva cornice di Matera, unico dettaglio degno d’espressione artistica del film, il nostro eroe pare sublimarsi con superpoteri che gli permettono di volare, schivare proiettili in salsa Matrix, prevedere il futuro manco fosse il mago Otelma e unire popoli in barba a Garibaldi.

Pensateci, il suo personaggio aveva un senso nel primo dopoguerra quando al cinema potevamo ammirare innovazioni tecnologiche, risorse all’avanguardia e auto maggiorate. Oggi che l’hi-tech ha superato i limiti della fantasia, 007 rappresenta un action come tanti altri, anzi, con il rischio fondatissimo di scadere nel pathos computerizzato e poco realistico.

Il tempo. Kronos e Kairos. Qualità e quantità fruibili da un pubblico sempre più esigente. Ma se questo serve a prepararci a novità sociali, bè allora la Spectre ha le ore contate, perché adesso dietro quel numero, 007, c’è una donna di colore. A dimostrazione del fatto che per la speranza ci sia sempre tempo.


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Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.

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