Era il 1 febbraio del 1979 quando l’Ayatollah Ruhollah Khomeini scendeva le scalette dell’aereo che da Parigi lo riportava a casa, in Iran.

È una delle foto simbolo della Rivoluzione Iraniana di 40 anni fa, insieme alla folla festante che per le strade di Teheran accoglie il Padre della rivoluzione, tornato dopo 15 anni di esilio vissuti tra l’Iraq, la Turchia e la Francia.

Pochi giorni prima Reza Pahlavi, Scià di quello che era ancora noto come Regno di Persia, era partito per l’America, e l’Iran aveva dato il via alla sua Rivoluzione.

L’Iran pre-Khomeinista era un paese forte e stabile, l’alleato degli Usa nella Regione, esportatore di petrolio e in floride condizioni economiche, avviato a uno stile di vita più vicino all’Occidente che ai reali sentimenti di una parte cospicua della popolazione sciita. Quella popolazione che, caldeggiata dal clero sciita e dal vecchio Ayatollah in esilio che parlava al suo paese con audiocassette, incitava gli iraniani seguaci di un’Islam puro, a protestare e cacciare lo Scià troppo vicino all’occidente e a una visione capitalistica della società.

Le speranze di laicità e modernità per la patria dello sciismo svaniscono di fronte all’uomo dallo sguardo profondo che per dieci anni sarà Guida Spirituale della Repubblica Islamica di Iran.

Nel giro di qualche settimana Khomeini indice le elezioni. Il Regno di Persia cessa di essere di una monarchia. È la terza Repubblica Islamica del mondo, l’unica sciita. L’Ayatollah diventa Guida Suprema, non solo guida spirituale ma anche massima carica dello stato. Al suo fianco, allora come oggi al fianco del successore di Khomeini, l’Ayatollah Ali Khamenei, i Pasdaran, ovvero i Guardiani della Rivoluzione, una sorta di esercito privato della Guida Suprema, un corpo paramilitare che vigila sulle istituzioni e sui  principi della Rivoluzione.

Da Qom, suo quartier generale, la Guida Spirituale impone agli iraniani la propria visione dell’Islam e della società. È bandita la musica, gli alcolici, le donne sono obbligate ad indossare il Jihab, il velo integrale. Sono vietati aborto e divorzio, le bambine possono contrarre matrimonio a 9 anni. Gli oppositori al nuovo governo e alla Guida Suprema, insieme agli ex collaboratori dello Scià, saranno perseguitati e condannati con processi sommari. Migliaia costretti all’esilio.

Dalla sua residenza la Guida Suprema sentenzia una Fatwa di condanna a morte contro lo scrittore Rushdie reo di aver bestemmiato Allah in un suo romanzo.

La rivoluzione iraniana è la rivoluzione khomeinista. Il ritratto della Guida Suprema è ovunque, l’ Ayatollah è osannato come un Dio. In pochi anni, i progressi sociali e le libertà civili avviate da Pahlavi vengono spazzati via dal ritorno a una società basata unicamente sul Corano. 40 anni dopo l’inizio della Rivoluzione, in Iran sono ancora vietati gli alcolici, le donne – anche le non mussulmane devono coprirsi il capo.

Ad essere cambiato radicalmente, 40 anni dopo il ritorno di Khomeini, è il ruolo dell’Iran nella regione e i rapporti che l’ex Regno di Persia ha con gli Usa. L’inizio della Rivoluzione iraniana portò la Repubblica Islamica ad entrare in competizione con l’Arabia Saudita per il predominio sulla regione, dividendo, di fatto l’universo islamico nei due blocchi politici che conosciamo oggi. L’Iran modello e protettore di tutte le minoranze sciite, e la monarchia saudita- nuova alleata degli Stati Uniti e maggior rappresentante dei mussulmani sunniti.

Ad aprire le ostilità e rendere nemici per 40 anni gli ex alleati– e non abbiamo motivo di ritenere che le cose cambieranno fino a quando alla Casa bianca siederà Donald Trump- fu il celebre episodio noto come “Crisi degli ostaggi in Iran”.

Alcuni studenti islamici e Pasdaran avevano preso in ostaggio, nel novembre del 1979 all’interno dell’Ambasciata americana di Teheran 54 persone. A scatenare le proteste anti americane era stata la presenza dello Scià negli Usa per cure mediche. Gli studenti, che nel frattempo avevano ottenuto l’appoggio di Khomeini, chiesero la consegna dello Scià come condizione per il rilascio dei prigionieri. Il Presidente Carter rifiutò lo scambio. Si tentò anche un’operazione militare aerea per la liberazione degli ostaggi, ma la stessa fallì. I prigionieri furono rilasciati dopo 444 giorni ma da quell’episodio, drammatico, la geopolitica della regione e del mondo è cambiata per sempre.

Da allora, per la Repubblica Islamica, gli Stati Uniti sono “Il grande Satana del mondo”.


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