Regia di Peter Farrelly, con Viggo Mortensen e Mahersahala Ali

A ragione questo film, che sta spopolando nelle sale cinematografiche di tutt’Italia, ha meritato di vincere 3 Golden Globes e vanta 5 candidature agli Oscar (miglior film, miglior attore protagonista, miglior attore non protagonista, miglior sceneggiatura originale, miglior montaggio) e 4 candidature a Bafta.

Il “Negro Motorist Green Book”, da cui è estrapolato il titolo, è una guida, un manuale, un vademecum contenente, per ogni stato degli USA, l’elenco degli alberghi, dei ristoranti, dei luoghi di ritrovo, dei locali, dei teatri, accessibili alle persone di colore intenzionate a trascorrere una vacanza rilassante, senza incorrere nel rischio di incontrare i bianchi e di vivere esperienze incresciose, umilianti e lesive della dignità umana. E’ indispensabile specialmente per gli automobilisti afroamericani che scelgono di andare nel profondo Sud, quello del Ku Klux Klan, che ancora oggi rifiuta il diverso.

La vicenda, ambientata negli anni Sessanta, precisamente nel 1962, quando i fratelli Kennedy e Martin Luther King cercano di costruire un mondo nuovo, battendosi contro la discriminazione razziale e i tabù nei confronti della gente di colore, si basa sulla storia vera di Shirley, un virtuoso della musica classica, e del suo autista, che temporaneamente lo accompagna, per una serie di concerti, nel viaggio attraverso le principali città delle regioni meridionali.

A New York City l’italo-americano Tony Vallelonga, detto Tony Lip, fa il buttafuori al Copacabana, ma il locale deve chiudere per due mesi per lavori di ristrutturazione. Tony, che ha moglie e due figli, deve trovare il modo di sbarcare il lunario fino alla riapertura del night. L’occasione buona si presenta nella persona del dottor Donald Shirley, un musicista che sta per partire per un tour concertistico, con il suo trio, attraverso gli Stati del Sud, dall’Iowa al Mississipi, e che ha bisogno di un autista. Peccato che Shirley sia afroamericano, in un’epoca in cui la pelle nera non è ben vista, e che Tony, italo-americano, cresciuto con l’idea che i neri siano esseri inferiori, abbia sviluppato verso di loro una buona dose di razzismo.

Il viaggio è reale e metaforico al tempo stesso: geografico, nel concreto significato del termine, perché le esibizioni del trio prevedono l’attraversamento di territori sterminati, con estesi boschi, colture diversificate, paesaggi variegati, deserti suggestivi, città, paesi e case di ricchi proprietari terrieri; metaforico in quanto si dipana tra le ipocrisie dei più e la progressiva, reciproca conoscenza dei due protagonisti, complementari ed antitetici al tempo stesso. Shirley, infatti, parla molte lingue, è culturalmente raffinato, elegante nell’abbigliamento, eticamente ineccepibile nei comportamenti, perfetto nella scelta delle parole e delle espressioni lessicali, alieno da volgarità e bassezze. Lip, al contrario, non ha studiato, si esprime con un pesante accento del Bronx e con un linguaggio gergale “impreziosito” da parole pseudoitaliane, preferisce i fast food ai ristoranti, tra i cibi predilige il pollo fritto, che mangia usando sistematicamente le mani, scaraventa le confezioni di bevande dal finestrino, ruba, quando può, souvenir dalle bancarelle dei distributori di carburante, veste in modo pacchiano e, all’occorrenza, non esita ad attaccare briga di fronte ad ingiustizie vere o presunte; ma, anche per questo, è l’uomo giusto per accompagnare il bravo pianista e risolvere, con modi bruschi e talora violenti, i tanti problemi che l’improbabile duo incontrerà lungo il cammino.

Tuttavia l’italoamericano, zotico ed insofferente delle regole, ma di buon cuore e dotato di un senso innato della giustizia, e il musicista nero, colto e misurato, compiono, on the road, un percorso di revisione, ciascuno sui propri parametri mentali e comportamentali, nonché sugli stili di vita; percorso che registra, alla fine dell’esperienza, la reciproca crescita e maturazione. Tony Vallelonga dovrà imparare dal suo compagno di viaggio e di avventure che le botte, le smargiassate, i piccoli imbrogli, le “stronzate” lo tengono ancorato al gradino più basso della scala sociale e non gli consentono di elevarsi, mentre Shirley si renderà conto che non potrà rinnegare la sua “negritudo” e dovrà smettere di guardare con sufficienza, quasi come corpi estranei, le persone del suo colore.

Per i protagonisti non conta la meta, ma il cambiamento quasi genetico, all’insegna della comprensione e della comunicazione, del rispetto e della condivisione.

Al regista va riconosciuto il merito di attraversare gli stereotipi razziali senza negarli, costruendo una storia che è “per tre quarti commedia esilarante e per il restante quarto dramma ancora attuale”: una storia umana, piena di sentimento, con una misura non trascurabile di coraggio e dignità e con una coppia di attori talentuosi. Un film, insomma, che fa bene all’anima e che è consigliabile ad adulti e bambini.


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Sono Rosa Del Giudice, già docente di italiano e latino presso il Liceo Scientifico "R. Nuzzi" di Andria dal 1969/70 al 1998/99 e, ancor prima, docente di italiano e storia presso l'ITIS "Sen. Jannuzzi" di Andria. Attualmente sono la rappresentante legale del Centro di Orientamento "don Bosco", che dal 1994 è un'Agenzia Educativa molto presente sul territorio andriese in quanto si occupa di temi pedagogici ad ampio spettro, promuovendo ed organizzando, prioritariamente, attività in due ambiti: l'orientamento scolastico nelle ultime classi delle secondarie di 1° grado, finalizzato a ridurre il fenomeno della dispersione; la formazione dei docenti, che la L.107 su "La Buona Scuola" opportunamente considera come obbligatoria, permanente e strutturale. Non lesino il mio contributo all'interno di Associazioni che si battono per il perseguimento del bene comune ed il riconoscimento dei diritti a quanti vivono nelle periferie esistenziali del mondo.