
Il nuovo libro di Yuleisy Cruz Lezcano
Crimini della sicurezza di Yuleisy Cruz Lezcano è un libro necessario. Non perché aggiunga nuovi numeri alle statistiche sugli infortuni sul lavoro, ma perché compie un gesto assai più raro: restituisce un volto, una storia e una dignità a chi troppo spesso viene ridotto a una riga di cronaca. L’opera si muove lungo un confine delicato tra narrazione civile, testimonianza e poesia. Ogni capitolo racconta una vicenda reale: uomini e donne morti mentre lavoravano, giovani che avevano ancora il futuro davanti, madri, padri, figli, migranti, pensionati costretti a continuare a lavorare. Accanto alla ricostruzione delle loro storie, l’autrice inserisce testi poetici che non fungono da semplice commento lirico, ma diventano un secondo linguaggio del dolore, capace di dare voce a ciò che la cronaca non riesce a esprimere.
La forza del libro risiede proprio in questa doppia natura. Da una parte c’è il rigore della testimonianza: nomi, luoghi, date, dinamiche degli incidenti; dall’altra una scrittura che cerca ciò che resta dopo la tragedia, entrando nelle case, nei silenzi, negli oggetti, nei ricordi di chi sopravvive. È qui che il libro raggiunge le sue pagine più intense. Non si limita a raccontare la morte sul lavoro: racconta il lutto, l’assenza, la memoria, la ricerca di giustizia.
Particolarmente efficace è la scelta di sottrarre le vittime all’anonimato statistico. Ruggero, Mattia, Luana, Lorenzo, Rayan e gli altri protagonisti non sono presentati come “casi”, ma come persone. Il lettore incontra i loro sogni, le loro passioni, le loro famiglie. Quando arriva la tragedia, il dolore si fa concreto perché riguarda vite che l’autrice ha saputo rendere vicine e riconoscibili.
Dal punto di vista stilistico, Yuleisy Cruz Lezcano adotta una lingua fortemente evocativa, a tratti visionaria. Le immagini poetiche abbondano e talvolta sfiorano l’eccesso, ma sempre al servizio di un intento etico preciso: impedire che l’assuefazione spenga l’indignazione. È una scrittura che non cerca l’imparzialità, bensì la partecipazione umana. E proprio per questo colpisce.
Le vignette di Vauro inserite nel volume rafforzano ulteriormente la denuncia sociale. Esse dialogano con i testi e ricordano al lettore che dietro ogni tragedia individuale esiste una responsabilità collettiva.
Crimini della sicurezza non è soltanto un libro sulle morti sul lavoro. È un libro sulla memoria e sulla responsabilità. Ci invita a guardare dove spesso preferiamo voltare lo sguardo, ricordandoci che il lavoro dovrebbe essere luogo di dignità e non di sacrificio umano. Al termine della lettura resta una sensazione di amarezza, ma anche la consapevolezza che la letteratura può ancora svolgere una funzione civile: opporsi all’oblio.
Un’opera intensa, coraggiosa e profondamente umana, che merita di essere letta non solo come denuncia sociale, ma come autentico esercizio di memoria collettiva.


























