Non è amore, se è violento. Se è violento, donna, denuncialo.

Non è amore, se è violento. Se è violento, donna, denuncialo. 1522: una chiamata che può salvare la tua vita e quella dei tuoi figli.

La donna durante il corso della storia si è sempre dovuta scontrare con una mentalità misogina. Da prima la donna trascorreva la sua esistenza nascosta nell’involucro dell’inferiorità e della sottomissione di padri e mariti ”padroni”. Poi finalmente con grande tenacia e caparbietà è arrivata l’attesissima emancipazione che ha dato la possibilità all’essere donna di poter finalmente brillare di luce propria, accedere a lavori sempre desiderati, poter liberamente scegliere chi frequentare, chi amare, chi sposare, partendo essenzialmente da sentimenti vissuti pienamente nel proprio io senza obblighi inflitti e quasi mai ben voluti.

La situazione attuale però ci sembra molto contrastante e divergente: si fondono emancipazione e libertà ad asservimento e dipendenza.

La donna ancora oggi diventa oggetto di proprietà dell’uomo da cui è difficile separarsi, come nell’antichità, forse con l’unica differenza che all’epoca nessuna osava ribellarsi cercando una via di fuga o addirittura dichiarando la propria volontà di abbandonare il nucleo familiare. O forse c’era chi osava e la loro fine sicuramente era la stessa delle tante donne che vengono uccise brutalmente da chi amano. Solo che oggi con tutti i media possibili ed immaginabili questi eventi vengono fuori, quasi tutti i giorni.

La violenza di genere sta divulgandosi sempre più nella la nostra realtà e non conosce barriere né tra carnefici né tra vittime. Hanno tutti differenti stati sociali, differenti modalità di relazione, differenti stili di vita. Quasi tutti, in riferimento ai carnefici, apparentemente “brave persone” che un giorno decidono di macchiarsi l’anima e la vita di un reato assai grave: omicidio. Omicidio della propria compagna la quale semplicemente commette l’irreparabile errore di volerlo lasciare, magari dopo anni di violenze. Questo è l’atto più esasperato, ma non dimentichiamo che sono tantissime le forme di violenza che ledono la dignità della donna.

Un dato allarmante. Aggiungerei agghiacciante.

Tra le ultime vite stralciate dalla follia ci sono Federica e il suo bambino di quattro anni. Lei voleva solo staccarsi da quell’uomo che, come sottolineano i messaggi inviati ad un’amica, stava diventando troppo irrequieto e violento.

Sara, 22 anni appena. Una vita davanti a se con la forza e la volontà della sua mamma con cui vivevano in simbiosi. Uccisa e bruciata viva. Il fidanzato le aveva scritto sulla parete della cameretta una frase di una canzone di Ligabue: “Ti brucerai, piccola stella senza cielo”. A detta della mamma, era stata Sara a chiedergli di scrivere. Per la mamma però è sembrato solo un presagio del suo assassinio.

La stessa ha chiesto, inutilmente, come sia possibile che nel XXI secolo ancora non abbiamo la libertà di dire ad uomo ti voglio lasciare, MA LASCIAMI VIVA.

E poi la maestra colpita a morte da coltellate e con il cranio fracassato da un grande vaso. I figli sono rimasti pietrificati quando hanno appreso la notizia.

Questo evidenzia come non ci sia un prototipo di donna che subisce violenza. Essa colpisce tutte le donne.

Certo è vero e sorprendente come in questa nostra epoca di avanguardia di emancipazione ci siano ancora uomini che credono di avere accanto non una donna, ma un oggetto. Un suppellettile. Bello, perfetto, impeccabile ma fermo sempre nello stesso posto se non sotto ordine del “padrone”. Questo è ciò che per lui conta: una donna solo propria e che come tale può essere libera o subire solo sotto la sua stretta ed attenta sorveglianza.

E in questi contesti la donna si riduce a nulla, nulla di tutto quello a cui vorrebbe ambire. Una donna denigrata da continui complimenti dispregiativi che rimbombano tra le mura come fossero parole d’amore. Derisione e insulti atti semplicemente a far nascere nella donna la percezione e la consapevolezza che non vale nulla in modo che ella rimanga radicata nel suo luogo. Isolarla da tutte le relazioni sociali mostrare continui atteggiamenti di gelosia ingiustificata. Impedire l’accesso alle risorse economiche. Distruggere oggetti cari della donna. Passando all’aggressione fisica. Fino… fino all’atto estremo dell’omicidio.

Prevenire queste forme di violenza non è facile perché esse si nascondono nelle case di gente comune. Spesso le donne che subiscono si chiudono nel dolore e nella sofferenza per aprirsi sorridendo ad un’apparente normalità sollecitate dalle istigazioni maschili. Non è facile perché nella maggior parte dei casi la donna si lascia cosi tanto sopraffare dalle dicerie del suo uomo, tanto da convincersi che il problema è lei.

Le donne dovrebbero far attenzione ai primi segnali del proprio uomo. La rabbia è un sentimento che tutti abbiamo e che tutti esprimiamo. Insulti, parole volgari, parole piena di ira possono ‘scappare’ a tutti, ma nelle persone ragionevoli ad esse si accodano parole di risentimento e pentimento. Quando questo manca e piuttosto a parole di ripensamento conseguono parole di mortificazione e umiliazione che tendono ancor di più a tener alta la bandiera dell’orgoglio maschile che peggiora ulteriormente la situazione facendo credere alla propria donna di meritarsi tutto ciò che la sua bocca è in grado di vociferare, allora no. Qui non siamo di fronte ad un semplice impulso di rabbia. Qui abbiamo di fronte qualcuno che non sa gestire la sua rabbia e la sua reazione deve essere da capro espiatorio per far fermare a riflettere quelle decine e decine di donne che non capiscono o che no vogliono capire.

La prevenzione dovrebbe cominciare cercando di sensibilizzare il più possibile le donne a denunciare. Una denuncia che difende, una denuncia che combatte, una denuncia che libera, una denuncia che illumina, una denuncia che salva la vita. Una denuncia che ogni donna può fare, in perfetta sicurezza, chiamando il 1522.