Nella vita come nelle favole, talvolta si esige un lieto fine e non c’è mai una giusta proporzione tra ciò che si dà e riceve, tra moralità e amoralità.

Collodi, lo scrittore, non aveva previsto un lieto fine per il suo burattino Pinocchio. Il primo episodio fu pubblicato sul “Giornale per i bambini” circa 136 anni fa. Pinocchio doveva morire impiccato ma i giovani lettori protestarono e l’autore ne cambiò la sorte.

Sono sicuro che ognuno di noi vorrebbe poter ridare la vita a qualcuno, senza averne il potere. Il destino di chi è come noi in carne ed ossa non si scrive e non si legge. Liberi professionisti, per cui non è prevista una iscrizione ad albi particolari, cercano di parlare con i morti perché i vivi non rispondono e non perdono del tempo a intrattenere rapporti che non possono esseri cancellai con un click: “io ti tolgo l’amicizia” e manifesto ad un mondo digitale senza cuore il mio diritto alla tirannia.

In una bancarella del centro storico di Napoli, lungo la strada di Spaccanapoli, dicono che vendano della coscienza, usata ma tenuta bene, in barattoli di vetro, pochi esemplari al mese e vanno a ruba: la usi e la getti come ti pare.

Nella storia originale, Pinocchio uccide con un martello il Grillo Parlante, sua coscienza, stufo dei rimproveri: ma il Grillo tornerà come fantasma e poi di nuovo vivo e vegeto.

Agli uomini potenti dedicano delle strade, a Pinocchio persino l’asteroide 12927.

Ma la tristezza più grande è che Pinocchio ha molto in comune con certi esseri umani: in realtà non è un burattino ma un “fantoccio mosso da fili”.

Dal 1979 esiste in Italia una Commissione Parlamentare di inchiesta sulla strage di Via Fani, sul sequestro e assassinio di Aldo Moro e la sua scorta e sul terrorismo in Italia.

A detta Commissione era stato assegnato un tempo limite di 8 mesi per il compimento dell’inchiesta ma sono seguite proroghe.

Platone, diventa l’avvocato del diavolo, ricordando che non si è né sapienti né ignoranti ma si vive a metà tra sapienza ed ignoranza. Tutti casini del mondo quindi non sono colpa di nessuno?

Il tuo dio dimostrerà al mio, in una strada piena di gente, sparando, di essere il più forte: dalla tua morte deriva la mia vita. Quanto, dimostrerà l’esistenza di una legge di natura: chi non salva, uccide. L’odio è una droga: si odia per non sentirsi diversi dagli altri, per non essere additati come asociali.

Vogliamo parlare delle religioni e della fede? La religione può diventare un pretesto per inginocchiare quanta più gente si può in preghiera. La fede è una bocca che parla per la fame del cuore. E se un Dio è con noi, cosa ci manca?

Un ragazzo dalla pelle scura, vende gingilli per strada, sorridendo, pacifico, poggia tutto su di una panchina ed aiuta una signora anziana con la spesa pesante; un altro, sembra poco lucido, si pulisce il culo vicino una fontana davanti ai passanti; un altro propone il suo pene come medicina per le mogli frustrate e sconsolate italiane.

La gente è strana, prima si odia e poi si ama, così stranamente e follemente tanto che qualcuna nella folla, sola, cantava quasi vent’anni fa, alzando i pugni al cielo: “almeno tu nell’universo”.

Sarà vero che da un solo uomo capisci come sono tutti?

Gli italiani, popolo di eroi, poeti, scrittori, di gente dal cuore buono. Gli italiani, gente che ignora l’ignoranza e preferisce sapere di non sapere, vedere per non vedere.

Nel Codice Penale chi ruba anche solo per fame propria e altrui, merita una condanna come tutti gli altri ladri. La legge è dura ma necessaria.

Giudichiamo dalle parole? Viviamo mediocremente, mezza giornata persi in un lavoro che ci dà solo da mangiare, l’altra mezza aspettando un messaggino che ci inviti dove non dobbiamo prenderci cura di nessuno se non di noi stessi. Il vuoto chiama altro vuoto.

Mala tempora currunt, corrono brutti tempi? No, è necessario essere ottimisti, guardare al futuro, dimenticando il presente perché non fa quello che vogliamo e smettere di incorniciare i baci sulla bocca dati anni prima.

È necessario navigare, non è necessario vivere: navigare necesse est, vivere non est necesse. Hanno visto degli individui rubare una barca e allontanarsi verso il mare aperto e mosso: la bandiera rossa non permetteva la navigazione ma negli occhi avevano una luce strana, una follia, della morte mista a della vita.  Arriveranno la pace e la felicità, ogni cosa ha il suo tempo, omnia tempus habent. Ma non arrabbiamoci per favore, altrimenti sarà “occhio per occhio, dente per dente”.

La mia anima è in giacca e cravatta perché ha un colloquio con la vita, per un lavoro da essere umano, la vostra? Avete coperto i tatuaggi se ne avete uno anche voi? Lo stipendio è di sofferenza alternata a gioia, di sorrisi e lacrime, carezze e pugni, figli e notti in bianco, qualcuno da amare prima di se stessi, saliva e parole, sesso e astinenza.

Chi si aspetta di essere sempre compreso e consolato, è ora che cresca. Chi mette tutto il suo sangue e fatica e professione in un lavoro anche se il contratto gli scade domani, tenga duro: una porta si chiude ed un’altra si apre, la vita prima toglie e poi dà. L’importante è lottare per la vita come se si potesse perderla improvvisamente, senza ragione.

A nessuno di noi è stata promessa la felicità.


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