
Critica sociale in versi
“Pietà per l’esistente – Satire e poesie censurabili” (Ensemble Edizioni) è una raccolta di testi critici e ironici sulla politica e sulla religione contemporanee, è l’estetica che l’autore Paolo Pera applica a tutti i comportamenti umani. La focalizzazione appare interna, negli occhi di un Occidente che pare aver smarrito il proprio senso del bello. L’avversione di Pera verso la “bruttezza desiderata” si trasforma in compassione nei confronti del dolore che ha fatto decadere l’uomo in una sorta di boria relativista.
Descrivendo il libro, l’autore, di origini piemontesi, precisa «esordisce la “critica al mondo”, ossia la Pietà, che si trasforma però nella futura Pena attraverso la poesia conclusiva, Il compassionevole, nella quale la vena satirica si ritira a guardare le debolezze dell’io permettendogli così di comprendere che questo “gioco dell’attacco” (che sta nel libro) nasca comunque da un sentimento di commozione per lo svanire e il soffrire di tutte le cose».
Suddivisa in sette brevi sezioni, questa critica sociale abita in versi il rapporto con la temporalità, col degrado con cui l’essere umano deve fare i conti, è il punto di vista giovanile sul mondo che indaga l’apparenza più della sostanza.
Sempre Pera conclude: «La raccolta nacque come un unico grande libro – insieme a quella che ora sarà la seconda anta di un dittico, Pena di me stesso – queste due parti: la pietà per il mondo e quella per sé, in un certo qual modo volevano essere il mio omaggio al Pound giovanile (poeta da me sempre amato, e del quale conobbi pure la figlia Mary), quello del Mauberley, dove una voce poetante demolisce la propria contemporaneità – già in odore d’Usura – e nel mentre critica aspramente anche sé stessa in qualità di “poeta non indispensabile”; Pound infatti era tanto critico con sé da auto-sabotare il proprio lavoro, gettandolo magari nella laguna di Venezia, e io pure ma senza laguna (basta il cestino del desktop, ormai)».























