
Caro Presidente,
Lei rappresenta e incarna la più alta carica dello Stato dal 2015, dopo essere stato membro del Parlamento, ministro della Repubblica e giudice della Corte Costituzionale.
Il suo cursus honorum è vario e assai apprezzabile.
Ha vissuto i fasti della prima repubblica, da cui è uscito a testa alta dopo i nefasti giorni di tangentopoli che non l’hanno nemmeno sfiorata di striscio; è stato il padre benigno della seconda repubblica, poiché la sua legge elettorale, giornalisticamente chiamata mattarellum, vi ha dato il là.
E poi, da ultimo, a coronamento di una carriera ragguardevole, il Parlamento l’ha eletta, e per ben due volte, Presidente della Repubblica.
E tuttavia, con il rispetto che si deve ad una così alta istituzione e ad una sì limpida personalità, ma senza dimenticare che, con continenza di parole, ogni critica è lecita, scudati, come siamo noi comuni cittadini dall’articolo 21 della nostra mai troppo amata Costituzione, mi permetta di farle rilevare quanto segue e di invitarla, conseguentemente, non solo a prenderne atto, ma anche a fare qualcosa di concreto per mostrare a noi gente del popolo italiano che le regole valgono per tutti e che la Costituzione (e tutte le leggi che vi dipendono) sono il sale del consesso cui apparteniamo e il vincolo che ci tiene tutti, uguali di fronte alla legge e con eguali possibilità.
Non voglio qui rinvangare il passato o imputarle errori, o quanto meno quelli che io trovo essere state cose sbagliate, da Lei compiute ad esempio, quando era il vice di D’Alema nel 1999, anno del bombardamento NATO di Belgrado (era anche, in quel governo, ministro della Difesa, o, più correttamente della guerra).
Al contrario, ad esempio, ricordo di aver molto apprezzato la Sua decisione di dimettersi da ministro della pubblica istruzione, (quando ancora si chiamava così) nel 1990, governo Andreotti, per protesta contro la legge Mammì che di fatto legalizzava il nefando duopolio Rai Mediaset che tanto ha contribuito all’imbarbarimento di questo amato nostro Paese, con la tutela degli interessi di Berlusconi, che è stata viatico indiscutibile della successiva “discesa in campo” del presidente Fininvest (come di chiamava allora Mediaset) con tutte le storture prodotte e di cui ancora paghiamo pegno.
Non voglio qui ricordare la Sua francamente immotivata, a mio parere, opposizione alla nomina di Paolo Savona, vecchio liberale ed accademico di valore a ministro dell’economia del governo Conte I, perché inviso all’Unione Europea, in quanto scettico sulle politiche economiche decise a Bruxelles. Poi, peraltro, incredibilmente, da Lei accettato quale ministro per le politiche europee dell’esecutivo presieduto dall’attuale leader del Movimento 5 stelle.
Né voglio imputarle la leggerezza, già dei suoi stimati predecessori Ciampi e Napolitano, di intervenire durante l’iter legis, suggerendo ai governi e ai parlamentari piccoli (o grandi) aggiustamenti per evitare di porre il veto sospensivo, così da non ritardarne (ma la fretta non è mai buona consigliera!) la tempistica e le procedure di approvazione
Come pure mi tacerò sulle Sue firme di promulgazione di qualche legge, accompagnate da una serie di considerazioni critiche su alcuni aspetti, anche salienti, che avrebbero dovuto tramutarsi nel rinvio alle Camere dello stesso testo della legge. Ma anche in questo caso il suo predecessore non era stato certo restio a farvi ricorso.
Lei è un fine giurista e un capace giuspubblicista. Può darsi che abbia una visione “presbite” (mutuo l’aggettivo dall’immenso Calamandrei, che però lo riferiva alla capacità politica, più in generale) del diritto costituzionale, della sua interpretazione e delle sue finalità …
Epperò, mi consenta, ora, di arrivare al presente e di confessarle, con tutta l’onesta intellettuale di cui sono capace, per quel poco che possa valere, che una cosa proprio non riesco a mandarla giù: la grazia alla igienista dentale del suo antico “nemico” (brutta etichetta, mi rendo conto, ma è giusto per esplicitare il mio rispettoso dissenso) Silvio Berlusconi, contro il quale, nel 1990, come ho sopra ricordato, Lei, in quanto membro della sinistra DC, si era dimesso da ministro di un governo che stava aprendo un’autostrada ai suoi affari e al suo radioso futuro in politica.
Una grazia immeritata, contraria alla sentenza n. 200 del 2006 della Corte Costituzionale che parla di “finalità essenzialmente umanitarie”, “non senza trascurare il profilo di «rieducazione» proprio della pena” ovvero “l’emenda del reo ed il suo reinserimento nel tessuto sociale” (sentenza n. 134 del 1976).
La Corte, il 2006 statuiva anche che “il suo impiego debba essere contenuto entro ambiti circoscritti destinati a valorizzare soltanto eccezionali esigenze di natura umanitaria”.
Nel caso di specie, la graziata aveva parlato di esigenza indifferibile di portare a Boston, USA, un bambino adottato per cure che solo in quella città potevano essere somministrate. Cure che invece avrebbero potuto essere erogate anche in (pochi) ospedali italiani.
Pur non avendo scontato un giorno di galera, in ossequio alle leggi vigenti, (o forse proprio per questo? Chissà…) la Minetti non ha dato prova di “emenda”.
Infatti, checché ne dica la procuratrice di Milano, che ha confermato la sua stessa dichiarazione grazie alla quale, Lei, Presidente, aveva dato la grazia prima a febbraio, e poi confermato l’atto che mi lasci definire “improvvido”, i fatti stanno diversamente.
E non cambiano la loro natura solo perché la procuratrice Nanni ha deciso di ignorarli (veramente è andata anche oltre) non pigliandosi neanche la briga di ascoltare i vari testimoni sulle abitudini comportamentali della signora Minetti, poiché un procedimento amministrativo non consente rogatorie internazionali per acquisire prove, cosa che invece avviene in quelli penali.
Lei, Presidente avrebbe dovuto pretendere gli opportuni e concreti approfondimenti per appurare una volta per tutte la verità.
Perché, vede, Presidente, da noi i media mainstream stanno in qualche modo nascondendo la notizia o comunque, stanno facendo passare per mendaci i giornalisti che hanno indagato sulla vicenda.
Ma i cittadini, specie quelli più giovani che sanno usare internet, che vanno a caccia di notizie senza accontentarsi delle verità calate dall’altro, hanno capito l’inghippo e si informano altrimenti.
Sono quegli stessi giovani che hanno completa sfiducia nella politica e che non vanno a votare. Ma sono anche il futuro di questo Paese.
Paese che io so che Lei ha in cima ai suoi pensieri.
La prego, dunque, agisca di conseguenza.
Grazie.
























