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L’AI entra nelle aule italiane. Personalizzazione, inclusione, ma anche privacy e divari digitali: ecco cosa dicono i dati e gli esperti.

L’intelligenza artificiale è ormai protagonista nel mondo dell’istruzione. Chatbot, assistenti virtuali, piattaforme adattive promettono di rivoluzionare la didattica. Ma quali sono le opportunità e i rischi?

Secondo un’indagine INDIRE, solo 1.035 docenti italiani utilizzano regolarmente strumenti di AI, mentre il 72% degli studenti li impiega quotidianamente per compiti e ricerche.

Il gap generazionale è evidente: solo il 28% degli insegnanti ha ricevuto una formazione adeguata, mentre l’81% degli studenti dichiara di usare l’AI nella vita scolastica.

Le potenzialità sono enormi: personalizzazione dell’apprendimento, supporto ai docenti, inclusione per studenti con bisogni educativi speciali. Ma emergono criticità: privacy, sicurezza dei dati, rischio di dipendenza tecnologica.

Le Linee guida MIM 2025, in coerenza con l’AI Act europeo, impongono formazione obbligatoria per il personale scolastico e l’adozione di protocolli etici e tecnici per garantire un uso responsabile dell’AI.

Gli esperti sono concordi: «L’AI è uno strumento, non una creatura», afferma Sam Altman, CEO di OpenAI, invitando a un approccio consapevole. Oriol Vinyals, ricercatore di Google DeepMind, aggiunge: «I modelli generativi stanno cambiando il modo in cui pensiamo alla creatività e all’apprendimento». Ma Stephen Hawking avvertiva: «Il successo nella creazione dell’intelligenza artificiale potrebbe essere il più grande evento nella storia umana. Purtroppo potrebbe anche essere l’ultimo, a meno che non impariamo a evitarne i rischi».

Di certo, il vento non lo si può arrestare: si può solo provare a governarlo. In passato, l’uomo ci è già riuscito. C’è da augurarsi che non abbia dimenticato come si fa. In alternativa, potrebbe sempre chiederlo all’AI. Appunto.


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Chi siamo? Gente assetata di conoscenza. La nostra sete affonda le radici nella propria terra, ma stende il proprio orizzonte oltre le Colonne d’Ercole. Perché Odysseo? Perché siamo stanchi dei luoghi comuni, di chi si piange addosso, di chi dice che tanto non succede mai niente. Come? I nostri “marinai/autori” sono viaggiatori. Navigano in internet ed esplorano il mondo. Sono navigatori d’esperienza ed esperti navigatori. Non ci parlano degli USA, della Cina, dell’Europa che hanno imparato dai libri. Ci parlano dell’Europa, della Cina, degli USA in cui vivono. Ci portano la loro esperienza e la loro professionalità. Sono espressioni d’eccellenza del nostro territorio e lo interconnettono con il mondo. A chi ci rivolgiamo? Ci interessa tutto ciò che è scoperta. Ciò che ci parla dell’uomo e della sua terra. I nostri lettori sono persone curiose, proprio come noi. Pensano positivo e agiscono come pensano. Amano la loro terra, ma non la vivono come una prigione. Amano la loro terra, ma preferiscono quella di Nessuno, che l’Ulisse di Saba insegna a solcare…