Nella Sala Stampa Vaticana era l’appuntamento più atteso dell’anno.

Sfide e prospettive per una pastorale integrata per il bene della famiglia

Intervista a fra Marco Vianelli, Direttore Nazionale della pastorale familiare della CEI

In occasione dei 10 anni dall’Esortazione apostolica postsinodale Amoris Laetitia di Papa Francesco definita recentemente da Papa Leone XIV: “un luminoso messaggio di speranza riguardo all’amore coniugale e familiare”, abbiamo voluto rivolgere un’intervista a fra Marco Vianelli, in qualità di Direttore Nazionale dell’Ufficio Nazionale di Pastorale familiare della CEI.

Fra Marco recentemente è stato eletto Ministro Provinciale dal Capitolo della Provincia Serafica di Umbria e Sardegna, ma da sempre nel suo ministero pastorale  si è fatto promotore di  iniziative dedicate alla preparazione al matrimonio, all’accompagnamento delle coppie e al sostegno delle famiglie ferite, in particolare dando attuazione alle indicazioni dell’Esortazione Amoris laetitia (AL). Ragion per cui abbiamo voluto rivolgerli delle domande per fare un bilancio di questi 10 anni da AL, testo che ha inciso fortemente da un lato nel promuovere una pastorale del vincolo e di prossimità, in questo tempo storico ed ecclesiale di cambiamenti antropologici-culturali, dall’altro lato nel sollecitare la presenza di comunità cristiane quali testimoni di fede e del Vangelo della famiglia.

A tal riguardo Papa Leone XIV, ha affermato come ogni comunità cristiana oggi più di ogni altro momento storico deve saper: «gettare lo sguardo lontano, facendosi custode, davanti alle sfide del mondo, dell’anelito di fede che alberga nel cuore di ognuno. Ed è particolarmente urgente, in questo sforzo, rivolgere un’attenzione speciale a quelle famiglie che, per vari motivi, sono spiritualmente più lontane: a quelle che non si sentono coinvolte, che si dicono non interessate, oppure che si sentono escluse dai percorsi comuni, ma nondimeno vorrebbero essere in qualche modo parte di una comunità, in cui crescere e con cui camminare. Quante persone, oggi, ignorano l’invito all’incontro con Dio! […] Ebbene, ciò che muove la Chiesa nel suo sforzo pastorale e missionario, è proprio il desiderio di andare a “pescare” questa umanità, per salvarla dalle acque del male e della morte attraverso l’incontro con Cristo  […] Forse molti giovani, che ai nostri giorni scelgono la convivenza invece del Matrimonio cristiano, in realtà hanno bisogno di qualcuno che mostri loro in modo concreto e comprensibile, soprattutto con l’esempio della vita, cos’è il dono della grazia sacramentale e quale forza ne deriva» (Leone XIV, Messaggio ai partecipanti al seminario “Evangelizzare con le famiglie di oggi e di domani. Sfide ecclesiologiche e pastorali”, 2 giugno 2025).

Ulteriormente, sull’importanza del valore della famiglia Papa Leone XIV è ritornato qualche giorno fa, durante il suo viaggio Apostolico in Guinea Equatoriale quando rivolgendosi alle famiglie ha affermato: «è importante tutelare e custodire la famiglia e i valori che in essa si apprendono. Coltiviamoli, viviamoli e testimoniamoli anche quando farlo costa sacrificio […] giudizi, pregiudizi e stereotipi tentano di sminuirne il valore. Una famiglia che sa accogliere ed amare è luce, è calore. Papa Francesco ci ha lasciato parole bellissime su questo, ci ha detto: “La coppia del padre e della madre con tutta la loro storia d’amore […], la coppia che ama e genera la vita è la vera “scultura” vivente […], capace di manifestare il Dio creatore e salvatore” (Esort. ap. Amoris laetitia, 9.11) » (Leone XIV, Discorso all’incontro con i giovani e le famiglie, Stadio di Beta, 22 aprile 2026).

Alla luce di queste suggestioni riportiamo di seguito l’intervista a fra Marco, che ringraziamo per la sua disponibilità e per i molteplici spunti di riflessione e prospettive che ci ha offerto nelle sue sagge e stimolanti risposte.

di Emanuele Tupputi

Fra Marco lei da qualche anno è Direttore Nazionale della pastorale familiare, come è la situazione famiglia oggi e la percezione del “Vangelo della famiglia” nelle realtà ecclesiali italiane a 10 anni da AL? Quali le criticità e le prospettive future?

Da sei anni e mezzo svolgo il servizio di Direttore dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Famiglia presso la CEI e, in questo arco temporale, ho assistito a un rapido mutamento delle dinamiche familiari. Il mio incarico è coinciso con il periodo segnato dalla pandemia, un evento che ha inciso profondamente sulla vita ecclesiale e, in particolare, sulla quotidianità delle famiglie.

Il contributo più rilevante di AL è stato quello di restituire alla comunità cristiana il coraggio di parlare di misericordia senza esitazioni. L’esortazione ha favorito una pastorale familiare meno rigida, maggiormente capace di accogliere la varietà delle situazioni concrete. In Italia molte diocesi hanno raccolto l’invito di Papa Francesco a superare un universalismo normativo, promuovendo percorsi personalizzati che tengono conto delle fragilità, delle storie e delle esigenze specifiche delle famiglie. Si è diffusa così la consapevolezza che ogni nucleo familiare è unico e merita ascolto, accompagnamento e sostegno secondo la logica evangelica della misericordia.

Tuttavia, ritengo che la sfida oggi più urgente sia quella del verbo integrare. Rimane molto da fare per aiutare le comunità non solo a esercitare ospitalità, ma anche a lasciarsi trasformare dalla ricchezza che il Signore dona attraverso volti e domande sempre nuove.

Nell’AL il matrimonio viene definito come un sacramento che «ha in sé una forza trasformante dell’amore umano». Papa Leone XIV ha definito il matrimonio “il canone del vero amore tra l’uomo e la donna: amore totale, fedele…amore che trasforma i coniugi in una carne sola e li rende capaci, ad immagine di Dio, di donare la vita per l’altro” Perché oggi, anche tra i cattolici, c’è una certa “difficoltà” a scegliere il matrimonio?

Le ragioni per cui, anche tra i cattolici, si registra una certa esitazione a scegliere il matrimonio sacramentale sono molteplici e complesse; ridurle a una spiegazione sintetica rischierebbe di banalizzarle. L’esperienza maturata con AL ci ha insegnato a non applicare etichette e a evitare diagnosi affrettate. Questo non esonera dal discernimento, che rimane indispensabile per comprendere e accompagnare la realtà senza separare o contrapporre.

La realtà familiare non è un oggetto da analizzare vivisezionandolo come un cadavere, ma una realtà vitale in continua trasformazione. È importante imparare a contemplarla con stupore, come si fa davanti a un tramonto: senza pretendere di correggerne le sfumature, ma riconoscendo il dono anche quando non coincide con le nostre aspettative.

Una delle vulnerabilità più evidenti riguarda la difficoltà ad abitare il “per sempre”. Questa fatica è presente nella comunità cristiana, che talvolta ha descritto la stabilità in termini eccessivamente rigidi e poco sintonici con una cultura segnata dalla liquidità. Ma tale fragilità è propria anche delle nuove generazioni, spesso disorientate dal rapporto tra presente e futuro, più attrezzate a vivere il “qui e ora” che a elaborare un progetto stabile.

Papa Francesco ricorda che «la spiritualità matrimoniale è una spiritualità del vincolo abitato dall’amore divino» (AL 315). Forse è proprio questo l’annuncio di cui abbiamo bisogno oggi: mostrare con la vita la bellezza di un legame che unisce presente e futuro nella logica dell’amore pasquale.

Leggendo le statistiche e i dati dei tribunali ecclesiastici ci sono molti matrimoni che sono nulli per immaturità psico-affettiva, come si spiega secondo lei questo dato che fa pensare? Come vede la possibilità di una maggiore sinergia tra il ruolo del parroco, degli operatori della pastorale familiare e della giustizia, tanto auspicato da Papa Francesco, circa la preparazione alla vita coniugale e servizi ecclesiali di accompagnamento, discernimento e integrazione (cfr. AL 244) delle situazioni di crisi coniugale o di fallimento matrimoniale? Come è stato recepito il monito di AL 244 d’istituire servizi ecclesiastici o di prossimità verso chi vive fragilità matrimoniali?

Il fatto che uno dei capi di nullità più frequentemente invocati riguardi l’immaturità psico affettiva è dovuto, in parte, alla maggiore “facilità probatoria”: la giurisprudenza, sia rotale sia diocesana, ha elaborato criteri consolidati che permettono di riconoscere con chiarezza questa fattispecie. Altri capi di nullità, pur presenti nelle storie raccolte negli atti processuali, richiederebbero una diversa partecipazione delle parti e una maturazione della coscienza ecclesiale coinvolta nei processi.

Una più stretta sinergia tra parroci, operatori della pastorale familiare e ambito giudiziario rappresenta un obiettivo prioritario e, al tempo stesso, ancora non pienamente realizzato. Tale collaborazione costituirebbe il primo passo verso una pastorale realmente integrata, capace di leggere coralmente la realtà attraverso il coinvolgimento dei diversi ambiti ecclesiali (giudiziario, giovanile, sociale, ecumenico…).

In molte diocesi sono stati avviati servizi di prossimità destinati alle famiglie in situazioni di fragilità. Tuttavia, queste iniziative risultano ancora limitate e, spesso, poco coordinate con la più ampia progettualità pastorale.

Non il molto sapere sazia e soddisfa l’anima, ma il sentire e il gustare interiormente le cose (AL 207). A quali condizioni i percorsi di preparazione al matrimonio possono soddisfare l’anima di chi vi partecipa? Cosa pensa di un possibile percorso catecumenale matrimoniale come stile per crescere nella capacità di comunicare la bellezza della vita matrimoniale in modo attraente e cordiale con i fidanzati?

I Cammini catecumenali per la vita matrimoniale rappresentano un dono significativo offerto dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita in vista della Giornata Mondiale delle Famiglie del 2021, in un tempo ancora segnato dall’incertezza dovuta alla pandemia. L’intento del documento non è tanto quello di proporre semplicemente nuovi percorsi, quanto di stimolare una riflessione profonda sul ruolo delle comunità credenti. La sfida principale riguarda infatti le comunità: senza un tessuto ecclesiale che viva in modo gioioso e significativo la fede, e che attenda con desiderio nuove vocazioni, anche il miglior percorso catecumenale rischia di rimanere inefficace.

Un cammino è autentico nella misura in cui conduce alla meta, così come un pellegrinaggio trae senso dal luogo verso cui si orienta, spesso segnato dalla testimonianza dei santi che ne custodiscono la memoria viva. Allo stesso modo, i percorsi di preparazione alla vita coniugale devono introdurre a un’esperienza di vita matrimoniale che sia già percepibile e attraente nelle comunità cristiane.

È certamente opportuno ripensare tali percorsi, ma non si può pretendere che essi risolvano tutto o che siano loro a dover garantire la “qualità della fede” dei nubendi. AL ricorda che «il sacramento delle nozze è un dono per la santificazione e la salvezza degli sposi» (AL 72). A partire da questo, le nostre comunità e le coppie cristiane dovrebbero testimoniare la bellezza del matrimonio più attraverso la qualità della vita che attraverso l’imposizione di percorsi complessi o selettivi. Il cammino deve rispecchiare la vita e introdurre a una pienezza possibile già nel presente.