
Tra scienza, fede e inquietudine: riflessioni sull’autenticità, il senso del sacro e il bisogno umano di trascendere l’evidenza
È di questi giorni la notizia, apparentemente sconvolgente, che la Sindone non abbia mai avvolto il corpo di un uomo ma un bassorilievo. Se ciò è riportato da una rivista legata all’Università di Oxford è normale che ci sia da crederci, anche se l’approccio non è, come si dovrebbe fare nel caso degli studi non solo sindonici, multidisciplinare. La cosa che incuriosisce però, all’interno di questa notizia, è il clamore che sembra veicolato da molti lanci di agenzie di stampa, anche di stampo cattolico, quasi a ironizzare sulla fede dei poveri cristiani sprovveduti e privi di cervello che credono a un falso. Sembra che si affermi che siamo ragione, senza alcun dubbio e non possiamo avere mai slanci di apertura sul Mistero come uomini. Non può esserci spazio per vicende che non sono spiegabili.
Siamo di fronte a quella solita levata di scudi che si determina quando si toccano argomenti di fede o di metafisica. Quest’ultima è stata espulsa da ogni dibattito accademico, vista come un fardello inutile, retaggio di un passato da dimenticare. Oggi una fede non te la puoi permettere e di fronte a presunte evidenze scientifiche (non è l’autore dello studio di cui sopra uno scienziato ma un esperto di designer famoso per aver ricreato volti di personaggi storici) non esiste discussione. Quindi la pietra tombale sul Mistero è stata rotolata e le visioni sull’invisibile vengono celate per sempre. La preoccupazione per la scienza sembra essere questa. Rotolare il masso, racchiudere tutto in qualcosa di spiegabile, certo e più non dimandare. Si potrebbe concludere che la posta in gioco è quindi evaporata e a nulla vale riprendere il discorso. Salvo che, mentre si dibatte sull’autenticità storica nell’epoca romana del lenzuolo di lino o sulla autenticità invece medievale, non ci si domanda mai perché quel lenzuolo inquieti e nello stesso tempo interroghi. Perché in qualche modo è qualcosa di autentico, di individuabile, che sta lì a chiederti conto di cosa pensi.
Spero si comprenda. Non è tanto il fatto che sia o meno stato ciò che ha avvolto il corpo di Cristo. Il vero problema è se con la mia razionalità avvolgo tutto quel lenzuolo senza che lasci traccia dentro di me. In effetti, falso o meno che sia, esso ti spinge a guardare oltre, ad abbandonare le sicurezze e le certezze che noi viviamo per descrivere una traiettoria verso un mare sconosciuto, quello dove scienza e spiritualità possono unirsi e pure dialogare. Ratio e Fides, matematica esatta e risultati diversi di teoremi dati per certi, meccanicità e libertà, essere verificabile e nulla che può esistere. Siamo oltre, troppo oltre, la normale vita quotidiana. Porsi di fronte a quel lenzuolo ci pone là dove non vorremmo essere, nel luogo della scelta, paralizzante o meno, della nostra vita: credere o no? Scegliere la via della scommessa sulla presenza di un Dio o nascondere la puntata e dire di no?
Ancora una volta Pascal, ancora una volta quell’umanità che bussa alla porta e che mostra il genio del cristianesimo. Non pensare al cristianesimo ma, parafrasando Guitton, pensare il cristianesimo. Se venisse dimostrato che il corpo di Gesù è davvero passato attraverso il lenzuolo cosa accadrebbe nella nostra vita di fede? Saremmo liberi dal dubbio? Esiste nell’uomo qualcosa che ci spinge a vedere il tempo, lo spazio e il pensiero come un tutt’uno. Questi è capace di trascendere la realtà quotidiana per spingersi con la mente verso momenti passati, attraversando confini che mai qualcuno potrebbe attraversare con macchine del tempo. Il problema è accettare o meno la Resurrezione del Cristo, porsi di fronte a questa con il timore sacro di spiegarla e viverla. Con la nostra capacità di leggere la realtà siamo anche capaci di spingerci nelle vie della storia passata, interrogare una realtà ormai finita per farla rivivere. Quello che la storia ad oggi insegna è che di certo nell’antico Israele qualcosa è avvenuto. Qualcosa di sconvolgente ha mosso prima decine, poi centinaia, migliaia di persone a credere senza aver visto.
Ecco, la Sindone, venisse dimostrata anche scientificamente la sua non replicabilità tecnica, diverrebbe un abisso per il credere. Saremmo costretti, non penseremmo più. Ci abbandoneremmo al mistero ma non reagiremmo più, saremmo amorfi. La Sindone è invece un dono per muovere la nostra ragione. Essa non va spiegata in analisi chimiche, fisiche ma vissuta come stimolo, come segno di contraddizione. Per chi crede una conferma, per chi non crede un’altra conferma: quella di poter ancora essere libero di ragionare, di non bloccato di fronte al sepolcro con la voglia ancora di liberarlo, per vedere se è davvero così, se veramente si risorge dalla morte.
San Tommaso che non crede è in realtà il primo credente, perché è colui che non si muove a vedere con i sensi, ma desidera la verità. Il Maestro lo ama e tu l’amore lo vuoi vedere. Non ci puoi credere senza saperlo, senza toccarlo. Vuole sapere davvero. Senza mezzi termini. Vuole che la propria fede sia basata su una evidenza, una certezza. Ecco, ragione e fede hanno di mira la verità, il non badare al sentito dire. Il problema dell’umano è che oggi le evidenze che cerchiamo sono di smentita, ma di affermazione non si può parlare. Andare a spiegare che la Sindone non è qualcosa di che ha anche il metafisico dentro non è forse la spiegazione più razionale della validità di un umano che non si blocca di fronte al mistero ma scava, indaga e ricerca? Non è forse l’inquietudine che dà il cristianesimo il motore di una ricerca, anche scientifica, che non può mai fermarsi? Ecco, la Sindone è prima di tutto questo, a mio modesto parere: un esempio formidabile di come la mente umana non riesca mai ad arrendersi a un invisibile, a una profondità nella natura che nessuno riesce davvero a spiegare. Un po’ come quando la fisica cerca di penetrare il mondo dell’infinitamente piccolo, come in origine l’atomo. Da essere ciò che non poteva ridursi in altro, ecco spuntati fuori quark, bosoni e via discorrendo, andando a percorrere strade infinitesimali di cui la materia sembra fatta. Più penetri le profondità dell’invisibile e più scopri il visibile, più scendi giù a capire come funziona un corpo umano e sempre più scopri capacità che non sono definibili in sostanze e reazioni chimiche. Come se tutta la materia, questo essere dentro alle cose, avesse sempre l’inspiegabile, qualcosa ancora da scoprire e cercare, infinitamente. La Sindone è questo. Puoi analizzarne parti e puoi concludere, come nel 1988, che la datazione è certa. Poi scopri cose apparentemente non spiegabili, come quella segnalata sulla rivista Tempi dal professor Giulio Fanti, docente di Misure Meccaniche e Termiche presso l’Università di Padova quando afferma che “nel risultato pubblicato nel 1988, non fu tenuto in conto l’effetto ambientale prodotto dalla radiazione neutronica che aggiunse atomi di carbonio 14, alterando quindi il rapporto isotopico col carbonio 12 alla base della definizione dell’età del campione di lino analizzato”[1]. È come se il corpo fosse passato attraverso il lenzuolo, senza modificarlo. Ma ci importa davvero se questo è avvenuto? Io posso crederci, sentire una spinta a farlo, ma non posso saperlo con certezza. Come con certezza non poteva saperlo Abramo se la voce che sentiva era di Dio o no. Quindi no, la domanda è mal posta. Attorno a noi esiste più della materia di cui il mondo è fatto? Un neurone d’altronde contiene immagini e pure se gli studi vanno avanti resta un mistero come abbiamo la capacità straordinaria di ricordare, di far vivere nitidamente immagini ed emozioni passate. Il mistero è celato e la Sindone lo mostra in un attimo?
Certo, parlo da credente sempre in ricerca e inquieto, un lenzuolo o un qualunque manufatto, perfino una reliquia autentica o un miracolo, non ci possono influenzare nella fede. Ma quel lenzuolo? Che dire? Può anche non essere stato quello di cui raccontano i Vangeli, ma può dirci molto su quanta paura della morte noi come uomini abbiamo e quanto speriamo che la luce, quella della risurrezione anche in questa vita, ci attenda e speriamo ci abbracci. Se fosse vero non sarebbe che dietro la parvenza fenomenica siamo noumeni a noi stessi, colori da ricomporre insieme nel grande quadro dell’universo che Dio ha dipinto e che continua a dipingere? E tornerà il silenzio sull’essenza del nostro esistere in ricerca. Silenzio contemplativo ma che parla. Di fronte anche a quel lenzuolo.
[1] https://www.tempi.it/sindone-falsa-notizia-vecchia-e-antiscientifica/























