Lontano dai pasti

Un’abbuffata, la solita strana sensazione di sazietà che disturba senza appagare, sfamarsi di briciole e dicerie, argomenti che riempiono la bocca lungi dal rimpinzare lo stomaco.

Già, perché ci vuole stomaco per ingoiare rospi amari di ingiustizie mal digerite, come il lievito di una pizza che cresce illudendoci che la pietanza sarà succulenta, non soffermandoci, invece, sul rischio che quell’impasto comporterà sul nostro equilibrio psico-fisico.

E allora assistiamo al piatto servito dalla nazionale italiana, spaghetti, mandolino e, appunto, pizza, una quattro stagioni come quattro mondiali, quelli a cui rischiamo di non partecipare. Gli ingredienti c’erano tutti: Maldini e Leonardo, spezie nauseate e nauseanti per il tifoso medio, un Pirlo qualunque.

La pizza che lievita, come la capricciosa traccia Torino-Lione, la spirale di violenza alibi dei No Tav e dei nostri governanti, la margherita da sfogliare per prevedere l’incerto futuro del nostro Paese.

La pizza che lievita, un’utopia che definisce i contorni di una dieta politico-sportiva, perché, pur non essendo razzisti, noi italiani preferiamo tenerci lontano …dai pasti!


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