
Essere forti, forse, non significa non avere vertigini. Significa riconoscerle e continuare a camminare sul filo dell’esistenza.
Si dice: “Sono forte”, così a caso, ma succede che, spesso, è solo la fortuna che ti sei trovato davanti e dalla quale, giustamente, perché mai dovresti difenderti? Hai un fisico potente e il fiato corto non spezza niente.
Io amo le parole e le cerco nel vocabolario. E ho trovato “fortitudo”. Era, per i Romani, la capacità dell’uomo di affrontare ciò che gli capitava, di non essere schiavo delle circostanze avverse, di non nascondersi, di camminare sul filo dell’esistenza, e ammettere le vertigini e non fare come se niente fosse. A volte, però, con le lettere mi confondo e “tudo” suona troppo come “dudo”, che in spagnolo mi fa dubitare.
Dubito di essere forte e, in fondo, non voglio nemmeno esserlo. Ciascuna persona, come può, se la cava. Se vuoi applaudire, prima chiediti se c’era alternativa. Perché, ne sono sicura, viaggiamo sempre inconsapevolmente dove l’anima è più viva.
E la sfiga? Sarò anticonformista, ma non ne farei argomento di sussurri a prima vista, preferisco l’amore.
Comunque, a FORZA di scrivere, stavo per dimenticare. Mi sa che devo andare: inizia un concerto per pianoforte, che suona lo stesso, anche senza le mie mani storte.



























