Della Russia, America e dintorni

Fortuna vuole che le cose non stanno come ce le prospettano, altrimenti avremmo superato la fine e saremmo già in un limbo preso a “nolo” o, comunque, alieno alla realtà. Qualcuno si sfrega le mani e, già contento, si conta l’inimmaginabile… togliendo ai numeri le virgole e aggiungendo zeri a piacimento. Non importa se poi i conti tornano solo nell’immaginario a dare la sensazione di un bilancio positivo.

Quel che s’avverte dall’andazzo: è che il nostro scontento, in modo anomalo, non aiuta a farci “trovare” ciò che a noi non manca, ma talvolta lo rende così riduttivo, fino a farlo sembrare del tutto assente.

Ma non è che ci siano rimedi per entrare nella sostanza cerebrale per rendere ognuno di noi paghi dell’evidenza visto che, in sostanza, si viene il tutto a completare, a definire solo con la Morte, quando questa si presenta, con la falce, a mietere, a chiudere i rubinetti dei nostri dubbi e delle nostre speranze.

È vero che le ritorsioni imposte alla Russia si sono rivelate un puro fiasco, come pur vero che queste abbiano dato l’effetto contrario: come se il debitore che sta portando il saldo venga rapinato per strada dallo stesso creditore. Queste situazioni somigliano ai cani senza coda poiché, se l’avessero, ora sarebbero lì a mordersela.

Resta beffarda l’analisi fatta sul conto, ora su questo, altre volte su quello che io chiamo “vetturini a compiacenza” e che, a piacimento, lasciano appiedati i loro “passeggeri” a metà percorso. Lo faceva a Malta chi possedeva un vecchio autobus Dodge, in sfacelo: lasciato lì dagli inglesi, a dominio compiuto. Molti privati, accaparrandoseli, ne avevano fatto un uso, a dir poco, temerario. Per i passeggeri, viaggiare su quei mezzi, malgrado la velocità ridotta, era come trovarsi tra il dubbioso e l’incerto. In prossimità delle fermate, il mezzo rallentava ulteriormente e chi doveva scendere o salire lo faceva a proprio rischio, con un oplà, sul marciapiede, laddove ce ne fosse stato uno allestito.

E non dico durante le discese a motore spento, dove si auto-inibivano in toto i controlli del mezzo, al solo scopo di risparmiare diesel. mentre in salita, col motore boccheggiante, qualcuno doveva rinunciare alla corsa con un oplà. Ma erano sempre quelli del posto a farlo: ben allenati. L’uomo, prima o poi, si adatta alle più sconce situazioni per sopravvivere. Un vecchio detto napoletano afferma: –L’italiano se fa sicc, ma nun more. Ma si pensa che questo detto sia riferito all’uomo in genere e non solo agli italiani, dal momento che chi scrive ne ha visti dipartire tanti stranieri che erano grassi e pieni di risorse…ahimè che non han potuto consumare, poiché sono deceduti lasciando il tutto ai posteri. Chissà cosa succederà a dissidio chiuso e al congedo degli intrusi che se ne torneranno a casa, coi micidiali mezzi sparsi alla mercè del primo che capita…altro che Malta!

Continuare a mischiare il nulla col niente per ottenere una negatività assoluta è come mettersi ad asciugare le lacrime alle prefiche a pagamento, levandole l’apparenza del dolore artefatto e l’interessato compenso …

Gli sbalzi generati con passi falsi han reso le mete da raggiungere, utopiche, verso vegliardi fini “déjà vu”.

Pure alle evidenze vien data una mano di vernice opaca per farle sembrare quelle che non sono. E che dire delle chiacchiere coi tanti sabbelbüddel (termine amburghese per dire chiacchierone, rompiballe) mascherati da intellettuali che fanno la pantomima ai pappagalli cenerini coi loro ridotti, spiritosi… accomodanti vocabolari? Tireremmo un bel respiro di sollievo, qualora gli chiudessimo la bocca, inalando col naso, dal momento che non lo usano più per avvertire le puzze delle loro stesse menzogne. Pure alla Giustizia le han rubato piatti e pesi tanto che va a avanti a testa o croce…

L’America si guarda bene di proseguire colle promesse di “aiuti” agli ucraini, dopo aver svuotato interi magazzini mentre continua a dirgli: – Andate avanti voi che, a noi, ci scappa da ridere…!

Come abbiamo fatto noi, ahimè, col Cristo, mandandolo al supplizio senza motivo alcuno. Oggi si rinnova la Storia, dopo la Sua Risurrezione, l’Ascensione in cielo, tra bombe, mortai, razzi e diavolerie umane: pronte a rimetterlo in croce più di prima.

Accusare i dolori dell’altro e vestirsi da “mistici” significa essere dei veri paraculi e non solo, ma sadici e maligni, altro che cristiani!

Io non so con quali armi sarà combattuta la Terza guerra mondiale, ma so che la Quarta sarà combattuta con pietre e bastoni (Albert Einstein).


FonteFoto di Jackie Ramirez da Pixabay
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Salvatore Memeo è nato a San Ferdinando di Puglia nel 1938. Si è diplomato in ragioneria, ma non ha mai praticato la professione. Ha scritto articoli di attualità su diversi giornali, sia in Italia che in Germania. Come poeta ha scritto e pubblicato tre libri con Levante Editori: La Bolgia, Il vento e la spiga, L’epilogo. A due mani, con un sacerdote di Bisceglie, don Francesco Dell’Orco, ha scritto due volumi: 366 Giorni con il Venerabile don Pasquale Uva (ed. Rotas) e Per conoscere Gesù e crescere nel discepolato (ed. La Nuova Mezzina). Su questi due ultimi libri ha curato solo la parte della poesia. Come scrittore ha pronto per la stampa diversi scritti tra i quali, due libri di novelle: Con gli occhi del senno e Non sperando il meglio… È stato Chef e Ristoratore in diversi Stati europei. Attualmente è in pensione e vive a San Ferdinando di Puglia.