“Una vita pari” non è solo un libro, è il racconto autobiografico che Federica Cannone offre al cuore di ognuno di noi, descrivendo la disabilità come opportunità per viaggiare ed approcciarsi a qualcosa di nuovo e diverso. Una vita si può idealizzare, su di lei si possono fare supposizioni e avere pregiudizi, ma solo chi ci vive dentro sa veramente come sia. A spiegarcelo è proprio Federica.

Ciao, Federica. Perché hai scelto di scrivere “Una vita pari”?

Una vita pari nasce dal bisogno di raccontare la mia storia a parole mie. E la scrittura mi aiuta da sempre. Una frase che mi è rimasta in testa e che ho sentito per la prima volta tempo fa, non so bene dove, recita: “Se non ti piace come gli altri raccontano la tua storia, raccontala tu!”

Una vita pari nasce da questa frase presa alla lettera, perché, ecco, a me non piace quasi mai come gli altri raccontano la mia storia. Fatico a sentirmi a mio agio come protagonista, per la mia timidezza, ma credo che per la mia vita io abbia il dovere di esserlo. Una vita si può idealizzare, su di lei si possono fare supposizioni e avere pregiudizi, ma solo chi ci vive dentro sa veramente come sia. E persino lui ogni tanto scopre qualcosa di sé che non conosceva.

Quella di cui parli è la tua storia o anche quella della tua Famiglia, e della tua Mamma, in particolare?

Il libro racconta la mia storia. La mia storia, però, è fatta anche della storia della famiglia, che la mia vita l’ha cominciata e adesso la sostiene. Mi piaceva l’idea del racconto a due per evidenziare differenze e affinità e per dare una visione d’insieme il più possibile completa della storia. Mi affascinava l’idea del confronto tra donne e ho scelto mia madre per questo. Per rendere il racconto più piacevole, siamo Lei ed Io a dare inizio a ogni capitolo.

In cosa ti senti pari o diversa dagli altri?

Mi sento pari in tutto ciò che non si vede con lo sguardo: non tanto nei bisogni e nei sogni, perché quelli cambiano per ognuno, ma nella mia voglia e nel mio diritto di averne di sogni e bisogni. Mi sento pari nel provare sentimenti nei confronti della mia famiglia, degli amici e delle persone che, vivendo, incontro. Mi sento pari nel mio desiderio di volermi realizzare professionalmente e nel privato. Sono pari quando faccio quello che mi piace (scrivere, tradurre, viaggiare, incontrare) semplicemente perché non posso farne a meno. Sono diversa in ciò che si vede subito, nelle barriere, nella mia disabilità, nella sensazione di essere sempre strana e di troppo e nella certezza di dover sempre dimostrare che ci sono pensieri e vita in me.

Quanto ti ha aiutato viaggiare nel superamento del limite della disabilità?

Adoro viaggiare e mi aiuta moltissimo ad avere a che fare con la disabilità, perché allarga il mio mondo e, di conseguenza, ridefinisce il concetto di possibile. Anche se, con me, qualcosa bisogna sempre pianificare, mi permette di perdermi e di rischiare. Cerco sempre di prendere spunto e portare ciò che c’è di migliore altrove nella mia realtà. Io adoro le lingue e per me ci sarà sempre una lingua in cui capirsi. Quindi, magari, l’impossibile è solo qualcosa che non è ancora arrivato fino a qui ma che, da qualche parte nel mondo, esiste già.

A chi dedichi il libro e dov’è possibile acquistarlo?

Dedico questo libro a chi non è compreso (con tutti i significati che questo termine ha) e ai miei “pezzettini di casa”, la famiglia, gli amici vicini e lontani, per lo spazio che ci divide e per la mia non autosufficienza e non auto-sufficienza, (qualcuno deve sempre accompagnarmi conciliando i suoi impegni), a chi ha letto le mie parole e ha trovato in me un senso. E, in fondo, lo dedico anche a chi preferiva parlassi solo se necessario, solo poche parole, e a chi mi definiva unica e invincibile ma mi lasciava sola. Mi hanno insegnato la solitudine, è vero, ma anche la forza di trovare altri modi per parlare.

Il libro si può acquistare su Youcanprint, Amazon e in libreria su ordinazione.


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Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.