– Una cosa importante l’ho imparata

– Cosa?

– Saper disinnescare

– Cioè?

– Non trasformare ogni discussione in una lotta di supremazia. Non credo che sia debole chi è disposto a cedere, anzi, è pure saggio. Le uniche coppie che vedo durare sono quelle dove uno dei due, non importa chi, riesce a fare un passo indietro. E invece sta un passo avanti.

(dal film “Perfetti sconosciuti”)

Non so se i lettori hanno in mente il film da cui è stato preso questo breve ed intenso dialogo. È lo stesso film che ha messo in giro l’ormai usata e abusata sentenza: “Ognuno di noi ha tre vite: una pubblica, una privata e una segreta”.

Il dialogo proposto all’inizio getta luce su un’arte rara: quella di disinnescare.

La parola stessa nella sua etimologia rimanda al disattivare l’innesco della bomba che sta per esplodere; attingendo dal campo semantico elettrico disinnescare è far cessare la scarica elettrica variando le condizioni fisiche da cui è provocata. In ultima analisi, abbassare la tensione.

Ovviamente questo atteggiamento non elimina la gravità di una situazione, ma permette all’una e l’altra parte di trasformare il duello innescato in duetto dialogato, dove i contrari cercano di incrociarsi, di guardarsi negli occhi senza giudicare chi è di fronte.

Tutti ricordano quella frase antica e ancora attuale: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». Come va avanti la storia: gli scribi e i farisei se ne vanno, e Gesù si rivolge alla donna adultera: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Ma restiamo a quel momento: chi è senza peccato scagli la prima pietra. Funzionerebbe anche oggi, quella frase? Come fa Gesù, davanti a quegli uomini, ad avere la certezza che nessuno di loro si consideri davvero perfetto? Forse qualcuno c’è. Qualcuno che però è consapevole che, gettando la pietra – e autodichiarandosi quindi «senza peccato» – verrebbe a sua volta giudicato con lo stesso metro di giudizio. Non da Gesù, ma dai suoi compagni giustizieri.

Davanti all’adultera, i deboli erano quelli con le pietre in mano.

Attraverso non una frase di condanna, ma un semplice invito alla riflessione: «Chi di voi è senza peccato…» Gesù disinnesca l’ordigno del puntare il dito facile. Fino ad allora, non sanno chi sono. O, quantomeno, non ci pensano. Sono «perfetti sconosciuti». Come il titolo del film da cui eravamo partiti.

Duetto, invece, rimanda all’immagine dell’orchestra: tanti strumenti che, seppur diversi, possono suonare comunque insieme rispettando i tempi e ritmi dell’altro.

La metafora musicale dà la possibilità di citare il testo di una canzone che sicuramente i più giovani che seguono il talent “Amici” conoscono e che ha come titolo proprio “Disinnescare” (di Jacopo Ottonello).

Anche in questo caso come nel film citato il termine “disinnescare” si riferisce però all’ambiente di un amore tradito e ferito.

Si fa riferimento anche ai “Tagli” del grande Lucio Fontana, il quale cercava di andare al di là delle ferite per scorgere le luci che potevano entrare da quello stesso strappo netto.

L’italiano – che è una lingua bellissima e raffinata – ha una parola con la stessa radice di ferita ma con un significato ancora più profondo: feritoia. Fessura che permette di vedere al di là del male subito e della sofferenza incassata. Vedere la luce che di là passa, cambiando prospettiva.

Chi disinnesca non fa un passo indietro, ma avanti. Riconosce che sbagliare è proprio dell’uomo e che le fragilità sono trampolino di lancio verso qualcosa di più.

Concludendo, ecco alcuni versi della canzone “Disinnescare”:

“Intanto la testa corre veloce

senza capire quello che accade

non voglio bruciarmi

come una stella davanti

al cielo che cade

sulla mia schiena

ci sono i tagli di fontana

colore che cola sono soltanto le

cicatrici delle ali strappate a chi vola

che me ne frega di stare male

ma ho imparato a disinnescare

abbandonando ogni complicazione

a lasciarti andare senza esitazione

parlare è solo un’esitazione

si può brillare senza far rumore”.