Un vino dalla spiccata personalità

Un marchio di qualità nella produzione vitivinicola pugliese, il Primitivo di Manduria, una DOC già dal 1974.

Lo potete gustare sia in versione da tutto pasto, sia in varianti dalla gradazione alcolica elevata e, dunque, liquorosa. Apprezzato per le sue proprietà organolettiche, la sua versatilità e l’equilibrio del suo gusto fanno sì che possa accompagnarsi a un numero pressoché infinito di piatti.

È prodotto nelle province di Taranto e Brindisi, ma la sua origine è nobile e antica. Lo si vuole coltivato in antichità sulle coste joniche del Salento e la prima attestazione storica risale al 1600, quando lo coltivavano i monaci di san Benedetto a Gioia del Colle.

Lo si ottiene utilizzando esclusivamente il vitigno omonimo, che è detto “Primitivo” perché di maturazione precoce. Non tutti sanno, però, che si tratta di un vitigno molto diffuso, tra i dieci più coltivati al mondo, e presente, ad esempio, anche in California.

Il suo colore è di un deciso rosso, ma invecchiando assume trasparenze violacee ed arancioni. Il profumo è delicato e con fragranze speziate, di frutti di bosco e tabacco. Assai gradevole al palato, il Primitivo di Manduria è un vino corposo ma armonico, che con l’invecchiamento acquista in equilibrio, sino ad assumere un sapore marcatamente vellutato.

La gradazione alcolica è importante: mai meno di 14°, ma la variante Dolce naturale è di 16°, mentre quella del Liquoroso dolce naturale è di 17.5° e quella del Liquoroso secco arriva a 18°.

Quanto agli abbinamenti, come preannunciato, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Intanto, il Primitivo di Manduria va servito in bicchieri ampi, tulipani o preferibilmente ballon, e a temperatura ambiente, tra i 18 e 22°C. Per i piatti, a voi la scelta: carni grigliate, arrosti, stufati ma anche cacciagione, pastasciutte col ragù e salumi stagionati e, naturalmente, zuppe o formaggi stagionati e carichi di sapore, come il pecorino o il caprino.

Le versioni liquorose sono ovviamente indicate a fine pasto, in calici da passito, a 12 e 16°C, insieme a dolci tipici della ricca e variegata tradizione pugliese.


FonteFoto di Thomas da Pixabay
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La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba. Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...