Ci mancherà…

Rigenerante, la sua frequentazione. Una di quelle persone che ti segnano l’esistenza: indicano, infatti, orizzonti luminosi, suggeriscono da che parte schierarsi, regalano gioia, fanno assaporare il senso profondo del vivere in comunione con gli altri.

La cogli nell’aria, l’ultima occasione, come se una voce premonitrice ti invoglia a fare l’ultimo viaggio ideale con Vincenzo. Alcuni giorni addietro, domenica, all’ora del pranzo bussi, calpestando il politicamente corretto, al suo uscio. Si spalanca la porta, viso gioioso, sovrastato dall’impeccabile capigliatura ondulata, voce roboante, caldo abbraccio. Chiamata con ardore, arriva di corsa Lina, la donna della sua vita.  Due ore, volate in un baleno. Caffè, dolcetti e frutta sulla semplice mensa. Accetti con piacere, ora. Quante volte te li aveva offerti inutilmente davanti al bar, ed avevi sempre inneggiato ai prodotti fatti in casa!

A sedici anni, giovane venditore ambulante, perlustra ogni angolo di Barletta, Canosa, Minervino, Spinazzola, Lavello con un motocarro, carico di frutta e verdura Dalla mattina alla sera. Profumi, forme e colori invoglianti, assieme all’affabilità, fanno miracoli. La clientela, infatti, festante, si moltiplica a vista d’ occhio, gli affari vanno a gonfie vele. E roba ne regala, anche!

Può così acquistare un camion che lo porta in lungo e largo per la Penisola, consegnando i prodotti della campagna, regalando la sua umanità. Bologna, tappa obbligata, quasi quotidiana. Non v’è concessionario del grande mercato ortofrutticolo emiliano che non lo conosca. Per lui la stretta di mano vale di più di mille atti notarili. La sua indole lo porta a fecondare rapporti umani fondati sul rispetto reciproco, sulla fiducia e solidarietà, che consolidano quelli commerciali.

Tutto lavoro, casa e famiglia. Adora, ricambiato, Lina, sua moglie. Fiero del figlio Antonio, medico di base ad Andria, uno spilungone dal volto ammaliante, padre di tre splendidi nipoti a cui l’affettuoso nonno non fa mancare la sconfinata disponibilità. Libero da impegni lavorativi, assidua, la sua calda presenza, quattro, cinque volte al giorno, nella casa degli anziani genitori. E se si ammalano, li veglia anche la notte!

Tua moglie non è per nulla soddisfatta dell’olio che acquisti. Non appena vieni a sapere che Enzo possiede un piccolo oliveto nei pressi dell’Ospedale “Raffaele Dimiccoli”, ti rivolgi a lui per le olive da portare al frantoio.  Risponde con una battura che ti lascia sgomento: “Agli amici si regala, non si vende. Vai in campagna, raccogliti le olive e con l’olio brinda alla salute di tutti gli esseri viventi.”

“Nonna” riferisce la nipote Angelica, “il nonno mi ha comprato la pizza. Poi ha acquistato della focaccia che la lasciato nelle mani tremolanti di una vecchietta, sola, che abita in una casa piccina”. Sorride l’ava, scuotendo le spalle ed allargando le braccia. Ogni giorno scandaglia l’animo di suo marito. Poi aggiunge: “Delle volte regala frutta e verdura appena acquistata al mercato per noi, per donarla a gente che ne ha, a suo dire, più bisogno.”

Il sole già riscalda altri lidi, e Roma viene illuminata dai lampioni. Dalla mattina Vincenzo è in giro col suo automezzo per consegnare la merce. Ultimo recapito. Finalmente! Apre il cancelletto, un distinto signore che cordialmente lo invita ad entrare. L’empatia porta Vincenzo a fraternizzare, a confidare di essere stanco della vita che conduce. Giorno e notte sul camion, pericoli in agguato, incidenti, morti.

Il giorno seguente, una convocazione dagli uffici amministrativi del locale nosocomio. È pronto per lui un contratto di assunzione, sollecitato a sua insaputa dall’importante personaggio romano.  Vincenzo declina l’offerta. Colpito, però, profondamente dal gesto di spontanea gentilezza, acquista un cilindro di olio, percorre ottocento chilometri, per consegnarlo al suo benefattore. Guardandogli negli occhi, lo ringrazia per lo spassionato interessamento, spiegando le ragioni profonde della sua scelta.  Ama il suo lavoro, non può tradirlo, nonostante i momenti di sconforto.

“Uomini e donne di altri tempi.” Si dice, ma anche oggi ne esistono. Tanti, tante! Quante volte ti ha confidato, scuotendo la testa: “Non mi piace questo mondo! C’è ingordigia, accaparramento, competizione, conflittualità, tracotanza, sotto un manto di ipocrisia, individuale e collettiva. È criminale, per me la diseguaglianza economica e sociale, folle la discriminazione, diabolica, la devastazione della casa collettiva che non appartiene solo a noi.”

Innumerevoli, gli episodi di solidarietà. Si sta ritirando verso casa all’ora di pranzo, quando si imbatte in un venditore ambulante carico di scope che si trascinava sconsolato. Neanche una scopa ha venduto per l’intera giornata. Porgendogli timidamente dieci euro, Vincenzo sussurra: “Compra un chilo di salsiccia e mangiala con la tua famiglia.” Trasecola il misero ambulante.

Infine. È agosto, raggiunge un suo podere per raccogliere dei fichi. Sotto l’albero, guardinghi, provvedono a farne incetta un uomo ed una donna. Non appena lo scorgono, il marito fugge, inseguito dagli improperi della moglie. Senza perdersi d’animo Vincenzo, avvicinandosi, la rincuora e l’aiuta a riempire il capiente cesto.

Ora il suo spirito è altrove, nell’eden che sognava. Un mondo lontano, tanto lontano, dove… la gente si prende per mano e balla, …i bambini, liberi, giocano nei prati, …i vecchi indicano l’orizzonte, …le donne cantano e suonano il violino, gli uomini dipingono e scolpiscono, …i disabili saltellano, …tutti lavorano dignitosamente portando a casa un giusto compenso. Mancano le discriminazioni, non esistono profitto, rendita, evasione fiscale, corruzione e criminalità, gli scienziati lavorano per l’umanità, un luogo incantevole dove ci si guarda negli occhi adagiandosi nei meandri più reconditi. Senza giudicare.

Grazie, illetterato Vincenzo, maestro di vita. Mancherai a tutti quelli a cui hai prospettato un sogno.


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Percorso scolastico. Scuola media. Liceo classico. Laurea in storia e filosofia. I primi anni furono difficili perché la mia lingua madre era il dialetto. Poi, pian piano imparai ad avere dimestichezza con l’italiano. Che ho insegnato per quarant’anni. Con passione. Facendo comprendere ai mieli alunni l’importanza del conoscere bene la propria lingua. “Per capire e difendersi”, come diceva don Milani.Attività sociali. Frequenza sociale attiva nella parrocchia. Servizio civile in una bibliotechina di quartiere, in un ospedale psichiatrico, in Germania ed in Africa, nel Burundi, per costruire una scuola.Professione. Ora in pensione, per anni docente di lettere in una scuola media. Tra le mille iniziative mi vengono in mente: Le attività teatrali. L’insegnamento della dizione. La realizzazione di giardini nell’ambito della scuola. Murales tendine dipinte e piante ornamentali in classe. L’applicazione di targhette esplicative a tutti gli alberi dei giardini pubblici della stazione di Barletta. Escursioni nel territorio, un giorno alla settimana. Produzione di compostaggio, con rifiuti organici portati dagli alunni. Uso massivo delle mappe concettuali. Valutazione dei docenti della classe da parte di alunni e genitori. Denuncia alla procura della repubblica per due presidi, inclini ad una gestione privatistica della scuola.Passioni: fotografia, pesca subacquea, nuotate chilometriche, trekking, zappettare, cogliere fichi e distribuirli agli amici, tinteggiare, armeggiare con la cazzuola, giocherellare con i cavi elettrici, coltivare le amicizie, dilettarmi con la penna, partecipare alle iniziative del Movimento 5 stelle.Coniugato. Mia moglie, Angela, mi attribuisce mille difetti. Forse ha ragione. Aspiro ad una vita sinceramente più etica.

3 COMMENTI

  1. Il protagonista Vincenzo c’insegna con il suo comportamento cosa significa avere una dignità. Lo scritto erudito
    fa da cornice ad una storia di altri tempi, ma sempre attuale per le persone oneste che, malgrado le apparenze, sono molto più di quanto comunemente pensiamo. Bravo Mimmo !!!

  2. Commovente ricordo focalizzato su valori etici che dovrebbero indurre profonde riflessioni individuali e collettive, quantomai indispensabili in un periodo caratterizzato da indotta vulnerabilità della capacità critica individuale

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