Tutti, o quasi tutti, sappiamo che le tre virtù che reggono l’intero messaggio di salvezza del cristianesimo sono: Fede, Carità e Speranza.

Ognuna delle tre virtù è un’espressione evangelica pastorale della Chiesa, ognuna con la propria peculiarità. Ma in questi giorni dolorosi, causati dalla pandemia in corso da coronavirus, oltre alla fede e alla carità, come cristiani sia preti, religiosi e laici siamo chiamati innanzitutto ad annunciare speranza. Si perché proprio la speranza riesce a stabilire un continuo confronto tra fede e carità, perché tra la fede e le opere di carità non ci deve essere ne dualismo ne contrapposizione.

Certo, è difficile trovare parole e compiere gesti profetici in questi tempi bui. Ma la speranza ci può aiutare, ci può illuminare, ci può salvare. La speranza è il coraggio di tutto il personale sanitario italiano dal medico all’operatore sanitario, dall’infermiere al ricercatore in laboratorio, che nonostante tutto sono in trincea a combattere animatamente la pandemia in corso, mostrando al Paese quanto il dovere al bene comune è importante, credendo nella scienza della medicina e dei suoi futuri progressi. Come anche tutto il comparto della filiera alimentare del Paese che per necessità non si può fermare. La speranza che si sappia è una forma di ascolto del presente e del futuro. La speranza è preghiera dove sono riposti i residui della nostra fiducia nei confronti della Vita. La speranza è quella di Cristo, che è salito con la Croce sul Golgota per morire e risorgere. La speranza è quella che in questi giorni con lacrime, sangue e morte stiamo vivendo, potremmo dire che è il nostro Venerdì Santo.

Pochi sanno che si può peccare di speranza, se la speranza non viene praticata quotidianamente; e noi cristiani questo lo dobbiamo sapere. Davanti alla morte, il messaggio cristiano di speranza per un mondo nuovo, ci salva. Di catastrofi apocalittiche, la Parola di Dio ne è piena, e il popolo di Dio in cammino è chiamato ad attraversare le sofferenze per giungere con speranza e consapevolezza alla salvezza. Ed è proprio la consapevolezza di questo tempo, che ci deve muovere come cristiani ad essere animatori di speranza per accendere la luce, lì dove la tragedia, la morte e il buio sta prendendo il sopravvento. Il messaggio cristiano passa dalle opere vive, concrete, sostanziose e la speranza come credenti oggi più che mai siamo chiamati ad annunciarla soprattutto quando, per legge, ci viene vietato di abbracciare o baciare una persona.

Da “Cedi la strada agli alberi” il poeta paesologo Franco Arminio ci illumina con parole di speranza: «Chiarito che contro la morte nulla possiamo, non abbiamo altro da fare che stare attenti e donarci un attimo al bene, uno alla volta, uno per noi e uno alla volta, uno per noi e uno per gli altri. Possono essere persone care o persone sconosciute, poco importa, quello che conta è rubare il seme del bene e piantarlo sulle facce della gente».

La speranza, oltre ad essere una virtù è un’arte di vivere.

La speranza è virtù che ci conduce a scoprire un senso al vivere, che ci permette di rialzarci, comunque e nonostante tutto e anche quando pare smarrita va cercata, scoperta e alimentata perché germogli. La speranza ci dà la possibilità di accettare il morire di qualcosa e cambiare perché altro sia possibile.

«Siate sempre pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi». (dalla prima Lettera di S. Pietro Apostolo 3,15-16).

La speranza è la promessa, che tutto ritornerà come prima e si auspica, che sia ancor più bello di prima. La speranza è l’attesa di uomini e donne riconciliati nel calore dei corpi, negli sguardi dolci e nelle parole appaganti, che oggi più di ieri ci mancano

 


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Geremia Acri
So che tutto ha un senso. Nulla succede per caso. Tutto è dono. L'umanità è meravigliosa ne sono profondamente innamorato. Ciò che mi spaventa e mi scandalizza, non è la debolezza umana, i suoi limiti o i suoi peccati, ma la disumanità. Quando l'essere umano diventa disumano non è capace di provare pietà, compassione, condivisione, solidarietà.... diventa indifferente e l'indifferenza è un mostro che annienta tutto e tutti. Sono solo un uomo preso tra gli uomini, un sacerdote. Cerco di vivere per ridare dignità e giustizia a me stesso e ai miei fratelli, non importa quale sia il colore della loro pelle, la loro fede, la loro cultura. Credo fortemente che non si dia pace senza giustizia, ma anche che non c'è verità se non nell'amore: ed è questa la mia speranza.

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