Un’analisi del voto di domenica 26 gennaio in Emilia Romagna

Nella regione settentrionale il risultato non era affatto scontato, in quella meridionale sì. In Emilia-Romagna è stato riconfermato il presidente di centro-sinistra Stefano Bonaccini con il 51,42 % dei voti, mentre in Calabria ha vinto, con il 55,29 %, la coalizione di centro-destra con la presidente Jole Santelli, diventata la prima donna a guidare la regione. Dalle elezioni di domenica emergono molti dati, tuttavia per una questione di geografia e di conoscenza mi soffermerò solo sulle elezioni emiliano-romagnole.

Il 14 novembre 2019 Matteo Salvini iniziava la sua campagna elettorale in Emilia-Romagna in un palasport a Bologna. La candidata del suo partito, Lega Salvini Premier, alla presidenza della regione era Lucia Borgonzoni, già senatrice della Repubblica e consigliera comunale al comune di Bologna. Quel giorno il leader leghista ha iniziato la sua scalata verso la rossa Emilia affermando “libereremo l’Emilia-Romagna”, non fosse che la regione è già stata liberata nel 1945. Questa retorica della liberazione è stata il leitmotiv della sua campagna elettorale. Il 14 novembre Salvini per riempire il PalaDozza ha dovuto chiamare a raccolta tutti i leghisti del nord Italia, altrimenti il palasport sarebbe stato vuoto, alla fine ne erano meno di 5000. In contemporanea a Piazza Maggiore si teneva il primo flash mob delle Sardine, un neonato movimento di piazza, a cui hanno partecipato oltre 10 mila persone. Quel raduno aveva come obiettivo quello di tornare a manifestare in piazza, di fare politica in modo sano e civile. Praticamente il contrario del metodo Salvini. Di lì a poco è iniziata anche la campagna elettorale del Partito Democratico in sostegno del suo candidato Stefano Bonaccini.

In due mesi di campagna elettorale si è visto di tutto, in televisione come nei social. Tuttavia, ci sono stati due eventi che mi hanno colpito particolarmente. Il primo è stato la manifestazione in Piazza Maggiore il 7 dicembre convocata da Stefano Bonaccini. Dopo anni che il centro-sinistra evitava le piazze, qualcuno si è finalmente assunto la responsabilità di tornare a manifestare pacificamente. Il secondo evento che mi ha colpito, negativamente, è stato l’episodio del citofono qualche giorno fa. Il fatto di un senatore della Repubblica, sospettato di essere vicino agli ambienti dello spaccio e della criminalità organizzata, che citofona a casa di un cittadino per chiedergli se spaccia, come è stato deciso dal “tribunale del quartiere”, è quanto di più rivoltante e sbagliato possa succedere in politica. Finalmente domenica scorsa tutto questo è giunto al termine, gli emiliano-romagnoli si sono espressi e hanno riconfermato Stefano Bonaccini presidente.

Quella del 26 gennaio non era una elezione dall’esito scontato, la vittoria del centro-sinistra è stata una vittoria combattuta, con un avversario sempre alle calcagna. Un dato, però, emerge in maniera netta: gli elettori hanno scelto il buon governo e il progresso. Contro l’odio, processi fatti via citofono, lo sciacallaggio politico, le fake-news, la strumentalizzazione di vicende giudiziarie a fini politici come il caso Bibbiano c’è solo una risposta: i fatti. Questa destra sovranista che sembrava inarrestabile si può battere solo con risposte concrete alle esigenze dei cittadini.

Un altro dato emerso in modo definitivo dalle elezioni è l’affluenza. Alle regionali del 2014 avevano votato solo il 30 per cento degli aventi diritto, questa volta invece gli elettori sono stati il 67,67 per cento. I motivi di questo incremento di affluenza possono essere molteplici, ma quello che è certo è che i cittadini sono tornati a votare, e non vedono più la politica come un qualcosa di distante da loro per cui non vale la pena uscire di casa e recarsi alle urne.

L’Emilia-Romagna è la regione che quattro anni fa mi ha praticamente adottato. Da studentessa fuorisede posso godere di ottimi servizi che non riguardano solo lo studio. La regione infatti, negli ultimi cinque anni, si è impegnata al massimo per garantire a tutti, indipendentemente dal ceto sociale, il diritto allo studio. E lo ha fatto incrementando i fondi per le borse di studio e per gli studentati. Questo, se domenica avesse vinto Lucia Borgonzoni, non sarebbe più stato possibile. Dal punto di vista sanitario il sistema regionale è uno dei migliori in Italia, se non il migliore. Durante gli anni della crisi economica, di cui ancora si sentono le conseguenze, la regione ha fatto il possibile per evitare peggio. L’Emilia-Romagna ha dato vita al cosiddetto Patto per il lavoro, una manovra che ha permesso di salvaguardare molti posti di lavoro e ha dimezzato la disoccupazione. In contemporanea ha creato il reddito di cittadinanza, che poi è stato esteso a livello nazionale.

Domenica 26 gennaio gli emiliano-romagnoli hanno scelto di portare avanti questo progetto, hanno premiato il buon governo dei cinque anni appena trascorsi, hanno guardato al futuro di una regione che è nata sulle macerie della Seconda Guerra Mondiale, e che è già stata liberata 75 anni fa.

 


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