Ma quale Dio?

Con la caduta del Comunismo, le varie Chiese ortodosse hanno ripreso a svolgere un ruolo attivo nella società. Il simbolo della croce oscurato per decenni dalla fulgida stella comunista, è tornato con forza a testimoniare la fede cristiana che persisteva nelle pratiche private o nei gesti di eroica resistenza, come quello dsl Monte delle Croci che si trova in Lituania. Tanti i cristiani perseguitati e uccisi in nome del Vangelo durante gli anni comunisti, in particolare in Russia, come si legge nella testimonianza di Solženicyn nel suo famoso “Arcipelago Gulag”.  I numeri di queste persecuzioni sono impressionanti: “la Chiesa ortodossa russa contava nel 1917 circa 210.000 membri del clero, 100.000 monaci e oltre 110.000 preti diocesani. Circa 130.000 furono fucilati nel periodo 1917-1941. Dei 300 vescovi presenti nel 1917 in Russia, 250 di loro furono fucilati. Gli altri membri del clero sopravvissero in diverse prigioni e campi di concentramento, sottoposti a ogni genere di persecuzione”.(L’Osservatore Romano 29-30 novembre 2010).

Con la dissoluzione dell’Unione Sovietica  e degli Stati socialisti, le Chiese ortodosse hanno riacquistato spazi, fino ad allora sconosciuti, assurgendo molto spesso a un ruolo politico.

In Russia questo processo ha avuto risvolti interessanti. Nei primi anni 2000, lo Stato e la Chiesa hanno sviluppato parallelamente una politica nazionalista nei propri ambiti. Kirill ricordava il ruolo di collante che le fedi ortodosse e musulmane avevano ricoperto nella cementificazione di un’unità nazionale.

In quest’operazione il ruolo del Vescovo, Patriarca di Tutte Le Russie, è stato precipuo, grazie soprattutto al suo particolare rapporto con Vladimir Putin, che sicuramente ha messo del  suo in questo processo di “ricristianizzazione” , mostrandosi egli stesso molto legato alla fede ortodossa. Proprio di recente ha partecipato alla messa della Veglia di Pasqua presieduta dal Patriarca, confermando questa sua dimensione spirituale. A motivo di tale condivisione d’intenti, non raramente le questioni etiche propugnate dalla Chiesa ortodossa, sono state poi riprese dallo Stato, come ad esempio è avvenuto  nella promulgazione della legge federale russa “per lo scopo di proteggere i minori dalle informazioni che promuovono la negazione dei valori tradizionali della famiglia”, una legge che ostacolerebbe la propaganda omosessuale nel Paese. In un’intervista il Capo del Cremlino aveva detto di voler proteggere soprattutto “i bambini che avranno più libertà una volta cresciuti, se saranno cresciuti in una famiglia tradizionale. Quindi hanno una scelta più ampia” (Oliver Stone interviews Vladimir Putin). Un pensiero che la Chiesa ortodossa appoggia con grande entusiasmo e che utilizza per attaccare le Chiese occidentali ritenute l’Anticristo. Ma il Patriarca ha accusato anche i suoi fratelli ortodossi delle altre Chiese di favorire lo scisma tra i cristiani. Emblematico fu lo scontro che la Chiesa moscovita ebbe con il Patriarcato di Costantinopoli, all’indomani del riconoscimento della Chiesa ortodossa d’Ucraina da parte turca. Uno smacco che provocò le ire di Kirill che definì Bartolomeo I scismatico, al pari degli altri cristiani. A proposito di Ucraina: il rinnovato protagonismo della Chiesa russa e del suo vescovo ha conosciuto un’accelerata proprio in queste ultime settimane, quelle del conflitto russo – ucraino. Kirill non solo non ha preso le distanze dall’azione bellica russa in Ucraina, ma ha dichiarato che il conflitto è nato dalla russofobia dilagante dell’Occidente che “vogliono trasformare mentalmente i russi e gli ucraini che vivono in Ucraina, in nemici della Russia”. L’Occidente è visto come un esempio negativo, “dove il peccato (in particolare l’omosessualità, su cui il suo discorso s’è incentrato) è modello di vita”. Queste dichiarazioni hanno isolato il vescovo russo che pare continuare ad attaccare i suoi colleghi e accusarli di essere colpevoli per la mancanza di dialogo. Proprio nelle ultime ore, il Patriarcato di Mosca ha attaccato Francesco per aver “travisato la conversazione avuta con il patriarca Kiril”. Atteggiamenti che aumentano le distanza tra i cristiani, già divisi da contese dottrinali e liturgiche. Che il Primate russo sia convinto della bontà della guerra, lo rivelano ancor di più queste sue parole :”la maggior parte dei Paesi del mondo è ora sotto l’influenza colossale di una forza, che oggi, purtroppo, si oppone alla forza del nostro popolo. Allora dobbiamo essere anche molto forti. Quando dico ‘noi’, intendo, in primis, le forze armate ma non solo. Tutto il nostro popolo oggi deve svegliarsi”. Una guerra che Kirill ha definito in nome di Dio. Un Dio che sicuramente non conosce la parola guerra.


LASCIA UNA RISPOSTA

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.