Ursula Von der Leyen ha parlato della necessità di istituire un tribunale sui crimini di guerra russi, mossa che sembra frettolosa e azzardata.

Il Presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen ha affermato che l’Unione Europea è pronta a proporre l’istituzione di un tribunale ad hoc per i crimini russi commessi in Ucraina. In un tweet ha chiarito che “la Russia deve pagare per i suoi crimini orribili. Collaboreremo con la Corte penale internazionale e contribuiremo alla creazione di un tribunale specializzato per giudicare i crimini della Russia. Con i nostri partner, ci assicureremo che la Russia paghi per la devastazione che ha causato, con i fondi congelati degli oligarchi e i beni della sua banca centrale”.

In un video ha parlato anche delle stime economiche dei danni, che si aggirerebbero intorno ai 600 miliardi di euro.

La storia dei Tribunali sui crimini di guerra affonda le sue radici nel periodo successivo alla prima guerra mondiale, allorquando già dal Trattato di Versailles le forze vincitrici previdero l’istituzione di un organismo che condannasse l’imperatore Guglielmo II “per crimini contro la pace”.

Uno studio recente del professor Richard Ashby Wilson ha criticamente passato in rassegna i vari tribunali istituiti a partire dal 1945, denotando, più che le peculiarità, le criticità.

Il primo momento nella storia nel quale sono stati giudicati i crimini di guerra, è rappresentato dal Processo di Norimberga, che ha visto la condanna di ben 15000 persone. Secondo Wilson il Tribunale non avrebbe assolto al suo principale scopo, cioè quello di condannare i nazisti per il più grave dei crimini commessi: il sacrificio di milioni di ebrei.

Nel 1961 si tenne a Gerusalemme il processo ad Eichmann, di cui parla l’opera di Hannah Arendt La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme. Secondo il professor Wilson, questo processo, dimenticando l’imputato, avrebbe perseguito la volontà di condannare l’antisemitismo storico, una sentenza invero su tutti i mali subiti dal popolo ebraico, come diedero conferma le parole del Primo Ministro David Ben Gurion: “In questo storico processo, al banco degli imputati non siede un individuo, e neppure il solo regime nazista, bensì l’antisemitismo nel corso di tutta la storia”. Arendt sosteneva quindi che la funzione della corte sarebbe dovuta essere quella di amministrare la giustizia, ovvero “determinare la colpevole o l’innocenza di un individuo”.

Nei processi per i crimini nell’Ex Yugoslavia, il Tribunale avrebbe perso la sua funzione legale, il liberalismo legale a cui faceva riferimento Arendt, e avrebbe acuito il tentativo di utilizzare l’aula della corte internazionale come un palcoscenico di reinterpretazione storica, di un particolare punto di vista della storia, e questa visione delle cose avrebbe favorito, secondo il Professore, gli accusati: “Il personale del tribunale era a tal punto sconfortato dal fatto che il processo a Milošević avesse avuto un esito così inconcludente, da portare alcuni a riflettere sulla decisione dell’accusa”.

Le posizioni di Wilson sono estremamente interessanti e aprono a diversi spunti di riflessione che la Von der Leyen e gli Stati dell’Unione Europea dovrebbero tenere in conto, rischi a cui si potrebbe incorrere.

Da ciò che trapela dall’articolo del Professore, c’è la volontà, da parte degli amministratori di tale giustizia, di giudicare secondo la visione di una parte della storia, che resta pur sempre soggettiva,  quella dei vincitori di un conflitto, che si sono auto legittimati a giudicare o hanno avuto un mandato tramite risoluzioni ONU (ex Jugoslavia, Ruanda). Per chiarire prendiamo come esempio il Tribunale Militare per la condanna dell’aggressione tedesca. Concordando su ciò che dice Wilson sull’operato di questo tribunale, quest’organo fu una creatura degli Alleati che, seppur indirettamente come visto, hanno condannato i crimini compiuti dai nazisti. Siamo sicuri che gli Alleati non si siano macchiati di delitti contro l’umanità altrettanto disprezzabili e non per questo non meno gravi? Due esempi potrebbero bastare per comprendere: i bombardamenti su Dresda, la Firenze sull’Elba, le cui vittime non furono mai esattamente stimate, di cui si può leggere la testimonianza di Kurt Vonnegut in Mattatoio n°5, ritenuto da molti un vero crimine contro l’umanità; le più note bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, che comportarono l’atroce e devastante morte di centinaia di migliaia di persone.

Un passo di un articolo del Ministero della Difesa conferma quanto appena detto: “Il fatto che i processi instaurati al termine di un conflitto bellico riguardino, generalmente, soltanto i criminali di guerra appartenenti alle Forze Armate dei paesi sconfitti e siano, per lo più, svolti da organi giurisdizionali degli Stati cui appartengono le persone nei cui confronti i crimini sono stati commessi (c.d. “giustizia dei vincitori sui vinti”) fa apparire tale sistema confliggente con il comune senso di giustizia, così come recepito nei sistemi giuridici più evoluti”.

Si è tanto parlato in questo articolo del ruolo incriminatorio che avrebbe la storia, emerso nei processi a Eichmann e Milošević. Le prove storiche fornirebbero al giudice il contesto, non la prova che un individuo in particolare abbia commesso questo o quel crimine. È come se il singolo pagasse anche per ciò che non avrebbe mai commesso.

Alla luce di queste considerazioni, il Tribunale per i crimini russi rischierebbe di riproporre le stesse distorsioni che hanno condizionato il giudizio di colpevolezza degli uomini chiamati a processo in passato. Inoltre, esulando dal contesto puramente giuridico, forse risulta prematuro parlare già di tribunali, di sanzioni economiche, condanne, per un conflitto ancora in corso e che ricorda tanto la prassi, punitiva nei confronti della Germania, di Versailles. Come fatto notare da “Il Manifesto” qualche giorno fa, la proposta della Presidente della Commissione UE risulterebbe addirittura azzardata sia dal punto di vista giuridico che politico, avendo addirittura trovato fredda la posizione di Parigi e indifferenti USA e Gran Bretagna.

Sarebbe invece opportuno accentuare gli sforzi per la pace, perché un crimine contro di essa non ha né vincitori né vinti.


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