Non ho bisogno del permesso di nessuno per prendere la parola

Ci sono silenzi sani e silenzi ammalati. Ci sono silenzi di prudenza e altri di comodo. Ci sono silenzi subiti e altri imposti. La parola, dal latino “silere”, “tacere”, è collegata all’antica radice indoeuropea si-, con l’idea di “legare”: perché l’assenza di parole può rafforzare un legame, oppure può imporre un legaccio. Dipende: a qualche giorno di distanza dalla celebrazione della giornata di riflessione sulla violenza contro le donne molti silenzi mi hanno suggerito più la seconda opzione.

Ovviamente si tratta della mia esperienza personale, ma mi ha molto colpita un dato tratto da un viaggio virtuale tra stati e profili vari: voci perennemente impegnate nella promozione dei più alti valori religiosi e della più fervente spiritualità si sono improvvisamente, drammaticamente taciute. Mi riferisco soprattutto a profili social maschili, attivissimi nell’ammonizione del consumismo, del black-friday, dell’individualismo e delle implicazioni relazionali della fede cristiana, delle irresponsabilità a fronte dell’emergenza pandemica, dell’ignoranza culturale e chi più ne ha più ne metta. Forse la violenza non li riguarda? Il problema è che la violenza riguarda tutti e sui social assume spesso connotazioni particolari.

In base ad un’altra mia personalissima esperienza, le medesime voci e i medesimi profili, unitamente a certe fonti ufficiali, sempre maschili, della cultura e della cultura cristiana faticano a sopportare il confronto, perché percepiscono la divergenza di opinione come una minaccia. Commentare i loro post (pubblici, per cui suscettibili di essere commentati) e i loro “stati” significa fare esperienza di una violenza inversamente proporzionale alla bontà espressa nei loro contenuti. Si sperimentano chiusura e allentamento di eventuali amicizie, accuse di antipatia e presunzione, provocazioni anche abbastanza offensive. E accade che il violento, dimessi i panni dell’amante psicopatico, rivesta quelli dell’intellettuale egocentrico. Perché questa è violenza: zittire, cercare l’ultima parola, offendersi per una correzione, troncare un’amicizia per la condivisione di un parere.

Allora quei silenzi non mi stupiscono, piuttosto mi fanno pensare a un’altra etimologia del termine, dubbia ma affascinante: pare che “silentium” sia legato a “exilium”. Non è forse vero che tacere significa relegare certe cose in terre lontane, condannarle all’isolamento e alla dimenticanza? E non è vero che togliere la parola equivale ad allontanare la voce dell’altro, dell’altra, perché insopportabile nella propria spontaneità e vivacità? Dietro certi comportamenti, infatti, si cela l’intolleranza per il parere “non richiesto”. Ma il punto è proprio questo: non ho bisogno del permesso di nessuno per prendere la parola. Supporre che, invece, io ne abbia, mi fa pensare che tra le mie conoscenze ci siano diverse persone di sesso maschile inclini a forme di violenza meno chiacchierate, ma comunque serissime. E questo vale sia su internet sia in altre situazioni, giacché ultimamente alcuni maschi adulti, che si sono autoproclamati unici gestori di questioni (non virtuali) riguardanti anche me e altre donne a me vicine, si sono offesi fino al mutismo selettivo perché siamo intervenute apertamente.

Non sto ovviamente giustificando certe dinamiche dei social, che prestano il fianco a una comunicazione falsata e problematica. Ma le piccole cose hanno il potere di rivelare quelle grandi e dovremmo seriamente far pace col fatto che il virtuale è ormai parte del reale…e che i social dicano molto di noi, o meglio che noi attraverso i social esprimiamo tanto di noi. E tantissimi maschi perbene continuano a risultare tremendamente violenti, mentre i loro imbarazzanti silenzi mettono in discussione (molto più di quanto già non lo sia) quella “tradizione” e quei “valori” in nome dei quali ultimamente in questo Paese si compiono le scelte più aberranti.


1 COMMENTO

  1. Vorrei dedicare questo splendido articolo a tutti quegli uomini pseudomoderni in abiti medioevali.Grande Michela!Fai che questo messaggio arrivi in ogni posto.

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