«Il vero oscurantismo non consiste nell’impedire la diffusione di ciò che è vero, chiaro ed utile, ma nel mettere in circolazione ciò che è falso»

(Johann Wolfgang Goethe)

«Abbiate un cuore grande!»: prima ancora che le parole, ricordo la voce, il tono e l’afflato, le mani grandi, le lunghe braccia che si dilatavano a mimare la larghezza, l’altezza, l’ampiezza, la profondità del cuore che ci chiedeva di avere …Era un missionario, non ne ricordo il nome, io facevo la prima media e della sua testimonianza ricordo solo questo: ma non mi sembra poco.

In seguito, ho incontrato, per mia fortuna, una lunga sequenza di professori eccezionali. Tutti mi sprovavano a studiare tanto, a formarmi una testa pensante, una libertà cosciente.

Poi ho incontrato alcune persone che ascrivo alla categoria dei “santi”. Ora, chi segue i nostri caffè sa bene che, al di là delle opinioni di chi scrive, questo nostro appuntamento domenicale è pensato per una umanità laica, nient’affatto disposta a farsi rinchiudere in recinti istituzionali. Una umanità fatta di donne e di uomini che amano il giusto, il bello, il buono, il vero, a prescindere da come ciascuno lo colga. Una umanità inclusiva e per niente escludente. Quindi, quando scrivo “santi”, non penso ad alcuna forma di canonizzazione, a niente che abbia a che fare con calendari e feste onomastiche. Penso a donne e uomini veri, che vivono in pienezza la loro carne e il loro spirito. Che sanno dire, con Hikmet: «Prima l’uomo».

Di questi, io ho avuto la fortuna di incontrarne tanti, senza mio merito, e volesse il Cielo fossi stato capace di cogliere da ognuno di loro almeno una goccia.

Da loro, io ho provato a imparare l’intolleranza per gli intolleranti – Giacomo Leopardi: «Nessuna qualità umana è più intollerabile che l’intolleranza» – e la curiosità per quanto è diverso da me.

Mi hanno accesso le loro passioni per il vero e le battaglie contro chi seminava falso e ingiustizia, contro gli operatori di divisione, soprattutto, contro i depredatori di umanità.

Mi ha scaldato il cuore il loro impegno a “spingersi più in là”: «verso qualcuno che resti anche quando noi passiamo; verso qualcuno che ci prende in mano il cuore, se il cuore non regge al salire» (Don Primo Mazzolari).

Prim’ancora, da loro ho provato a imparare che, per entrare nel “Regno di Dio” – comunque lo si voglia chiamare e concepire – bisogna avere testa e cuore larghi e collegati tra loro:

«Udii un anziano ragionevole e buono, perfetto e santo, dire:

Se sentirai la chiamata dello Spirito, ascoltala
e cerca di essere santo con tutta la tua anima,
con tutto il tuo cuore e con tutte le tue forze.

Se però, per umana debolezza non riuscirai ad essere santo,
cerca allora di essere perfetto con tutta la tua anima,
con tutto il tuo cuore e con tutte le tue forze.

Se tuttavia, non riuscirai ad essere perfetto
a causa della vanità della tua vita,
cerca allora di essere buono con tutta la tua anima,
con tutto il tuo cuore e con tutte le tue forze.

Se, ancora, non riuscirai ad essere buono a causa
delle insidie del Maligno, cerca allora di essere ragionevole
con tutta la tua anima,
con tutto il tuo cuore e con tutte le tue forze.

Se, infine, non riuscirai ad essere santo, né perfetto, né buono,
né ragionevole a causa del peso dei tuoi peccati,
allora cerca di portare questo peso di fronte a Dio
e affida la tua vita alla divina Misericordia.

Se farai questo, senza amarezza, con tutta umiltà
e con giovialità di spirito a causa della tenerezza di Dio
che ama gli ingrati e i cattivi, allora comincerai a capire
cosa sia ragionevole, imparerai ciò che è buono, lentamente aspirerai
ad essere perfetto, e infine, anelerai ad essere santo.

Se farai tutto questo ogni giorno, con tutta la tua anima,
con tutto il tuo cuore e con tutte le tue forze,
allora io ti garantisco, fratello e sorella:
non sarai lontano dal Regno di Dio!»

(Leonard Boff).


FonteImmagine di copertina: designed by Eich
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Paolo Farina
La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba.Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...

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