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Il miracolo di Berna

Una partita di calcio può essere più di un evento sportivo? Può una finale del campionato del mondo di calcio indicare le sorti di un Paese? Probabilmente si, e se c’è una partita che sancisce un inizio e una fine, questa è la finale della Coppa del Mondo tra Germania Ovest e Ungheria, vinta dai tedeschi e passata alla storia come il Miracolo di Berna. Il successo dei bianchi, sorprendente perché inatteso, non fu soltanto di natura sportiva, segnò infatti il ritorno del sentimento nazionale in Germania Ovest, dopo la vergogna resa al mondo intero. Se vogliamo per gli ungheresi, l’Aranycsapat ovvero la Squadra d’Oro, quella partita fu il canto del cigno, l’apice di una nazionale imbattibile per quattro lunghi anni, capace di sconfiggere gli inglesi a Wembley per 6 a 3 (prima Nazionale a riuscirci), una tumultuosa caduta perché fu sotto gli occhi di tutti il valore assoluto di una compagine, la più forte del torneo, che aveva schiantato i tedeschi nel girone eliminatorio per 8 a 3 e che perdeva clamorosamente una finale  sfortunata. Quella sconfitta segnò la fine della generazione straordinaria di Puskàs, Hidegkuti, Kocsis, Czibor, alcuni dei quali facevano parte della gloriosa Honved e che scapperanno all’estero dopo i fatti di Budapest del 1956, quando i carri armati sovietici invasero l’Ungheria e soffocarono le velleità di libertà del popolo magiaro e di Imre Nagy.

Il torneo fu organizzato dalla Svizzera, un tributo necessario per lo Stato che ospita gli uffici del governo mondiale del pallone: la FIFA. Si gioca nelle principali città: Losanna, Ginevra, Basilea, Berna, Lugano, Zurigo. Già qualificate Svizzera e Uruguay. È il primo mondiale teletrasmesso e per la prima volta verrà diffuso un film sul Mondiale, consuetudine ormai radicata per l’edizioni delle Olimpiadi. L’Italia ha un agevole sorteggio di qualificazione vincendo il doppio confronto con l’Egitto. Si qualificano le migliori squadre: oltre a Ungheria e Germania succitate, vi accedono alla fase finale Austria, Cecoslovacchia, Belgio, Francia, Messico, Corea del Sud, Turchia, Brasile, Jugoslavia, Inghilterra, Scozia. Le squadre sono raggruppate in quattro gironi da quattro squadre. Ma ogni squadra disputa solo due partite anziché tre, e in caso di arrivo a pari punti con un’altra nazionale, si va allo spareggio per il passaggio del turno. Nel gruppo 1 procedono Brasile e Jugoslavia. Nel gruppo 2, il girone delle finaliste, va di scena il festival del gol. Come detto in precedenza, l’Ungheria umilia i tedeschi per 8 a 3, e dà nove gol ai coreani, garantendosi il primato. La Germania deve avere per due volte la meglio dei turchi per passare: 4 a 1 e 7 a 2. Nel gruppo 3 Uruguay e Austria vanno sul velluto su Scozia e Cecoslovacchia. Infine il gruppo 4, il nostro, vede l’affermazione degli inglesi e dei padroni di casa. Siamo eliminati nonostante la vittoria per 4 a 1 sul Belgio. La doppia sfida con gli elvetici ( 1 a 2; 1 a 4) decreta il ritorno a casa. Per noi inizia un periodo complicato, fatto di eliminazioni cocenti e di sconfitte umilianti.

Ai quarti di finale i tedeschi hanno la meglio sulla coriacea Jugoslavia per 2 a 0. Nella sfida tra i maestri inglesi e i maestri sudamericani dell’Uruguay, la spunta la Celeste per 4 a 2. Pirotecnico il derby alpino tra Austria e Svizzera, terminata con il risultato di 7 a 5 per gli austriaci. Infine, a Berna va di scena il quarto di finale più combattuto tra Ungheria e Brasile, partita che passerà alla storia come la Battaglia di Berna. Ungheresi avanti con il doppio vantaggio firmato da Hidegkuti e Kocsis. Djalma Santos riduce le distanze al 18′ su rigore. Lantos riporta a due il divario, ma al 65′ Julinho riapre la partita. La partita si incattivisce oltre misura e vengono espulsi Bozsik, Humberto e Nilton Santos, ma gli espulsi potrebbero essere molti di più perché Arthur Ellis, inglese, perde di mano la situazione. Chiude il match Sandor Kocsìs all’88. Negli spogliatoi continua la battaglia, con una rissa degna del miglior saloon western, con Puskàs che rompe una bottiglia in testa a Pinheiro, dopo che, durante la partita, il fuoriclasse magiaro aveva dato dei somari ai brasiliani.

Le semifinali vedono la netta affermazione dei tedeschi contro gli austriaci, una partita dal forte sapore storico. L’Ungheria ha la meglio dei campioni del mondo in carica. Gli ungheresi piegano solo ai supplementari i sudamericani, una vittoria che è una sorta di incoronazione anticipata. Ma il destino ha altri programmi.

Il 4 luglio 1954 gli occhi del mondo sono puntati sullo Stadio Wankdorstadion di Berna per la finale tra Germania e Ungheria. I magiari vanno subito avanti con Puskàs al 6′ e Czibor all’8′. Si prevede un’altra lezione di calcio dell’Aranycsapat. Morlock ridà vigore ai tedeschi che, otto minuti dopo, vanno sul 2 a 2 con Rahn. Tutto di nuovo in equilibrio. Nel secondo tempo i tedeschi mostrano una migliore condizione e con Rahn vanno in vantaggio all’84. Fritz Walter e compagni sono a pochi minuti dal miracolo. I minuti finali sono convulsi: palo ungherese e gol annullato a Puskàs. La Squadra d’Oro perde una partita dopo quattro anni, quella sbagliata. Resterà nella storia come una delle squadre più forti di sempre, come il Wunderteam e la strabiliante Arancia Meccanica di Rinus Michels e del Profeta del calcio totale Johann Crujiff. Belle e perdenti.

All’esterno del Wankdorstadion un orologio è fermo. Segna l’orario del fischio finale, l’ora in cui la storia cambia le sorti di Ungheria e Germania.

CAPOCANNONIERE : Sandor Kocsìs (UNG) 11 reti.

CLASSIFICA FINALE

  1. GERMANIA OVEST
  2. UNGHERIA
  3. AUSTRIA
  4. URUGUAY

FINALE TERZO POSTO

Austria –  Uruguay 3-1


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