TIKI TAKA, VUVUZELA E ALTRE STORIE

This time for Africa. Sono le parole dell’inno del mondiale sudafricano di Shakira, ripetute a più riprese nel testo della canzone Waka Waka. Non è soltanto il torneo del Sudafrica, ma dell’intero Continente nero, finalmente al centro della ribalta dello sport più bello del mondo. L’assegnazione avviene il 15 maggio 2004 a Zurigo, dodici anni dopo la fine dell’Apartheid e dieci anni dopo le prime elezioni libere, vinte da Nelson Mandela, forse il più felice per l’annuncio del padre padrone della FIFA Joseph Blatter.

È il mondiale della Spagna e del Tiki Taka, un possesso palla stancante, tambureggiante, che toglie fiato e corsa agli avversari, divenuto noto con il Barcellona di Guardiola, la squadra più forte del decennio scorso e che a livello di nazionale porta i suoi frutti già con la vittoria ad Euro 2008, dove gli uomini del santone Aragonés si impongono a suon di gol e vittorie. Più sofferto è il cammino della Roja in Sudafrica, guidata da una leggenda del Real dei Galacticos, Vicente Del Bosque, che riesce a vincere per la prima volta la Coppa del Mondo, grazie anche ai pronostici del Polpo Paul, che nella sua breve vita nell’acquario di Oberhausen, diviene famoso azzeccando tutti i pronostici delle partite, finale compresa.

È il torneo che ha come sottofondo il rumore molesto delle vuvuzela, una trombetta da una sessantina di centimetri che accompagna tutte le partite del torneo e che copre con la sua nenia cori e urla dei tifosi.

Dieci gli stadi scelti per ospitare l’evento che gode della particolare protezione di Blatter che scongiura ogni possibile piano B o piano C che sostituisca l’organizzazione del Sudafrica.

E così si parte l’11 giugno 2010 con un’unica novità, la Slovacchia di Hamsik che si trova nel nostro girone, assolutamente abbordabile per noi sulla carta e che fa esultare Fabio Caressa al momento del sorteggio. Si ricrederà subito.

Nella partita d’esordio pareggio tra Sudafrica e  Messico. Al gol di Tshabalala risponde Rafa Marquez. Torna l’Uruguay che ricalca i vecchi fasti chiudendo davanti al Messico e al Sudafrica. Male la Francia di Domenech, ultima nel gruppo A. Per la prima volta nella storia la squadra ospitante, il Sudafrica, viene eliminata al primo turno.

Nel gruppo B procedono Argentina e Corea del Sud, mentre l’Inghilterra di Capello, favorita secondo i bookmakers, finisce seconda dietro gli USA.

Il gruppo D è estremamente equilibrato e i tedeschi devono attendere l’ultimo turno per qualificarsi. Mesut Özil è decisivo contro il Ghana, che si qualifica come secondo. Fuori la Serbia, nonostante la vittoria sulla Germania (Jovanović). Nel gruppo E buone le prestazioni di Olanda, a punteggio pieno, e Giappone, che accedono agli ottavi.

Nel gruppo F i campioni del mondo, gli Azzurri, deludono. Nonostante il ritorno in panchina di Lippi dopo l’interregno di Donadoni, manchiamo l’accesso tra le migliori sedici. Contro il Paraguay, De Rossi ci salva dalla sconfitta, mentre la Nuova Zelanda ci impone un pareggio imbarazzante: al gol di Smeltz risponde il rigore di Iaquinta. La sfida contro la Slovacchia è da dentro o fuori. Potrebbe bastare un pareggio ma la doppietta di Vittek e il gol di Kopunek ci condannano all’eliminazione. Per l’Italia segnano Di Natale e Quagliarella, gran gol il suo. Come nel 2002 i campioni del mondo vengono eliminati al primo turno.

Negli altri gironi avanti Brasile e Portogallo, Spagna, nonostante la sconfitta all’esordio contro la Svizzera, e Cile.

Senza l’Italia, gli ottavi di finale si sottolineano anzitutto per il classico Germania Inghilterra, stravinto dai tedeschi, sul quale peserà tuttavia un gol fantasma non assegnato a Lampard. Il calcio dà, il calcio toglie. Ancora un arbitraggio discutibile in Argentina Messico, dove il nostro Rosetti non vede il fuorigioco sul primo gol di Tévez. Ai quarti sarà sfida tra Joachim Löwe e Maradona. Altro match importante è il derby iberico Spagna Portogallo, risoltosi 1 a 0 per le Furie Rosse. Decide Villa. Avanti poi l’Olanda sulla Slovacchia (2-1), il Brasile sul Cile (3-0), l’Uruguay sulla Corea (2-1), Paraguay ai rigori sui giapponesi e il Ghana che supera gli USA (2-1 dts).

Ai quarti di finale Olanda Brasile apre le danze. Seleçao avanti con Robinho dopo solo 10′. Nella ripresa si scatena Sneijder che realizza la doppietta che fa fuori ancora una volta i Verdeoro ai quarti. Perentoria prestazione della Germania che annienta con un 4 a 0 Maradona e i suoi, proponendosi come principale favorita per la vittoria finale. La Spagna supera di misura il Paraguay all’83’ con il solito Villa, mentre l’Uruguay deve attendere i rigori per avere la meglio sul Ghana che avrebbe anche l’occasione per staccare il pass per la semifinale all’ultimo secondo. Luis Suarez para sulla linea un tiro di Ayew. Inevitabile rosso e rigore che Asamoah Gyan però fallisce. L’appuntamento con la storica semifinale per l’Africa è rinviato.

Spagna Germania è la rivincita della finale di due anni prima di Vienna, ma anche questa volta Pujol infrange i sogni di gloria tedeschi. Olanda Uruguay è una partita emozionante che finisce 3 a 2 per gli uomini di Van Marwijk. Orfana di Suarez, l’Uruguay non riesce a tornare in finale, cosa che invece fanno gli Oranje dopo 32 anni.

A Johannesburg, l’11 luglio, è finale inedita tra due nazionali che non hanno mai vinto la Coppa del Mondo. Inoltre la Spagna è soltanto arrivata una sola volta tra le prime quattro, nel 1950. Durante i 90′ Arjen Robben ha una ghiotta occasione: imbeccato da Sneijder, tira a botta sicura ma trova i piedi di Casillas. Anche Fabregas avrebbe il pallone dell’1 a 0 ma Stekelenburg sventa la minaccia. Come nel 2006 si va ai supplementari. Iniesta di tacco comincia un azione a centrocampo, la palla viene smistata sulla fascia dove Fernando Torres prova un cross bloccato dalla difesa olandese, la palla staziona al limite dell’area dove Fabregas trova il pertugio giusto per mettere Iniesta in condizione di segnare il gol vittoria. Sotto la maglia la dedica per Dani Jarque che dal cielo gioisce con tutta la Spagna. Le Furie Rosse per la prima volta sono sul tetto del mondo e Del Bosque emula l’impresa di due anni prima di Aragonés. Per gli Oranje di Robben, Sneijder, Van Persie si tratta dell’ennesima delusione.

CAPOCANNONIERE: Thomas Müller (GER), Diego Forlan (URU), Wesley Sneijder (OLA), David Villa (SPA) 5 reti

CLASSIFICA FINALE

  1. Spagna
  2. Olanda
  3. Germania
  4. Uruguay

FINALE TERZO E QUARTO POSTO

Germania – Uruguay 3-2


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