Sommosse inconsapevoli: libertarismi disorientati e costituzionalismi da lucidare

La persona costituisce un valore di per sé. Essa non risulta inquadrabile quale mero centro imputativo di interessi sintetici, bensì, appunto, occorre concepirla come essente personalistico qualificato dalla propria stessa subiettività, nonché, ai fini della ricostruzione della ratio dei cc.dd. diritti della personalità, come valore in sé.

Per quanto concerne più da vicino le fonti del diritto ove poter ritrovare le dimensioni della persona protette da riconoscimenti, garanzie e forme specifiche di tutela, occorre anzitutto soffermarsi sulla Costituzione italiana. Questa, al primo comma del primo articolo, fonda la Repubblica democratica sul lavoro. Il lavoro come forma di partecipazione della persona alla vita della  res  publica,  e quindi allo svolgimento realizzativo della democrazia come valore di condivisione di valori comuni nelle pluralità di visioni ed esigenze particolari, rappresenta concettualmente e praticamente un elemento tipico della dimensione personologica. Il lavoro in astratto deve essere realizzativo della persona come singola e nelle formazioni sociali (articolo 2 Costituzione), e deve essere frutto di scelta (articolo 4, comma 2, Costituzione), teleologicamente orientato al progresso materiale e spirituale dell’intima dimensione della persona nella sua ricerca interiore e nella sua tensione continua al benessere attraverso l’esercizio propositivo delle libertà. A proposito di libertà, strettamente inerenti alla sfera privata trasversale alla capacità pubblica di essere riconosciuti e protetti, si vedano le specificazioni della libertà della persona: si pensi, ad esempio, alla libertà di pensiero e quindi alla libertà religiosa o comunque di concezione filosofico-spirituale ai sensi dell’articolo 8, comma 1, Costituzione, che si riferisce a “tutte le confessioni religiose”.

Davvero ci stiamo dirigendo verso questi valori così ben conoscibili alla teoretica? I dubbi sono sacri.

La sfiducia nella struttura della democrazia nell’era del clicca-e-via (e del clicca-e-così-sia) ha generato un depauperamento dei luoghi tecnici e volontaristici della democrazia, il partito e il movimento dei cittadini organizzati insieme ai partiti. Le soluzioni tecniche propinateci nell’era di una paventata tecnocrazia hanno deluso le ragionevolezze su cui si basa il nostro stare insieme in società. Occorre rivalutare il ruolo delle alleanze. Ma occorre farlo propinando contenuti, irrinunciabili perché richiesti e sentiti effettivamente dai cittadini. Si deve riprendere la storia per mano, e ricostruire una identità entificabile – diversa dalle identità dei trascorsi – che sappia essere una forza progressista, ma che rinunci al sentirsi tale in quanto assiologicamente auto-battezzatasi come tale.

Sopra si è fatto riferimento alla tecnocrazia, ma non in generale. Non deve essere intesa, la anzidetta critica alle modalità del tecnicismo reale, come rinuncia al dato tecnico, anzi la scienza e la dimensione sapienziale devono garantire la ricerca euristica di soluzioni appropriate, le quali, sicuramente, devono anche essere comprensibili e volontariamente determinate nonché condivise dalla generalità dei consociati.

Vita e salute sono elementi che imprescindibilmente entrano nel pacchetto mobile delle assiologie che edificano un papabile diritto personologico.

Oltre le retoriche delle barricate di questo tempo, il 2021, sempre un po’ alla ricerca di un libertarismo che non riesce nemmeno a generarsi o educarsi, si ascolti l’acculturata fame dei giovani “di” nessuno. Si ascolti la necessità urgente di progresso di chi, davanti agli incalliti privilegi situazionali e professionali, è proprietario  soltanto  della propria mente e del proprio corpo in società. Allora tante barricate anti-politiche saranno rese nude, nelle proprie inconsistente, in una storia umana che ciclicamente ritorna.

Più potere occorre, più potere alla vita di cultura ed alla cultura della vita associata. Meno risonanza alle anti-politiche, liberticide di futuro. Più spazio alle vite ahinoi svuotate dei giovani acculturati, figli irredenti delle proprie scelte all’arrembaggio, oltre i primi disordinati vagiti del nuovo millennio che a goccia scorre, liquido.


FontePhoto by Isaiah Rustad on Unsplash
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Nato l’11.10.1989, giurista, scrittore, poeta e attivista politico “liberalfree”. Vive a Roma, dove opera nel settore della ricerca accademica di storia giuridica. Maturità classica conseguita in Puglia nel 2008, laurea quinquennale in Giurisprudenza conseguita a Roma nell’A.A. 2012/13, e in seguito master di specializzazione forense e corsi di formazione avanzata in varie città, abilitazione alla professione di avvocato nella sessione 2015; cultorato della materia Costituzionalismo e integrazione europea; attività di dottorato di ricerca con borsa in Discipline giuridiche storico-filosofiche, sovranazionali, internazionali e comparate presso l’Università Roma Tre. Autore di varie monografie e saggi di cultura giuridica, conduce interviste e pubblica articoli di cultura politica e sociale su riviste, periodici, giornali. C’è un filo che unisce le sue battaglie civiche per la garanzia e l’evoluzione dei diritti, le sue poesie, le sue prose artistiche e politiche, il suo pensiero sociospirituale progressista, i suoi saggi di diritto vigentista e storico-teorico: l’amore veemente per l’umanità nel suo divenire storico e dialettico.