Fondamentale è l’uso corretto di determinati luoghi a rischio incendio

L’incendio è una combustione accidentale in atmosfera di ossigeno, quello atmosferico, indesiderata a cui partecipano combustibili solidi, liquidi o gas a ciò non destinati. Ha origine in luogo non predisposto ad accoglierlo per effetto di un apporto di energia occasionale in un certo tempo e con certe caratteristiche dipendenti dallo stesso luogo e dalla qualità e quantità dei materiali combustibili presenti. Spesso sfugge al controllo dell’uomo con conseguenti danni a persone, a cose e all’ambiente. Lo sviluppo di un incendio all’interno di un ambiente confinato può essere illustrato con riferimento all’andamento temporale della temperatura media durante l’incendio.

Tale curva permette di individuare più stadi specifici durante lo sviluppo dell’incendio:

  • L’IGNIZIONE
  • LA PROPAGAZIONE
  • IL FLASHOVER
  • L’INCENDIO GENERALIZZATO
  • L’ESTINZIONE.

Analizziamo i vari casi:

  • Fase d’ignizione: in essa il processo di combustione è instabile, governato principalmente dal bilancio termico della reazione;
  • Fase di propagazione: una volta stabilizzata la reazione di combustione, si nota una marcata tendenza all’estensione dell’incendio, associata ad un rapido aumento della temperatura ambientale;
  • Il termine flashover è stato coniato dai vigili del fuoco britannici; la migliore definizione che troviamo è di Kennedy nella norma NFPA 101: «Una fase dello sviluppo di un incendio al chiuso nel quale tutte le superfici esposte raggiungono la temperatura di accensione più o meno contemporaneamente e il fuoco si propaga rapidamente a tutto il compartimento». Il flashover coincide con il primo punto di flesso della curva. Tutto il materiale combustibile presente nel locale chiuso o semichiuso investito dall’incendio prende fuoco contemporaneamente; questo particolare momento del fenomeno oggetto di studio assume grande rilievo perché rappresenta uno stadio improvviso nello sviluppo del fuoco, costituendo anche pericolo per le squadre eventualmente impegnate nell’estinzione.
  • Fase d’incendio generalizzato: quando la temperatura ambientale tende all’uniformità e raggiunge valori compresi fra 500 °C e 600 °C in dipendenza delle caratteristiche del compartimento e dei materiali combustibili in esso contenuti, oppure la potenza radiante raggiunge i 20 kW/m2 a livello del pavimento. In questa fase si ha il cosiddetto punto critico ovvero punto di completo sviluppo dell’incendio, conosciuto anche come flashover.
  • Fase d’estinzione e raffreddamento: il progressivo esaurimento del combustibile determina la riduzione dell’emissione termica da parte dell’incendio, il quale diminuisce gradualmente d’intensità, fino a giungere all’estinzione. L’incendio può essere considerato estinto quando la temperatura dell’ambiente è scesa al di sotto dei 300 °C, potendosi ragionevolmente escludere improvvisi reinneschi dovuti al livello termico.

La curva RHR è una schematizzazione semplificata dell’incendio naturale di fig. 1, con l’individuazione di tre fasi:

  • iniziale: rappresenta la propagazione dell’incendio ed è di forma quadratica: una parabola;
  • intermedia: rappresenta l’incendio stazionario ed è di tipo costante: una retta parallela all’asse delle ascisse;
  • e finale: intesa come la fase di estinzione dell’incendio che è di tipo lineare: una retta che interseca l’asse delle x.

Tasso di rilascio termico in funzione del tempo per le varie fasi dell’incendio.

La curva RHR rappresenta il tasso di rilascio termico o Heat Release Rate ovvero l’energia termica emessa da un focolare o da un incendio per unità di tempo, espressa in kW/sec. Il concetto di RHR prende in esame il rilascio d’una potenza termica nel tempo ossia un parametro strettamente legato allo sviluppo dell’incendio reale. Il carico d’incendio, invece, è riferito ad un’energia rilasciata senza riferimenti al tempo di combustione. Si pensi come uno stesso carico di incendio possa bruciare con differenti velocità a seconda delle particolari condizioni che si instaurano, dipendenti sia dal materiale (quantitativo, tipologia, pezzatura, ecc.) che dall’ambiente in cui è inserito (volumetria, apertura, ambiente aperto, ecc.), dando origine a temperature nel locale coinvolto anche molto diverse da caso a caso. Inoltre, per il carico d’incendio si presuppone che tutto il combustibile presente partecipi alla combustione a una temperatura all’incirca costante tra i 500 e i 600 °C, quindi stiamo descrivendo la dinamica dell’incendio solo nella fase di post flashover.

Fondamentale è l’uso corretto di determinati luoghi a rischio incendio: vedi ad esempio le autorimesse condominiali, spesso usate come deposito di materiale vario e non come ricovero di autoveicoli. E fondamentale capire ed accettare che un luogo a rischio incendio come una macchina in sosta, non può avere intorno materiale combustibile.


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