L’artista Michele Ficarazzo è scomparso il 29 luglio 2006, all’età di 31 anni. Proprio per questo, la famiglia ha deciso di donare la 31sima opera ”Speranze all’orizzonte” alla Questura di Barletta-Andria-Trani, nella figura del dott. Roberto Pellicone.

La verità non è separata dalla bellezza, come neppure dalla bontà. L’esperienza ci insegna che in una città, dove si riscontra il degrado estetico, si attualizza un degrado etico e morale. Il bello spinge al bene. Nelle opere di Michele troviamo questo anelito al bene. Il suo colore, i soggetti artistici sono caratterizzati dalla cura del dettaglio a partire da ciò che è scelto.  La banalità del pane e del pomodoro, del prosciutto e del melone, nelle sue opere sopraelevano la realtà in una cura ed una attenzione di ciò che possiamo incontrare ogni giorno. L’artista ci parla del mistero attraverso la semplicità delle cose di cui ci nutriamo o delle semplici nature morte.

L’uomo ha bisogno di vita, il cui alimento è la speranza. Nella tela ”Speranze all’orizzonte” l’artista ci riporta a questo bisogno, fatto di attesa ricordandoci che il vero dramma non è tanto la solitudine, quanto non avere più un orizzonte nel quale scoprire quel messaggio che ridona senso e significato. Allora il dramma non è la solitudine in cui l’umanità è immersa, ma il fatto che non ci aspetta più nulla dalla vita, quasi che non ci fosse un messaggio per noi. L’artista con la sua tela ci parla invece di una speranza luminosa che si intravede dalla bottiglia inaspettata che il mare ti porta. È una speranza per tutti, dall’Altomare alle spiagge esistenziali della nostra vita.

Dalle opere di Michele troviamo allora una filosofia della vita. Spiegare con il mito, leggere la natura, riportare l’uomo al centro ma soprattutto il bello, il vero e il buono armonizzati, accordati. Possiamo imparare da questo artista a meravigliarci per fare della nostra vita un’opera d’arte perché possiamo portare il gusto del bello, e il vero operando bene. Provo un senso di profonda gratitudine per quest’artista perché oltre alla luce che i nostri occhi possono contemplare con le sue opere, ci aiuta a ritornare alla luce che sono scritte dentro di noi attraverso un canto alla vita scritto con i pennelli, attraverso il linguaggio del colore.