E il mondo sta a guardare

Mentre il conflitto in Siria si sta avvicinando al suo decimo anniversario, non si vede nessuna soluzione all’orizzonte, nonostante le molte iniziative diplomatiche che non hanno prodotto nessun esito positivo per il paese mediorientale. 

Non dimentichiamo che in questi dieci anni sono cambiate tante cose, ma Bashar al-Assad è ancora saldo al potere, e attualmente le cose sono molto più complicate di quanto non fossero nel 2011.

Il conflitto, iniziato come parte della Primavera araba, vede la Russia e la Turchia intimamente coinvolte. 

Il sostegno incondizionato della Russia al regime di Assad è e stato essenziale per farlo rimanere al potere. 

La Russia è il più importante fornitore di armi della Siria, quasi l’80% delle armi siriane sono di fabbricazione Russa. E questo è stato davvero fondamentale anche per la riconquista da parte del regime dell’ampie porzioni di territorio. 

Ora, la situazione è drammatica particolarmente nella zona di Idlib, ancora nelle mani dei ribelli, dove la Turchia è l’unico attore che ha ancora voce in capitolo. In questa città vivono quasi tre milioni di persone, un milione nelle tendopoli, dove pochi giorni fa un’ondata di violenti acquazzoni ha distrutto diversi campi profughi abitati da siriani fuggiti dalle province colpite dalla guerra. In questa drammatica situazione 41000 profughi sono stati costretti a lasciare i loro rifugi allagati. Diversi bambini hanno perso la vita per Ipotermia.

Il tutto, mentre l’Onu è paralizzata perfino sugli aiuti da inviare attraverso la Turchia per i continui e ripetuti veti di Russia e Cina, il che comporta uno stop al rifornimento perfino dell’acqua potabile, e questo sta diventando una vera “bomba” umanitaria che potrebbe esplodere in qualsiasi momento.


Fontehttps://pixabay.com/es/photos/guerra-siria-guerra-civil-2646214/
Articolo precedenteL’ALTRO È TUO SPECCHIO
Articolo successivoPENSIERI DI UNA NOTTE INSONNE
Shorsh Surme
Shorsh A. Surme è nato nel 1961 a Arbil, nel Kurdistan dell’Irak. Figlio di Aziz Surme, dirigente del Partito Democratico del Kurdistan negli anni Sessanta e Settanta, ha vissuto in patria il destino delle famiglie dei perseguitati politici. Diciotto anni fa si è trasferito in Italia, dove oggi lavora come giornalista per diverse testate nazionali. Prima responsabile culturale, poi, fino al 1998, presidente della Comunità curda in Italia, si è sempre impegnato per la diffusione della cultura del suo popolo in Italia ed è stato il direttore del periodico curdo «Hetaw». Fondatore dell’Associazione per i diritti del popolo curdo, è membro della Kurdish Cultural Society e della Kurdistan Translators Society.