Siamo solo agli inizi di una battaglia che si preannuncia molto lunga

Il tema delle scorie radioattive, da quando esiste, per ovvie ragioni tacca le corde più sensibili dell’opinione pubblica. Da diversi anni sono anni si parla della candidatura delle murge per la localizzazione del sito nazionale di deposito dei rifiuti radioattivi. Benché i programmi nucleari italiani si siano fermati relativamente presto, col referendum del 1987, le quattro centrali nucleari italiane, negli anni del loro funzionamento hanno provocato l’accumulo di rifiuti radioattivi, più o meno tossici e pericolosi, che conservano la radioattività per anni, per decenni, alcuni per secoli altri per millenni e che devono essere smaltiti.

Dopo anni di silenzi e di attese è stata pubblicata la Carta delle aree potenzialmente idonee (Cnapi): http://geoportale.sogin.it/CNAPI_webGIS/default.html. L’iterora prevede tappe e procedure definite dal D.L. 31/2010. Il 9 gennaio 2021 all’interno dell’assemblea dei CAM dell’Alta Murgia si è aperto un confronto sulle possibili strategie da seguire per contrastare la scelta da parte della Sogin, la società di Stato incaricata del decommissioning degli impianti nucleari e della messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi, di inserire alcuni siti dei sessantasette individuati in tutta Italia, in una vasta area delle murge tra la Puglia e la Basilicata e che coinvolge il territorio di ben sette comuni.

Dal confronto dei membri – tra cui geologi, fisici, avvocati, amministratori locali, esponenti di movimenti di base e semplici cittadini interessati al bene comune – sono emerse varie posizioni tutte molto propositive, anche se non sempre in sintonia (come giusto che sia), soprattutto in merito all’opportunità di un deposito unico nazionale.

In sintesi, è stato evidenziato come la Carta sia stata secretata per molto tempo, visto che era già pronta dal 2015, a fronte della possibilità di fare le dovute controdeduzioni in appena due mesi dalla sua pubblicazione (4 gennaio 2021).

Per molto tempo la Cnapi non è stata pubblicata evidentemente per evitare violente contestazioni. La pubblicazione della notizia proprio nel pieno della pandemia fa insinuare il sospetto che, un po’ subdolamente, l’intento sia quello di ridurre la carica di inevitabili contestazioni, vista l’impossibilità di aggregarsi in questo periodo.

Purtroppo laparte politica, almeno quella nazionale, sembra non volersi esporre; non sta dando il meglio di sé. In maniera un po’ furbesca i due Ministeri interessati, dello Sviluppo economico e dell’Ambiente, hanno demandato alla Sogin l’intera responsabilità della questione. E in generale in trent’anni la politica, su questo tema, si è sempre affidata ai tecnocrati per evitare ricadute negative in termini di consensi.

I membri dei CAM naturalmente non contestano la necessità, anzi l’urgenza, di occuparsi del problema delle scorie radioattive, ma sono concordi nel sottolineare che, nelle valutazioni fatte dalla Sogin, non vengono tenuti in considerazione evidenti aspetti di criticità, se non di aperta incompatibilità del territorio dell’Alta Murgia con lo stoccaggio di scorie radioattive: vicinanza a dighe, fiumi, parchi, aree archeologiche e gravine. Le indicazioni della Sogin sono incompatibili con un patrimonio naturalistico, geologico ed enogastronomico molto ricco come quelli che caratterizza questo territorio. Inoltre, nell’area interessata, da decenni, sono stati avviati importanti progetti nel settore agroalimentare, ma anche in quello del turismo ecosostenibile come nel caso del Parco delle Gravine, al fine di rilanciarla, con grandi sforzi economici sia pubblici che privati. La scelta della Sogin, in tal senso danneggerebbe gravemente la sua economia. Per questo, alcuni suoi membri, ravvisano l’urgenza di costruire un identikit economico e naturalistico dell’area allo scopo di sottolineare tali criticità e di smuovere l’opinione pubblica.

Naturalmente l’intento non è neanche quello di creare lotte campanilistiche tra territori, ma quello di valutare la rispondenza effettiva dell’Alta Murgia ai criteri individuati per ospitare il deposito di scorie radioattive.

Molti dubbi, infine, sono stati sollevati sulla stessa Sogin, una società che nelle sue attività non si è mai distinta per trasparenza.

Siamo solo agli inizi di una battaglia che si preannuncia molto lunga.

Giovanni Capurso


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