«Sovente si credono indegni di qualsiasi benedizione o miracolo. Non sempre sono sicuri di ciò che stanno facendo. Molte volte trascorrono la notte in bianco, pensando che la loro vita non ha alcun significato. Per questo sono guerrieri della luce. Perché sbagliano. Perché si interrogano. Perché cercano una ragione: e certamente la troveranno»

(P. Coelho)

Si chiama Tania, è una guerriera.

Se la vuoi capire devi avere intanto la forza di superare i capelli legati alla cazzo la mattina alla prima ora, non fermarti alla bestemmia che potrebbe sostituire il saluto, tradurre i gesti rapidi in quello che realmente sono: atti di cura. La cura di chi sa di non avere fretta, ma nemmeno tempo. Nessun tempo per le idiozie, nessun minuto per fingere di non vedere i soprusi, nessun attimo per mentire davanti alla nausea e al nauseabondo.

È da stamane che penso a quanti personaggi conosciamo solo come tali: potrei relegarla a quello dicendovi che è un’insegnante, una psicologa, un’istruttrice federale, una scrittrice. E non mentirei.

Ma io preferisco dirvi che lei è Tania, Tania Micaela Cordone per la precisione, una persona figlia di paesaggi a cui somiglia moltissimo: bellissimi e duri, splendidi e a tratti inabitabili.

E io posso permettermi il lusso di dire che lo so com’è, perché quei luoghi, come un’avulsa, li ho calpestati e, mentre mi annientavano, si annidavano irrimediabilmente nel mio cuore senza lasciare mai nulla di intentato.

E lei è esattamente la stessa cosa: la lotta attiva e quotidiana contro la violenza, la rivoluzionaria della pace senza fronzoli, il soldato sofferente che ti risparmia i suoi dolori perché sta meglio quando cura i tuoi. E poi si annienta; e poi riparte. Ma non può farne a meno, è la sua natura.

È tante cose Tania, ma vi confesso che prima di tutte è una donna che lavora per difendere le donne e, mentre lo fa, non dimentica mai di usare le sue doti nel miglior modo io conosca: iniziando la sua rivoluzione dal basso e partendo dai bambini.

Un giorno a parlare di lei sarà certamente qualcuno molto più in alto di me, ma è per questo che ho iniziato: perché quando accadrà non ci sarà tempo per la persona, sarà più utile il personaggio.

Ma Cordone parte da Tania Micaela. E Tania Micaela è Tania.

E io, oggi, il 25 novembre 2021, voglio ringraziare Dio, lo stesso in cui lei non crede, per averla messa al mondo e, soprattutto, per averla fatta inciampare nei miei piedi, tutte le volte in cui le avrei urlato: “Trimona, auànd!”, ma lei non avrebbe capito, perché non parla la mia lingua. Eppure, anche quella, oggi la capisce, perché come solo lei sa fare, anche per questo, si è messa in ascolto.


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Sono una frase, un verso, più raramente una cifra, che letta al contrario mantiene inalterato il suo significato. Un palindromo. Un’acca, quella che fondamentalmente è muta, si fa i fatti suoi, ma ha questa strana caratteristica di cambiare il suono alle parole; il fatto che ci sia o meno, a volte fa la differenza e quindi bisogna imparare ad usarla. Mi presento: Myriam Acca Massarelli, laureata in scienze religiose, insegnante di religione cattolica, pugliese trapiantata da pochissimo nel più profondo nord, quello da cui anche Aosta è distante, ma verso sud. In cammino, alla ricerca, non sempre serenamente, più spesso ardentemente. Assetata, ogni tanto in sosta, osservatrice deformata, incapace di dare nulla per scontato, intollerante alle regole, da sempre esausta delle formule. Non possiedo verità, non dico bugie ed ho un’idea di fondo: nonostante tutto, sempre, può valerne la pena. Ed in quel percorso, in cui il viaggio vale un milione di volte più della meta ed in cui il traguardo non è mai un luogo, talvolta, ho imparato, conviene fidarsi ed affidarsi.

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